Loris Fiorotto: il mio giorno migliore
Il paratleta di Volpago del Montello è tornato alla ribalta con la conquista del secondo tricolore in carriera in PT2
(di Massimiliano Naldoni)
Il protagonista in PT2 è di nuovo lui: Loris Fiorotto. Cinquantaseienne di Volpago del Montello, il neo-campione italiano è tornato ad impossessarsi dello scudetto della sua qualifica a due anni dalla conquista del primo titolo che lo aveva proiettato agli onori della cronaca. È fieramente veneto, Loris Fiorotto, ma idealmente – e tiravolisticamente – anche un po’ friulano, perché il paratleta trevigiano è tesserato al Tav Porpetto ed è proprio sulle pedane udinesi che svolge il suo allenamento e la sua preparazione in vista degli eventi importanti, alternando naturalmente qualche serie allo storico impianto di Santa Lucia di Piave in cui ha mosso i primi passi. È con grande personalità che Loris Fiorotto ha conquistato il suo secondo tricolore in carriera, perché le fasi conclusive del Campionato italiano di Manoppello lo hanno opposto nientemeno che all’iridato Fabrizio Cormons, ma dopo il 112/125 della qualificazione, la vittoria del paratleta veneto in finale per 41/50 a 40 sul campione di San Felice Circeo è stata netta e meritatissima.
Loris, c’erano buoni segnali già alla vigilia della gara di Manoppello?
Non proprio: in allenamento stazionavo sul 20 – 21. Speravo appunto di migliorare con l’atmosfera della gara e in effetti in qualificazione, nelle prime serie, mi sono attestato sul 22 – 23. Poi è venuto fuori un 20 alla terza serie del primo giorno sul campo 4. Non sono riuscito a leggere bene i piattelli di quel campo: mi sono trovato a strappare su tutti i lanci, sia sinistri che destri e anche sui centrali, perché mi ha un po’ ingannato un dosso del terreno che si trova davati a quel campo e non sono riuscito a trovare il punto giusto per posizionare le canne. Ma nella seconda giornata ho ritrovato la prospettiva giusta e infatti sono riuscito a piazzare un 23 proprio su quel campo e con il 24 della serie successiva mi sono riportato su una media più vicina al mio standard.
In finale nel round dei primi venticinque piattelli sei stato primo con 21 e con un buon vantaggio su tutti gli altri tuoi avversari: per abitudine segui il punteggio durante la finale?
No, mi chiudo in una bolla e vado avanti. Sento che devo far così: devo guardare solo alla mia gara. Se guardassi agli zeri o ai centri degli altri atleti che sono in gara con me, perderei completamente il filo. Vado avanti seguendo soltanto il mio percorso. È successo proprio anche nella finale di Manoppello, quando ho fatto lo zero al primo piattello: un dritto basso che ho perso subito di vista. Se in quel momento avessi iniziato a fare i calcoli, sarei stato spacciato. Anche perché cinque piattelli dopo ho fatto un altro zero su un sinistro montante che ha prodotto una bicicletta. E quello è stato il momento più difficile della finale perché mi sono ritrovato con tre zeri nel giro dei primi sette piatti.

Il podio della qualifica PT2 al Campionato italiano di Manoppello con Loris Fiorotto al vertice davanti a Fabrizio Cormons e Alessandro Spagnoli
Dopo quel passaggio difficile hai però saputo riprendere in mano la tua gara e chiudere appunto in testa il primo round e poi hai fatto altri due step perfetti: ma improvvisamente è arrivato il triciclo…
In quel momento avevo finito la benzina. Sei tiratissimo in una finale di quel genere e capita che arriva il calo fisico insieme al momento di deconcentrazione. Però ho detto: sono arrivato fino a questo punto e devo andare avanti. Mo sono messo a testa bassa e ho ritrovato la strada. In quel momento un’occhiata al tabellone effettivamente l’ho data, perché lì per lì avevo pensato di aver rovinato tutto con quei tre zeri. Prima non avevo seguito quello che facevano gli altri, ma a quel punto ho visto che anche Alessandro Spagnoli aveva avuto probabilmente lo stesso mio problema e aveva fatto tre zeri proprio e si era escluso dalla corsa. A quel punto ci siamo ritrovati Fabrizio Cormons ed io in corsa nell’ultimo step e io avevo comunque due piattelli di vantaggio.
Ma le emozioni non sono finite lì…
No, perché ho sbagliato un piatto dopo due turni e a quel punto il mio vantaggio su Fabrizio si è ridotto a un piattello. Poi ha fatto uno zero Cormons, ma gli ho reso subito lo zero. Però nelle ultime battute è venuta fuori una bellissima gara, perchè non abbiamo sbagliato più niente. Abbiamo fatto sei centri consecutivi a testa e ci siamo ritrovati 41 a 40 al termine dei 50 piattelli. 41/50 non è proprio il mio record, perché quando ho vinto il primo titolo al Tav La Torre ho fatto 45 nel duello con Saverio Cuciti, però è un bel risultato. E se considero che negli ultimi quattro anni ho vinto due titoli italiani e ho conquistato un argento e un quarto posto, mi sembra di aver compiuto un buon percorso. Il quarto posto è quello dell’anno scorso: a Lonato nel 2025 mi ha penalizzato il caldo, ho proprio esaurito le energie in finale.

Loris, ci sono già anche alcune esperienze internazionali importanti in questi tuoi anni di militanza tiravolistica.
Sì, ho partecipato ad alcune trasferte molto belle e sono grato al direttore tecnico Benedetto Barberini che mi ha dato fiducia e alla Federazione che mi ha permesso di fare delle belle esperienze. Sono stato due volte a Brno con la Nazionale e la prima volta ho conquistato una medaglia di bronzo. Poi ho gareggiato in maglia azzurra anche a Chateauroux e ad Al Ain. Queste partecipazioni non sono state fortunatissime: ho avuto qualche problema in finale. E proprio per il fatto che ho l’impressione di aver sprecato qualche finale, ormai da tempo sto concentrando l’allenamento su quella fase della gara. Da qualche mese mi alleno principalmente a un colpo. Per ogni serie a due colpi, ne faccio due a un colpo. Perché in qualificazione la seconda canna c’è, ma secondo me è la prima canna che fa sempre testo.
Un pensiero al Mondiale lo lanciamo?
Dovevo andare al Mondiale a Granada due anni fa, ma mi costrinse a rinunciare un problema di salute. Era l’anno in cui avevo vinto il titolo italiano e sentivo di poter fare una bella gara. Quindi, sì: servirebbe proprio un’occasione di riscatto e il prossimo Mondiale potrebbe essere il momento giusto per concretizzare il progetto.




