Valerio Grazini: in gara sempre per vincere

Il campione italiano 2026 dell’Eccellenza di Fossa Olimpica racconta la sua gara al Giorgio Rosatti

(di Massimiliano Naldoni)

Determinazione, sicurezza e volontà: sono queste le armi che ha messo in campo Valerio Grazini per assicurarsi il titolo tricolore 2026 della qualifica Eccellenza di Fossa Olimpica. L’atleta viterbese dei Carabinieri ha centrato l’accesso alla finale con 121/125 (cedendo il dorsale numero 3 a Daniele Resca in un lungo shoot-off) e poi ha ingaggiato di nuovo il duello con il collega di Cento superandolo nell’ultimo round per 28/30 a 26.

Valerio, in base alla tua condizione tecnica, hai affrontato questo Campionato italiano con la precisa intenzione di vincere o c’erano anche propositi intermedi?

Quando gareggio, gareggio sempre per vincere o, comunque sia, per salire sul podio.

Per determinare il dorsale hai affrontato un duro shoot-off con avversari quotati: uno shoot-off di quel genere toglie o può invece aggiungere energia mentale e carica emotiva da utilizzare in finale?

A questo livello gli avversari sono tutti forti, altrimenti non sarebbero lì. Io cerco di concentrarmi sul bersaglio che è l’unico vero avversario. Ripartendo da zero e su una distanza veramente ridotta come nelle finali attuali, non c’è molto tempo per pensare o altro: devi solo fare attenzione a ciò che ti aspetta, quindi bisogna sapersi caricare a prescindere da ciò che c’è stato prima.

Alcuni tuoi colleghi e alcune tue colleghe hanno trasformato completamente l’allenamento e anche il modo di sparare per ottenere il risultato in questa finale: è anche il tuo caso?

Non so cosa abbiano fatto i miei colleghi: io cerco di allenarmi nel modo migliore possibile cercando, anche se con difficoltà, di riprodurre le condizioni di gara.

Con il piattello noto della finale adotti un modo diverso di sparare rispetto a prima?

La finale è solo la parte conclusiva di una gara che ti impegna per due giorni al massimo delle tue possibilità. Il piattello noto in finale cambia il concetto del Trap che è una disciplina in cui non conosci la direzione del piattello. Il piattello noto è certamente più semplice, ma lo è per tutti, quindi è necessario un risultato al limite del possibile.

In finale hai fatto uno zero presto nel primo segmento: è stato un elemento di preoccupazione in quel momento?

Lo zero fa parte del nostro sport, quindi ho continuato a rimanere concentrato per non farne altri. Può capitare che lo zero sia motivo di preoccupazione e in quel caso ti toglie l’attenzione massima necessaria. Nel caso di questa finale, quello zero non mi ha scosso: sono rimasto sempre sereno e attento fino alla vittoria.

Tiravolisticamente nel 2027 vorrei…

Gareggiare e divertirmi cercando di esprimermi sempre al massimo delle mie possibilità: ma questo è il proposito di ogni anno, praticamente niente di nuovo!