Erica Sessa: una vittoria per dimenticare Hangzhou
Con una prova brillantissima al Gran Premio Fitav di Uboldo l’atleta salernitana delle Fiamme Oro ha riscattato la delusione della recente World Cup
(di Massimiliano Naldoni)
È una Erica Sessa volitiva quella che artiglia con personalità la medaglia d’oro del quarto Gran Premio Fitav di Fossa Olimpica. La mission nella gara di Uboldo è certamente riscattare prontamente il responso della partecipazione alla World Cup di Hangzhou. Sulle pedane cinesi una buona qualificazione e l’ottima gestione di un difficile shoot-off per il dorsale non erano stati elementi sufficienti per mettere Erica Sessa in condizione di disputare una finale all’altezza dello standard della stessa atleta di Cava de’ Tirreni. Dopo l’esperienza cinese, serviva allora un pronto e levigato successo ed è arrivato al Tav Belvedere in occasione dell’ultimo Gran Premio della stagione. Approdata in finale con 119/125, Erica Sessa si è permessa un’unica distrazione nel segmento dei primi dieci piattelli, ma è stata infallibile negli altri step e con il totale di 29/30 ha così costretto Alessia Iezzi – a sua volta inarrivabilmente perfetta nei primi venti lanci – all’argento con 28 dopo che Jessica Rossi si era attestata al terzo posto con 22/25.
Erica, una finale gestita con grande sicurezza ti ha consegnato la vittoria del Gran Premio: che valore ha questa affermazione?
Sono risultata sempre seconda o terza: ci voleva proprio una vittoria! È prima di tutto una bella conferma del lavoro che sto facendo. Come sempre, c’è ancora da lavorare e soprattutto ci sarà sempre da lavorare, perché non puoi mai dire di aver raggiunto il traguardo, anche quando riesci a vincere: lo sappiamo bene! Ma intanto, per le prossime gare partiamo da una bella base. Sono certamente contenta della crescita progressiva che ho saputo realizzare in questi anni e il 2026, già fino da ora, per i risultati ottenuti è da considerare un anno bellissimo.
Istituiamo un confronto tra la gara di Uboldo e la recente esperienza di Hangzhou: diversamente dal Gran Premio, che cosa non ha funzionato nella finale di quella World Cup?
Le finali, come del resto anche le gare, non sono tutte uguali. Ad esempio in Cina avevo fatto un lungo shoot-off per il dorsale con altre tre atlete ed era andato molto bene: dopo undici piattelli avevo ottenuto il miglior dorsale del mio punteggio. Però non sono riuscita a riportare immediatamente dopo nella finale quella stessa qualità. Non si tratta di giustificare questo o quel responso, ma è certo che appunto ogni finale ha una sua storia e devi anche accettare che non sempre puoi vincere, non sempre riesci a portare a casa la medaglia. A quel punto, sul risultato che hai fatto ci lavori, curi i dettagli e cerchi di migliorarti per la gara successiva. Questa vittoria al Gran Premio è appunto una pronta rivalsa nei confronti di quella gara della Cina che non è andata come avrei voluto.
Ma ci sono state situazioni oggettive e specifiche della finale di Hangzhou che ti hanno impedito di esprimerti al meglio?
In finale c’era meno sole rispetto alla qualificazione e quindi le condizioni di luce erano effettivamente diverse. Ma non è stato quello il motivo. Il problema vero è che sono venuti fuori tre zeri nei primi dieci piattelli. Diciamo che a livello mentale evidentemente non sono entrata subito pronta in finale. Non ho saputo gestire nella maniera giusta quei primi lanci.
Forse proprio lo shoot-off ti aveva impegnato molto a livello mentale?
No, perché anzi avevo interpretato quello shoot-off come una prova della finale, dal momento che lo shoot-off ha lo stesso meccanismo della finale. In quel caso appunto era andata molto bene: ho cercato di riportare la stessa condizione in finale, però forse è intervenuta un po’ di stanchezza e quindi non sono riuscita a replicare perfettamente, mentre invece in questo Gran Premio di Uboldo sono riuscita davvero a distrbuire correttamente tutte le mie forze.




