I moschettieri del Tav Pisa

Jacopo Cipriani, Stefano Narducci e Leonardo Benassi raccontano l’impresa che ha permesso al team del Presidente Sergio Matteoni di conquistare il titolo a squadre all’Invernale di Fossa Universale

(di Massimiliano Naldoni)

Uno per tutti, tutti per uno vale perfettamente per i tre moschettieri della Fossa Universale che hanno conquistato il titolo tricolore invernale per le insegne dello storico Tav Pisa. Vale, si diceva, perché sono stati proprio il saldo spirito di squadra e la grande armonia a trasformare Jacopo Cipriani, Stefano Narducci e Leonardo Benassi nei protagonisti del Campionato italiano d’inverno della cinque macchine in programma nello scorso weekend al Tav Belvedere. All’impianto varesino, con 570/600 il terzetto della società del Presidente Sergio Matteoni ha svettato tra le trentasei agguerrite formazioni in lizza, ma il primato dei tre moschettieri toscani che hanno superato i campioni uscenti del Tav Montefeltro si è sintetizzato in una sola lunghezza. Segno che la battaglia è stata serratissima. E insieme al titolo a squadre, per Jacopo Cipriani è maturato anche l’alloro individuale di Prima categoria con 193/200, mentre Leonardo Benassi si è assicurato un prestigioso bronzo in Seconda al termine di uno spareggio-fiume.

“Nel tiro a volo è sempre molto difficile avere la certezza di poter vincere, – dichiara Jacopo Cipriani – però la nostra squadra questa volta era certamente molto competitiva con il capitano Stefano Narducci che è sempre un’assoluta certezza. Di gare nella mia carriera ne ho fatte tante, ma questa è stata davvero una bella sfida e una bella esperienza: e vincere è sempre una soddisfazione immensa. È stata una doppia vittoria, sia individuale che a squadre, quindi: un en-plein che non era davvero scontato perché a questo confronto hanno partecipato tiratori quotati e squadre molto forti. Sono molto contento anche per la società di Pisa perché so che la dirigenza ambiva a questa vittoria.”

Jacopo Cipriani in vetta al podio di Prima categoria con Raffaello Grassi e Simone Rosa 

“Da parte mia – precisa ancora l’atleta fiorentino – ho affrontato la gara con molta serenità perché in realtà l’Universale è una disciplina che pratico di rado e oltretutto nella giornata di venerdì non ho potuto provare i campi per impegni lavorativi. E in più, essendo io principalmente un tiratore di Olimpica, non affronto mai duecento piattelli in due giorni. Quindi per buona parte della gara mi sono goduto ogni piattello e ogni serie con spirito autenticamente sportivo. Quando ho cominciato a sentire che potevo essere in corsa per vincere, ho realizzato che il gioco prendeva un’altra piega ed è stato anche davvero bello a quel punto riuscire a centrare la vittoria. Fra l’altro la vittoria a squadre è stata contesa sul filo del rasoio: l’abbiamo conquistata proprio agli ultimi piattelli.”

“Il primo giorno – spiega ancora Jacopo Cipriani – veniva tutto molto facile: è stata la giornata-tipo in cui tutto sembra andare nel migliore dei modi. Ho sofferto invece nella prima serie del secondo giorno. Ho fatto due zeri nei primi dieci piattelli e quello è stato il momento più difficile di tutta la gara, ma quella è stata anche proprio la serie che mi ha portato a vincere, perché se lì avessi mollato di testa, la gara sarebbe stata sicuramente compromessa. Invece, dopo gli errori, sono riuscito a ritrovare la concentrazione e a portare la serie in fondo senza grandi danni e nelle successive ho ritrovato la serenità giusta. I duecento piattelli dell’Universale in questo senso ti permettono di non considerare irrecuperabile l’errore come invece accade nel Trap. Fra l’altro io non vado mai a vedere i punteggi, ma è chiaro che se hai 98 alla fine del primo giorno, di certo non sei tanto indietro e quindi sai che sei in corsa per il titolo. Ma cercavo di non pensarci: poi, però, quando in quella quinta serie ho sbagliato l’ottavo piattello, improvvisamente il pensiero del punteggio si è affacciato. Sono riuscito però appunto a riconquistare una gestione serena della gara e a quel punto mi sono ritrovato a 193 senza far più calcoli.”

Dei tre moschettieri di Sergio Matteoni, Stefano Narducci era indiscutibilmente l’atleta più blasonato del gruppo, ma lo specialista di Lucca ha dovuto fare inevitabilmente i conti anche con quella fase di decantazione che segue tipicamente i grandi impegni agonistici.

“Sì, dopo una gara importante come il Mondiale, c’è quel periodo che io definisco: refrattario. Questo Campionato italiano invernale si collocava proprio in quella fase. La voglia di sparare c’era, ma era certamente un momento di scarico di tensione. È evidente che chi non aveva alle spalle l’immediata esperienza del Mondiale, e magari proprio da quella esperienza era rimasto escluso, l’ha affrontato con più grinta.”

