Sotto il cielo del Piemonte

La regione subalpina al microscopio: parlano il numero uno della Fitav regionale Pino Facchini, il Car Alberto Segato e Valter Serranti, Delegato provinciale di Torino e figura storica del comparto arbitrale

Il Piemonte tiravolistico del 2023 si presenta come una regione dalle grandi potenzialità: un attento esame compiuto recentemente dalla Delegazione Fitav di Pino Facchini sulle prerogative dell’attività ha permesso di adottare ad esempio una particolare calendarizzazione agonistica nel periodo invernale che ha riscosso un pieno successo tra i tesserati, ma anche il comparto giovanile, dopo alcuni anni di stagnazione, ha decisamente ripreso vitalità in termini quantitativi e qualitativi.

Il Delegato regionale Fitav del Piemonte Pino Facchini

Presidente Facchini, scendendo nel dettaglio, in che direzione si è svolto il lavoro della Delegazione nelle stagioni più recenti?

“Abbiamo fatto un grande lavoro di promozione nel 2022 dopo la crisi post-pandemica. Io ho sempre trasmesso alle Società della mia regione il messaggio che occorreva ad esempio un maggiore impegno nei confronti del Settore Giovanile e in alcuni sodalizi come San Giovanni o San Quirico, soltanto per fare un paio di esempi, c’è stato un immediato e sostanziale riscontro positivo. Occorre di nuovo dire che in quel comparto abbiamo operato delle trasformazioni anche a livelllo organizzativo che hanno incentivato la partecipazione. Fino ad un certo punto infatti per ciascuna gara avevamo adottato un sistema di trasferimento del gruppo delle atlete e degli atleti del Settore Giovanile con il pullmann che nel tempo si è rivelato però un sistema di spostamento sempre più gravoso. Poi invece siamo passati ad accordare un contributo per il trasferimento a livello individuale e questo provvedimento ha permesso anche di operare una significativa economia nel bilancio della Delegazione a tutto vantaggio di una maggiore attività.”

 

Le trasformazioni gestionali hanno prodotto un incremento significativo di presenze nel Settore Giovanile?

“Da un punto di vista di presenze nel Settore Giovanile dall’inizio di quest’anno noi stiamo registrando un sostanziale incremento. Basti considerare che un anno fa al Gran Premio del Settore Giovanile di Umbriaverde ci siamo presentati con quindici elementi tra atlete e atleti e quest’anno saremo invece in ventotto. A questo forte incremento di presenze devo dire che contribuiranno anche altre Società, oltre a quelle che ho menzionato prima, come Città di Torino, Racconigi e Delle Alpi che hanno saputo reclutare delle nuove leve. Non posso negare, in parallelo, che questo significativo aumento dell’attività del Settore Giovanile regionale configura appunto anche un inevitabile forte aumento dell’esborso complessivo. D’altronde, a fronte di quanto sta accadendo, il mio suggerimento strategico a livello di gestione generale, è quello di puntare a conservare l’esistente, tanto più che i parametri, come appena dimostrato, sono in aumento. E il Settore Giovanile incarna perfettamente il nostro patrimonio tiravolistico più tradizionale e più prezioso che va tutelato e incrementato perché rappresenta anche e soprattutto il futuro.”

Pino Facchini

Qual è l’identikit delle tante matricole del Settore Giovanile?

“Sicuramente conviene soffermarsi anche su un’analisi trasversale di questo nuovo pubblico di giovani tiratori. Nella scuderia del Settore Giovanile di Racconigi, ad esempio, quest’anno militano quattro atleti quando invece nella passata stagione la Società non disponeva neppure di un comparto giovanile. Due di questi ragazzi sono fratelli e sono nipoti di un notissimo tiratore che in passato ha fatto letteralmente la storia della Società del Presidente Allasia. In nome di questa storica appartenenza alla scuderia, la famiglia sta sostenendo volentieri l’attività dei ragazzi. Un altro di questi giovani atleti di Racconigi è Matteo Bruno: a sua volta figlio di un assiduo frequentatore del sodalizio. Un grande lavoro è stato promosso, come già segnalavo, anche da San Quirico e dalla sua Presidente Patrizia Quarantotto e dal Città di Torino del Presidente Ivan Scena. In questo senso devo dare anche atto a Sandro Belperio, Presidente della Commissione del Settore Giovanile, di aver seguito in queste stagioni recenti tutto il comparto con grande attenzione. Belperio è persona attenta e precisa e anche proprio a lui va dato merito di questa significativa crescita che stiamo sperimentando.”

Presidente Facchini, c’è una particolarità della programmazione dei Campionati invernali che il Piemonte ha ormai stabilmente adottato e che può essere un interessante modello. In cosa consiste esattamente?

