Simona Scocchetti: il presente è un cantiere per il futuro

L’atleta dell’Esercito centra una vittoria importante al Terzo Gran Premio Fitav di Skeet a Conselice

(di Massimiliano Naldoni)

Simona Scocchetti è stata la brillante protagonista tra le Ladies al terzo Gran Premio Fitav di Skeet: l’azzurra di Tarquinia ha agguantato la finale con 112/125, assicurandosi il dorsale numero 6, ma nel round decisivo, con una prova di grande personalità, ha totalizzato il punteggio di 32/36 che l’ha proiettata al vertice della graduatoria davanti al 31 di Eleonora Ruta e al 28/32 di Martina Maruzzo.

Simona, qual è la tua opinione sull’attuale formula di finale?

È molto estrema, sì! Si ha la possibilità di entrare in otto, ma le doppie eliminazioni con soli 12 piattelli sono davvero estreme: non c’è margine di errore..

Qualche tua collega è molto critica sul ritmo troppo veloce dell’ultima fase della finale: qual è la tua posizione?

Questa è stata la seconda finale vera e propria che ho fatto in questa stagione. La prima, a Roma, mi ha spiazzata un po’: mi sono resa conto di quanto le tempistiche di attesa tra una pedana e l’altra nella prima fase di 12 piattelli siano lunghe, ma credo sia solo questione di adattamento. In quel caso purtroppo è andata male e sono uscita alla prima eliminazione. A questo Gran Premio di Conselice invece sono arrivata in fondo e la sensazione è stata di passare da un ritmo lento e quasi costante nei primi 24 piattelli ad una corsa finale in cui, nelle fasi da 4 piattelli, si determina tutto. Come ho detto prima, è troppo estrema: in due imbracciate ti giochi tutto per tre volte.

Nella finale di questo Gran Premio sei stata perfetta nei primi due giri di pedana: hai lavorato in modo particolare sulla finale in questi mesi?

Assolutamente no. Anzi, sto affrontando un cambiamento radicale: ho cambiato arma e stiamo lavorando ancora sull’impugnatura e gli scatti. Per questo motivo ho dovuto forzatamente lasciare indietro la finale, perché mi sono concentrata su altro che ancora non sta uscendo nel modo giusto nelle altre fasi della gara.

In finale, al ritorno alla 3 dopo i primi due giri di pedana hai commesso un doppio zero: che cosa è successo?

Purtroppo proprio lì è uscito appunto quel problema che stiamo affrontando da tempo legato all’impugnatura e non sono riuscita a tirare il grilletto: dunque quei piattelli non li ho proprio sparati. È stata una mazzata, ma per fortuna sono riuscita a reagire bene e a recuperare.

Anche alla 5, nel duello finale con Eleonora Ruta, forse i due zeri si spiegano con un carico di fatica al termine di una gara molto impegnativa?

No: sono stati giorni veramente caldi, ma fisicamente mi sentivo bene. Io non leggo mai i risultati durante la gara e neppure guardo la lavagna durante le finali: al massimo uno sguardo al momento delle eliminazioni, ma cercando solo di percepire chi viene eliminato, senza vedere i punteggi. Qui, invece, ad ogni eliminazione i punteggi venivano letti ad alta voce e purtroppo, dopo i due errori di Eleonora, il cervello ha fatto i suoi conti e sapevo che ne bastava uno su quattro per vincere. Ho avuto un rilascio di tensione, consapevole del lungo periodo di difficoltà che sto affrontando, ma è stato un grandissimo errore: mi sono lasciata andare e ho perso la concentrazione. Se potessi tornare indietro, ovviamente cercherei di reagire diversamente.

Il punteggio della qualificazione è sicuramente al di sotto delle tue potenzialità. Come si spiega?

Come già detto, sto affrontando un cambiamento tecnico e nel contempo è da febbraio che sto convivendo con una bruttissima epicondilite al braccio destro. Ho cambiato il calcio del fucile proprio il giorno prima della gara e dunque ho bisogno di prendere confidenza con il nuovo calcio. È dura affrontare questi risultati perché so che sono molto al di sotto delle aspettative, ma è una strada che va percorsa nei tempi che servono e bisogna fare un passo alla volta. Di sicuro ce la metterò tutta per tornare presto ai miei veri livelli.