Giovanissimevolmente: Greta Sforzi
La campionessa italiana 2026 delle Juniores di Fossa Olimpica racconta la grande magia della conquista del titolo e le prospettive di un futuro luminoso
(di Massimiliano Naldoni)
È Greta Sforzi la giovane specialista di Trap del momento. La diciottenne toscana di Firenzuola (che doppierà la boa dei suoi diciannove anni il prossimo 28 settembre) ha infatti saputo trasformare il grande sogno in realtà con la conquista dello scudetto tricolore delle Juniores di Fossa Olimpica agli Assoluti di Ponso. Si è trattato di una sorta di tennistico game, set e match per l’atleta della Marina Militare perché, con l’affermazione tra le under 21 al Giorgio Rosatti, Greta Sforzi è stata anche promossa subito azzurrina e ha ottenuto il viatico per l’imminente Campionato europeo di Malakasa. Fresca di diploma al Liceo Linguistico, l’atleta fiorentina, dopo cinque anni di intenso impegno scolastico, adesso ha deciso di dedicare qualche mese all’attività sportiva in vista dell’iscrizione all’università, presumibilmente nell’ambito della mediazione linguistica.
Che la stagione 2026 potesse rappresentare autenticamente la svolta per Greta Sforzi era apparso chiarissimo già nel corso della stagione, quando la neo-azzurrina di Firenzuola aveva centrato il terzo posto al Gran Premio Fitav di Conselice e il secondo nell’agostano Gran Premio Fitav di Uboldo. Al Campionato italiano di Ponso la solida preparazione condotta nelle settimane precedenti ha permesso all’atleta toscana di centrare la finale con il miglior punteggio (111/125): malgrado un pericoloso passaggio a vuoto in finale – che Greta Sforzi descrive nel dettaglio nell’intervista che state per leggere – la portacolori della Marina Militare ha poi sapientemente gestito il recupero e ha infine svettato con 23/30 precedendo Martina Montani e Elisa Castellana.
Greta, alla vigilia del Campionato italiano eri convinta di fare un buon risultato e addirittura di vincere?
In realtà, sì. Perché sono arrivata al Campionato italiano molto preparata: avevo fatto sempre buoni punteggi in allenamento nelle settimane precedenti e mi ero allenata molto anche per la finale. C’è stato anche un altro aspetto a mio vantaggio: quello di Ponso è un impianto in cui vado a sparare abbastanza spesso, quindi la sede di gara non mi faceva davvero paura.
In una gara complessivamente ben gestita, c’è stata però una prima serie di approccio un po’ più complicata…
La prima serie è stata la più difficile: ho fatto qualche zero subito all’inizio per effetto dell’ansia che mi stava trasmettendo una gara che guardavo naturalmente come un appuntamento importante. Però sono riuscita a riprendermi subito per portare in fondo la serie senza troppi altri danni. E nelle serie successive non c’è stata poi la stessa aggressione dell’ansia che potesse portarmi a rovinare il risultato.
Qual è la tua impressione sulla finale con i piattelli battezzati?
Nonostante che appunto i piattelli che affrontiamo siano noti, secondo me questa finale rimane abbastanza difficile. Soprattutto nel primo step dei dieci piattelli. Devo ammettere che questa volta, al Campionato italiano, ero entrata in finale abbastanza sicura perché avevo totalizzato un buon risultato in qualificazione e mi ero assicurata il dorsale numero uno che in realtà, in questa finale, equivale ad avere già un piattello in più. Malgrado queste premesse, le difficoltà si sono fatte sentire perché ho fatto tre zeri in sequenza: al terzo, al quarto e al quinto lancio. Solitamente con 7/10 in questa finale si esce alla prima eliminazione. Sono però riuscita a non aggravare il bilancio in quel primo step: mi ha aiutato il dorsale a restare in gara al traguardo dei dieci piattelli e subito dopo sono riuscita a riprendere il mio tempo, a recuperare la fiducia ed ad essere più tranquilla e rilassata per procedere più sicura negli step successivi.
Tecnicamente come spieghi quel passaggio a vuoto su una serie di lanci di cui appunto conoscevi direzione e prerogative?
È vero che tutti i piattelli sono conosciuti, ma nonostante che anche il centrale sia noto come gli altri, è il piattello più difficile perché viene sottovalutato. Evidentemente a mia volta l’ho un po’ sottovalutato: è il piattello su cui, alla pedana 3, ho fatto il primo zero di quella sequenza. E devo dire che quello zero all’inizio della serie mi ha destabilizzato perché sapevo di essere entrata con il dorsale numero uno, sapevo di aver fatto davvero una grande qualificazione e una buona gara, tant’è che avevo dato un discreto distacco anche a tutte le altre mie colleghe, e quindi in quel momento ho avuto l’impressione di stare per buttare via tutto il lavoro fatto prima in quei dieci piattelli. Avendo questo pensiero in testa, ho fatto subito il secondo zero. Ho cercato di riprendermi e, non l’ansia, ma piuttosto la paura di andare a rovinare tutto quello che avevo fatto prima, mi ha portato a distrarmi di nuovo: in quel momento è mancata la giusta respirazione che non mi ha permesso di tranquillizzarmi subito ed è arrivato anche il terzo zero. Il terzo zero è maturato ovviamente in quinta pedana e naturalmente a quel punto ho avuto l’opportunità di utilizzare bene il transito dalla quinta alla prima pedana: è stato proprio nel passaggio dalla pedana 5 alla 1 che ho avuto il tempo di riprendere la corretta respirazione, bere un sorso d’acqua, spezzare il ritmo negativo e recuperarmi completamente.
Con che atteggiamento affronti adesso la bella avventura del Campionato europeo?
In queste settimane ho continuato la preparazione nel modo che avevo già seguito per il Campionato italiano. Sono cosciente delle mie capacità e di quello che so fare: spero semmai di arrivare a quella gara tranquilla e rilassata. Spero soprattutto di riuscire a dimostrare quello che so fare in una gara che è molto importante e che per me è doppiamente importante perché rappresenterà la mia prima partecipazione ad una gara internazionale.
Greta, che istantanea hai idealmente scattato del raduno con la Nazionale a cui hai partecipato appena pochi giorni fa?
È stata una bellissima esperienza sportiva e una opportunità straordinaria per apprendere tante nozioni e tanti accorgimenti direttamente dagli atleti e dalle atlete più forti del panorama italiano. Ammiro da sempre Jessica Rossi, Silvana Stanco e Erica Sessa alle quali mi ispiro per la tecnica e per i grandi risultati che hanno conseguito: quindi, lavorare fianco a fianco con queste grandi atlete in questo mio primo raduno con la Nazionale è stato un onore e appunto un grande premio per il quale sono davvero grata alla Federazione.