“Storicamente il Piemonte ha sempre fatto sette o otto prove del Campionato invernale di Fossa Olimpica perché l’impiantistica lo consentiva. In passato il criterio utilizzato consisteva nel programmare una prova per ogni settimana coinvolgendo tutti i maggiori impianti dall’inizio di gennaio alla fine di febbraio. Sicuramente questo meccanismo concentrava forze in direzione della stessa Fossa Olimpica, ma probabilmente penalizzava un po’ la Fossa Universale che è altrettanto fortemente radicata in Piemonte con numeri di tutto rispetto e talenti internazionali. Lo schema che abbiamo scelto per il circuito di Trap di quest’anno è stato quello di abbinare il più possibile a coppie le Società – programmando quindi due prove per ogni settimana – in base alla loro dislocazione geografica. Ad esempio nella prima settimana del Campionato invernale abbiamo fatto disputare in contemporanea le prove a Le Bettole di Trecate e al San Giovanni, la seconda settimana a Carisio (nella foto di copertina) e al Delle Alpi, la terza a San Quirico e a Pecetto di Valenza. La settima prova è stata al Città di Torino, l’ottava e conclusiva a Racconigi. Con questo sistema abbiamo avuto punte di partecipazione fino a 150/160 presenze e sulle otto prove si è tradotto quindi in 1.200 presenze. Il Campionato invernale è il momento di rilancio e di ripresa dell’attività in ogni regione: non avrebbe avuto senso tagliare il numero delle prove per limitare i costi, perché in quel modo avrei penalizzato alcune delle Società. Ha avuto più senso agevolare la partecipazione del maggior numero possibile di tesserati alle prove con una più accorta distribuzione geografica. Non trascuriamo poi gli effetti benefici che questo meccanismo ha prodotto alla Fossa Universale. A incastro tra le prove di Trap abbiamo infatti disputato cinque prove di Universale con una media di cinquanta presenze per ogni prova.”

Com’è nato questo particolare schema agonistico adottato ormai stabilmente per l’invernale?

 “Nel 2021 abbiamo fatto un esperimento con il Tav Delle Alpi e il Tav San Giovanni di Vercelli alle prime due prove. Era l’anno immediatamente successivo alla pandemia e per un’esigenza organizzativa fummo costretti infatti a programmare le prime due prove in contemporanea. Johnny Pellielo e Sergio Marchini trovarono l’accordo e concordarono di disputare le due prove in parallelo. Non avrei davvero mai immaginato il successo che ha avuto l’iniziativa con numeri alti in entrambe le sedi a dispetto di qualche previsione!”

Come segnala lo stesso Facchini, anche il Settore Arbitrale in Piemonte ha avuto una significativa evoluzione e un solido potenziamento in questi ultimi anni. La regione vanta oggi un organico qualificato e numericamente importante e il quarantaquattrenne novarese Alberto Segato, che svolge il ruolo di Car nonché di Delegato provinciale di Novara e Verbania, si trova appunto a gestire una situazione stabilizzata e potenziata. È proprio Segato a spiegare le modalità di lavoro adottate al momento dell’assunzione dell’importante incarico in seno al Settore Arbitrale.

Alberto Segato

“Quando sono divenuto Car ho adottato il principio di non fare particolari distinzioni tra i Direttori di tiro per ruolo o anzianità: ho sempre valutato l’operatività degli Ufficiali di gara in base alla disponibilità. D’altronde risulta inutile inviare convocazioni a Direttori di tiro che poi nella realtà quotidiana non fanno attività arbitrale. L’altro concetto è stato quello di affiancare in ogni gara Direttori già navigati ad altri con minore esperienza, perché questo è nei fatti l’unico sistema per formare letteralmente i meno esperti. Mi preme segnalare poi che tutte le decisioni sono in realtà sempre il prodotto di un lavoro di squadra: è collegialmente con i Delegati provinciali, con i Responsabili dei Campionati e soprattutto grazie all’intervento e alla grande capacità di Pino Facchini di sintetizzare le diverse voci della regione che si elaborano i diversi provvedimenti.”

In regione c’è una presenza equamente distribuita di Ufficiali di gara in tutte le discipline?

“Assolutamente no. Ho senz’altro notevoli difficoltà con il Compak e con lo Skeet. Ho a disposizione una mezza dozzina di Direttori che sono specialisti del Compak e una decina di tiratori di Skeet che in realtà da tempo non svolgono attività arbitrale ma hanno conservato la nomina. Certamente per lo Skeet ho una grande figura di riferimento che è Franco Meda che in certo modo mi risolve ogni problema. Ci sono poi alcune felicissime situazioni particolari come ad esempio quella del Tav Carpignano Sesia che mi assicura regolarmente i propri Direttori di tiro nelle gare di Compak e di Elica.”

Quale soluzione è proponibile per ovviare a questa penuria di Ufficiali di gara?

 “Vorrei certamente formare altri Direttori in queste discipline. E come si forma in questi casi un Direttore? Facendogli fare esperienza in gare importanti: in realtà si impara sul campo al fianco, come dicevo prima, dei Direttori esperti. Poiché in Piemonte però non si svolgono molto spesso gare importanti di Compak e di Skeet diventa automaticamente difficile anche procedere in questa direzione. Dobbiamo però riconoscere che senza Direttori di tiro non siamo in grado di fare le gare e quindi a quel comparto occorre dedicare attenzione e cura. A mio avviso, per riuscire a coinvolgere di più occorrerebbe assicurare un adeguato compenso. Il giovane tiratore oggi vuol fare attività e non è disposto a proporsi come Direttore di tiro nella forma del volontariato oppure per un compenso che copre appena le spese. Che è invece proprio la modalità che ha adottato a suo tempo la mia generazione di Ufficiali di gara. Del resto durante il Covid io mi sono assunto degli incarichi come responsabile del Campionato e sono andato in giro per il Piemonte: so che in pochi lo avrebbero fatto in quella situazione. Il ragionamento che oggi vedo prevalente è: per un compenso che copre le spese, perché dovrei passare un giorno sul campo di tiro? Vado a sparare, faccio soltanto agonismo e mi amministro le ore nel modo che voglio.”

