Giovanissimevolmente: Giuseppe Fiume, Alfredo Caloro, Simone Roncen
I protagonisti di questa rassegna sono i tre atleti che hanno occupato le sedi del podio degli Juniores di Fossa Olimpica al Gran Premio del Settore Giovanile della Gioiese
(di Massimiliano Naldoni)
Il podio degli Juniores di Fossa Olimpica al Gran Premio del Settore Giovanile della Gioiese ci ha consegnato un trittico di atleti, peraltro variamente già noti, che intendono utilizzare la stagione 2026 per imprimere una svolta importante alla propria carriera. L’appuntamento pugliese ha eletto vincitore il ventenne catanese di Fiumefreddo Giuseppe Fiume, universalista titolato ormai votato al Trap, che dopo il 120/125 della qualificazione, nei 50 piattelli della finale con la formula del 2025 ha costretto al 44 pari il ventunenne leccese di Ruffano Alfredo Caloro (117 in qualificazione) e poi ha superato l’allievo di Antonio Parrotto in shoot-off per 3 a 2. La medaglia di bronzo è andata a Simone Roncen (119 + 35/40): il sedicenne bellunese di Feltre arrivava a Gioia del Colle fresco della bella affermazione nel Gran Premio Fitav di Conselice. Per saperne di più, abbiamo coinvolto in una conversazione questi tre atleti che stanno dimostrando di procedere con le vele ben spiegate verso il futuro.
Giuseppe, questa vittoria segna un tuo grande ritorno sulla scena agonistica.
Sì, ci voleva davvero! Specialmente dopo il meraviglioso 2024 nell’Universale e un 2025, invece, così così… L’Universale la conservo sempre nel cuore, naturalmente, ma adesso voglio impegnarmi nell’Olimpica, dal momento che questo sarà il mio ultimo anno da Junior e vorrei provare quindi a centrare la promozione in Eccellenza.
Come valuti in senso propriamente tecnico il tuo punteggio?
Il 120 della qualificazione è certamente oltre le previsioni. Anche se è vero che nei giorni precedenti mi sentivo abbastanza in forma e complessivamente stavo sparando bene: infatti avevo sperato di fare un buon risultato anche al Gran Premio di Conselice. Purtroppo al Fitav di una settimana prima è andata male la prima serie, che è stata un 20, poi mi sono sempre tenuto sul 23 e sul 24, perché anche in allenamento il risultato meno brillante non era comunque mai al di sotto del 22. Di certo, però, il 120 della Gioiese, con il 50/50 della seconda giornata, non me lo aspettavo proprio. Nella prima giornata il vento forte ha sicuramente abbassato i punteggi di tutti. Nel secondo giorno invece le condizioni più regolari hanno stabilizzato la gara e mi hanno permesso di fare qualche seconda canna che mi ha aiutato a conseguire quel 50.
A Conselice che cosa ti ha impedito di rispettare un risultato più fedele alle tue reali condizioni?
La notte che ha preceduto la prima giornata di gara ho dormito forse appena un’ora e mezzo: un po’ per una forma allergica che mi tormenta ancora e soprattutto per l’ansia e lo stress in vista di una gara che sentivo come importante. Per quel motivo, nella prima serie ero proprio disconnesso. Nell’intervallo tra la prima e la seconda ho fatto una corsa in albergo e ho recuperato un’ora e mezzo di sonno. Alla Gioiese, invece, ero molto più rilassato. Ho vissuto la gara in modo diverso e certamente devo accogliere la lezione: per ottenere il risultato devo sempre vivere le gare in maniera più rilassata.
Diamo uno sguardo invece alla finale di Gioia del Colle.
Un altro bel risultato! Il 44/50 è il mio record personale a un colpo. Ma anche in quel caso è stata un po’ una sorpresa. Alla fine dei cinquanta piattelli di finale ero convinto di essere secondo: ho sbagliato il penultimo e Alfredo Caloro ha rotto gli ultimi due, quindi pensavo di essere indietro. Infatti, appena conclusa la serie, mi sono voltato verso i miei amici fuori dalla pedana e con le dita ho indicato il secondo posto. Ma gli amici mi facevano capire che la gara non era finita e proprio in quel momento ho sentito pronunciare la parola: shoot-off… Ho detto: allora è destino che possa vincere. Volevo vincere e infatti non mi sono lasciato sfuggire l’opportunità.