“Comunque, – prosegue Stefano Narducci – è un’altra bandierina! I piattelli erano tecnicamente abbastanza impegnativi, il campo è bello, il tempo era perfetto: per questo sono maturati dei bei punteggi un po’ per tutti. Il mio limite questa volta non è stato tanto l’impegno di una gara a breve distanza da un’altra importante, quanto il fatto che mi sono ritrovato penalizzato fisicamente per una forte indisposizione che è all’origine della minore qualità della prima serie. L’ho affrontata che ero davvero scarico fisicamente. Poi mi sono rimesso in carreggiata anche e soprattutto con lo stimolo della squadra. In realtà non sono abituato a mollare mai: anche se mi capita la cosiddetta seriaccia, cerco di portare in fondo la gara con il miglior punteggio che posso fare. Jacopo, che aveva sparato bene anche un anno fa all’Invernale di Universale, è stato particolarmente bravo e ha dato un contributo determinante. Ma anche Leonardo in questi ultimi tempi è cresciuto molto tecnicamente. Anche perché poi le gare a squadre sono sempre sul filo del piattello e la regola è una sola: vietato mollare!”

“A livello individuale in realtà una presenza sul podio me la sentivo. In prova avevo sparato bene e anche la settimana precedente alla finale del Campionato invernale della Toscana avevo fatto 74/75, quindi il periodo era buono. In questo caso la mazzata psicologica è stata quella di partire con un 21 e dover affrontare sette serie senza disporre più di grandi margini di errore. Quando hai fatto quattro zeri alla prima serie, sai che ti sei giocato già una bella quota di errori. Il fatto è che se all’origine di quegli zeri ci sono motivazioni esterne, se in parallelo sai di essere al 100%, puoi anche immaginare di fare perfettamente le altre sette serie, ma se hai fatto gli zeri perché non stai bene e non sei al massimo della condizione fisica, allora quella diventa un’ipotesi molto improbabile.”

“La vittoria a squadre, però, è stata davvero bellissima. Non avevamo mai vinto quella gara: c’era stato soltanto qualche podio. Fra l’altro in presenza di molte squadre forti, con una concorrenza agguerrita. Sapevo che avevamo fatto una buona squadra, ma alla vigilia il primo posto mi sembrava irraggiungibile. Devo dire che un contributo a questa nostra vittoria l’ha fornita Marco Venturini che era inserito nella squadra 2 di Pisa. È vero che il suo punteggio valeva appunto per l’altra formazione, ma Marco è un personaggio straordinario: possiede la vera aura di leggenda del campionissimo, ti infonde tranquillità e ti dà sempre il consiglio giusto. Proprio soltanto la sua presenza è già un contributo solido per vincere.”

Per Leonardo Benassi, ventiseienne atleta lucchese che è tornato alle origini nella scuderia del Tav Pisa dopo un proficuo periodo di quattro stagioni nel Gruppo sportivo dei Carabinieri, l’affermazione di squadra rappresenta un trampolino importante: la sua prova al Tav Belvedere è stata anche coronata anche dal prestigioso podio individuale di Seconda categoria alle spalle di Pierino Piazzani e Luca Foresti.

“Soltanto da due anni mi dedico all’Universale, – racconta Leonardo Benassi – ma la disciplina mi piace molto: mentalmente ti porta al limite perfino più dell’Olimpica, perché ogni zero pesa come un macigno. Questa volta, ad esempio, nell’ultima serie, quella del 22, ho fatto uno zero al ventunesimo e a quel punto pensavo di aver buttato la gara, sia a livello di squadra che nell’individuale.”

Leonardo Benassi ha conquistato la medaglia di bronzo in Seconda categoria

“I presupposti per vincere a squadre c’erano, – conferma l’atleta di Pietrasanta – perché i miei due compagni di squadra, Stefano e Jacopo, sono due tiratori che hanno una grande esperienza anche a livello internazionale. Io ho provato a dare il massimo, ma non mi aspettavo che potessimo arrivare così in alto. L’ipotesi era semplicemente di fare una bella gara. La gara individuale, poi, con quei ventisette piattelli di spareggio è stata davvero durissima. Abbiamo sorpreso anche il pubblico che ci seguiva, perché al momento dello shoot-off nel frattempo era diventato buio e sembrava che non finissimo mai. Era la prima volta che mi trovavo ad affrontare uno shoot-off così lungo. Faticoso, sì, ma bello davvero quello shoot-off insieme con l’amico Nicholas Antonini. Quando poi sono arrivato a concorrere per il bronzo e l’argento, nello shoot-off, frattanto si era dissolta anche quella tensione del medaglia-sì/medaglia-no: e allora è stato puro divertimento!”