Come nasce agonisticamente il tiratore Alberto Segato?

“In realtà ho iniziato come tiratore di Skeet intorno al 2000 e poi progressivamente sono passato alla Fossa Olimpica. Ho mosso i primi passi a Suno per passare poi a Trecate e attualmente al Tav San Giovanni di Johnny Pellielo. Questo appiglio al mio passato mi permette peraltro di evidenziare un aspetto che forse non è noto a molti. La provincia di Novara, infatti, dispone da sempre di numerosi impianti dediti allo Skeet. Suno ha tuttora un campo di Skeet che è quello appunto in cui ho esordito nel tiro a volo e occorre dire che in tema di Skeet Suno è proprio la Società con il cenacolo più numeroso di tutto il Piemonte, ma ha tre campi di Skeet anche Le Bettole di Trecate insieme ai tre campi di Fossa Olimpica e anche Carpignano dispone di un campo di Skeet insieme ai due di Fossa Universale: anche se Carpignano nei fatti è poi il tempio del Compak piemontese con le sue tante gare e i tanti talenti che sono cresciuti e continuano a gareggiare su quelle pedane. Voglio davvero spezzare una lancia in favore dello Skeet perché quella disciplina in Piemonte dispone sicuramente di potenzialità inespresse che sarebbe interessante sviluppare: del resto anche Racconigi, Città di Torino e Delle Alpi dispongono di un campo di Skeet. Dunque, perché non immaginare uno sviluppo più convinto di quella specialità in tutta l’area piemontese?”

Torino ha rappresentato negli anni Sessanta e Settanta una delle capitali mondiali del tiro a volo e la progressiva scomparsa dei maggiori impianti del capoluogo piemontese nei decenni successivi ha inevitabilmente coinciso con la perdita di importanza. Un rilancio notevolissimo della città in senso tiravolistico lo ha però determinato l’apertura del Tav Città di Torino ad opera del Presidente Ivan Scena. Della situazione nell’ottica tiravolistica di Torino e della sua provincia parla Valter Serranti che è Delegato di quell’area.

Valter Serranti

“L’avvento del Tav Città di Torino nel panorama dell’area ha decisamente rivoluzionato in positivo la situazione della provincia. Dopo gli anni dei fasti di Orbassano e della Carignanese, la Società del Presidente Ivan Scena rappresenta oggi l’unico campo che abbiamo a Torino, ma va detto che anche negli anni in cui non c’era una struttura tiravolistica cittadina il movimento torinese non si è disperso. Il gruppo dei tiratori residenti a Torino e in provincia tuttora frequenta infatti assiduamente il campo e nei giorni di lavoro può accadere di incontrare tanti appassionati che anche in pausa pranzo corrono sulle pedane di Ivan Scena per una serie. Del resto il Tav Città di Torino guarda un po’ a tutte le specialità: la Fossa Olimpica, ovviamente è la disciplina trainante, ma anche il Compak va bene e adesso l’impianto sta per aprire anche un campo di Elica. Allo stato attuale sono centocinquanta i tesserati del Tav Città di Torino nel 2023. Ma è risaputo che ci sono anche altri soci che faranno la tessera a maggio per fare attività prevalentemente in primavera e d’estate. Nei mesi conclusivi del 2022 il sodalizio ha fatto registrare infatti duecentoventi tesserati complessivi.”

Domanda di rito: se Valter Serranti ha saputo far conciliare l’attività di tiratore e di Direttore di tiro, perché risulta tanto difficile oggi reclutare nuovi Ufficiali di gara?

“Forse dipende dalla storia personale di ognuno di noi. Io ho iniziato a praticare il tiro a volo quasi per scherzo con un collega dei Carabinieri tesserato a Carignano: andavamo in località La Franca a Pralormo, in un impianto che non esiste più e in cui era attiva una macchina lanciapiattelli manuale. Nel ‘95 lo stesso collega mi ha portato alla Carignanese e lì ho iniziato a fare attività regolare. Ho iniziato a collaborare con Pino Facchini e poi nel 2008 mi sono avvicinato all’attività arbitrale: sono divenuto arbitro provinciale, regionale e dal 2018 nazionale. So per certo che vale sempre la regola che se arbitri, non spari. E viceversa. Ci vuole una grande passione per fare il Direttore di tiro e certamente occorre far leva su quello per stimolare le nuove leve ad avvicinarsi ad un’attività parallela a quella agonistica che per me, come per tanti altri, è sempre risultata molto gratificante.”