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Alfredo, per la tua prova alla Gioiese ti piace la definizione di “quasi d’oro”?
Sì, sono abbastanza soddisfatto se considero poi che l’allenamento che sto conducendo da mesi è ridotto al minimo per gli impegni di lavoro. Questo è il mio ultimo anno di Settore Giovanile e quindi vorrei dare il meglio e riuscire anche a centrare qualche bella vittoria. Il problema appunto è che l’allenamento è quasi inesistente: è circoscritto al sabato in cui, a San Donaci, affronto 50 o magari anche 75 piattelli. E per il momento, è tutto quello che posso fare.
Sta di fatto che sei stato autore anche di una bella finale.
Effettivamente sono partito bene con un 23 nella prima serie, poi però sono arrivati quattro zeri negli altri venticinque piattelli. Il problema è stato rappresentato soprattutto dai tre zeri negli ultimi dieci. Mi sono deconcentrato, ho perso la routine: quella flessione mi è costata la gara. Non sono abituato a sparare così tanti piattelli: li affronto solo ai Gran Premi. Non faccio neppure molto allenamento a un colpo, però ho una bella prima canna: nelle mie serie di qualificazione sono pochissime le seconde. A volte anche solo una o due, tre al massimo. Nello shoot-off con Giuseppe Fiume, però, ero proprio stanco fisicamente dopo una finale di 50 piattelli. Mi sono ritrovato distratto da quello che era l’obiettivo. È cresciuta anche l’ansia. Ma è servito sicuramente per prendere le misure per la prossima gara.
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Simone, una settimana alla grande con una vittoria e un terzo posto…
Al Gran Premio di Conselice ero arrivato ben preparato sia a livello fisico, con tante sedute regolari in palestra, che a livello tecnico per il buon lavoro fatto in pedana. E anche in allenamento stavo sparando sulla media del 23 e del 24. Ma anche alla Gioiese ero partito subito bene con un 25. Tutti segnali di solidità di questo momento.
Nel giro di sette giorni hai anche affrontato due finali diverse con ottimo esito.
Sì, e a Conselice fra l’altro ho fatto la mia prima finale a otto. All’inizio è faticoso perché nei primi due giri, tornando in prima pedana, per consentire a tutti di effettuare il proprio turno di tiro, devi affrontare degli intervalli un po’ più lunghi. In quegli intervalli c’è il rischio di perdere un po’ la concentrazione. Dopo ovviamente si è di nuovo in sei come in una batteria normale e il problema si neutralizza.
A quale finale dai la preferenza?
Alla finale a 30 perché affronti piattelli noti. I 50 piattelli della vecchia finale sono veramente lunghi. Anche se ci sono vantaggi e svantaggi: in questa nuova finale nei primi dieci non puoi permetterti di sbagliare. Nell’altra, nei primi 25 va fuori un solo atleta: ti puoi permettere di fare qualche errore in più. Alla Gioiese, ad esempio, in una finale con tanti rapidi cambi di luce, ho sbagliato tre piattelli negli ultimi sette. E sì, c’è stato un po’ di rischio a quel punto in quella prima fase perché ho concluso con 21 ed è andato fuori un 20. A mio favore c’era il fatto che avevo sentito che anche gli altri avevano fatto degli zeri e in più avevo comunque un pettorale favorevole. In ogni caso la finale per me ha sempre il ritmo giusto, perché anche in qualificazione faccio quasi fatica a fare delle seconde canne. Anche in questo Gran Premio avrò fatto dodici seconde canne in cinque serie… Adesso vorrei conservare anche nei prossimi Gran Premi la costanza che ho dimostrato in queste due gare e possibilmente appunto centrare sempre le finali.




