Settimo San Pietro: uno scudetto e un sogno

Il Presidente Tigellio Danese e il capitano Luca Paoli spiegano le prospettive agonistiche del sodalizio cagliaritano che ha vinto il titolo italiano invernale di Trap delle Società di Seconda categoria

(di Massimiliano Naldoni)

Una partenza pallida non ha smorzato la tenacia della squadra del Tav Settimo San Pietro che al Campionato italiano invernale delle Società di Fossa Olimpica sulle pedane casertane del Tav Raimondo ha conquistato l’alloro dei sodalizi di Seconda categoria. Il capitano-atleta Luca Paoli ha saputo convincere il collettivo completato da Pier Giorgio Corona, Dario Follesa, Daniele Sirigu, Giuseppe Antonio Mocci e Federico Seoni a superare lo scoglio di un avvio di gara non proprio spumeggiante e a conservare regolarità nelle serie successive per rimanere nei paraggi della vetta della classifica. Una condotta saggia quella suggerita dal Prima categoria – al suo terzo anno di attività nel ruolo di selezionatore – che ha consentito alla formazione del Presidente Tigellio Danese di approfittare di un vistoso calo di rendimento delle altre squadre nell’ultima serie per sferrare l’assalto al vertice. Con 525/600 Settimo San Pietro ha conquistato lo scudetto precedendo i padroni di casa di Raimondo (523) e i siciliani di Torretta (522). Al Presidente Tigellio Danese e al coach-atleta Luca Paoli abbiamo chiesto di raccontare il percorso che ha condotto il club cagliaritano al successo.

Presidente Danese, quali emozioni ha scatenato la vittoria della sua squadra all’intersocietario invernale?

La nostra è sempre stata una storia di cuore, sacrificio e identità. Siamo uomini, prima ancora che tiratori: capaci di chiudere la gara, come è avvenuto in questo caso, con uno straordinario punteggio che ha rappresentato la sintesi perfetta di precisione, freddezza e spirito di squadra. Accanto agli atleti è stata fondamentale la presenza del Vicepresidente Adriano Cara, guida e sostegno del gruppo in una giornata che resterà incisa indelebilmente negli annali della nostra squadra che agonisticamente è in forte crescita grazie anche alla disponibilità a Settimo San Pietro di impianti modernissimi che consentono agli atleti di compiere un’accurata preparazione tecnica. Posso dire che non è stato davvero facile centrare questo successo su campi impegnativi come quelli in cui si è disputata la gara. E nel nostro caso è stata una gara tutta vissuta all’inseguimento di alcune delle più forti formazioni del panorama nazionale. Poi, però, è arrivata quell’ultima serie: quella decisiva e perfetta per ribaltare le sorti della gara. E quello che è avvenuto a questo recente Campionato italiano invernale ci conferma appunto che il Tav Settimo non è soltanto una squadra: è una famiglia fiera della propria identità ed è un vero e proprio simbolo del tiravolismo sardo.

Coach Paoli, la conquista del titolo era nelle sue previsioni della vigilia?

No, perché è stata davvero una vittoria rocambolesca. Le difficoltà erano tante, però evidentemente le abbiamo superate. Siamo stati sorteggiati in prima batteria e ci siamo trovati a sparare la prima serie con il sole negli occhi. Ne è scaturito quel 128 della prima serie che ci ha collocato subito un po’ indietro in classifica. Abbiamo iniziato decisamente male, ma siamo riusciti a tenere il passo e a non perdere mai il contatto con il vertice della classifica. Poi, naturalmente, la svolta si è verificata nell’ultima serie, quando alcune delle squadre che erano davanti a noi sono letteralmente crollate e la situazione si è ribaltata. Per rispondere più precisamente alla domanda, diciamo che pensavo di arrivare al podio, ma la sensazione era che più del terzo posto non fosse possibile fare. Reputavo altre squadre, come ad esempio Raimondo e Torretta, più forti di noi. Quindi, non ci aspettavamo così tanto, ma certamente ci abbiamo creduto fortemente.

In che modo ha costituito quella squadra in cui poi ha svolto anche il ruolo di atleta?

Sono partito da una rosa di undici tiratori all’inizio dell’anno per arrivare a selezionarne sette. Con quel gruppo ristretto nel mese di marzo ci siamo allenati insieme con molta frequenza. Pier Giorgio Corona, Daniele Sirigu e Dario Follesa sono nomi storici di questa formazione e ovviamente infatti sono stati presenti anche a questa gara. Su questa struttura di base ho fatto degli inserimenti con alcuni atleti emergenti. Al mio primo anno di conduzione della squadra siamo arrivati terzi all’invernale e abbiamo vino il titolo all’estivo. Nel 2025 invece siamo sempre stati fuori dal podio: quarti all’invernale e quarti all’estivo. Quest’anno siamo invece partiti subito molto bene ed è davvero un bel segnale.

Quali sono le ambizioni della squadra del Tav Settimo per questa stagione?

Per sintetizzare, mettiamola così: il Campionato estivo delle Società è alla portata. Per la Coppa dei Campioni ci vuole invece una marcia in più che allo stato attuale ancora non vedo. Nel 2025 infatti non abbiamo partecipato alla Coppa dei Campioni perché nella stagione precedente c’era stata un’esperienza molto negativa dopo che invece nel 2023 eravamo riusciti a entrare tra le dodici squadre finaliste. Certamente, la Coppa dei Campioni è un traguardo straordinario per un collettivo societario, ma oggi, pur sulle ali dell’entusiasmo per questa vittoria, occorre tenere i piedi per terra. Per un giudizio tecnico realistico, oggi dico che per quell’obiettivo occorre alzare il livello dei punteggi e alcuni dei nostri atleti meno esperti devono acquisire più sicurezza. Perché una gara a squadre è pesante sotto l’aspetto dell’emozione e della tensione. In squadra occorre essere perfetti in sei, e se anche non si riesce in questo proposito, deve avvenire che se uno degli atleti cala nel rendimento, un altro in contemporanea deve salire. La Coppa dei Campioni non ti dà mai molti margini di errore. Però, intendiamoci, se si verificheranno le premesse, noi ci butteremo volentieri a capofitto. Sognare è sempre lecito. Tentare di vincere lo è ancor di più.