Sara Bongini: la vittoria della volontà
La skeettista fiorentina si è riconfermata leader al Campionato italiano del Concaverde con una gara tormentata ma esaltante
(di Massimiliano Naldoni)
Scendere in campo difendendo un titolo è certamente la prova più difficile per qualunque atleta che sente gravare sulla propria condotta di gara l’inevitabile parallelo con la bella impresa precedente. Sara Bongini ha però saputo sconfiggere anche la pressione psicologica di quella situazione e, a dodici mesi dal primo scudetto, a Lonato si è riconfermata campionessa italiana delle Ladies di Skeet. Un po’ tutta la gara del Concaverde (la sede in cui l’azzurra delle Fiamme Oro aveva trionfato in World Cup appena due mesi prima) è stata una sorta di duello-derby con Martina Bartolomei. Appaiate a quota 117/125, le due atlete toscane si erano affrontate in shoot-off per il dorsale e Sara Bongini aveva conquistato il numero due alle spalle della capolista Martina Maruzzo. Ma è stato ancora duello tra Bongini e Bartolomei anche nelle battute conclusive della finale quando uno zero alla pedana 5 dell’atleta aretina ha consegnato la vittoria a Sara Bongini che si è imposta per 32/36 a 31.
Sara, era più bello il primo titolo italiano un anno fa o è più bello il secondo adesso?
Rispondo semplicemente che il primo titolo non si scorda mai. Riconfermarsi è sempre bello, ma il primo titolo è il primo…
Questa del secondo scudetto è stata senz’altro una gara difficile.
Sì, è stata una gara in cui ho sofferto, ma proprio nel vero senso della parola, perché ho gareggiato con un tendine infiammato al braccio sinistro. Infatti, sono uscita da alcune pedane davvero dolorante ed è dovuta intervenire mia sorella per massaggiare il braccio per arginare il fastidio e il dolore.
A questo inconveniente allora si deve qualche zero in più rispetto ad esempio al ritmo perfetto che hai rispettato sempre a Lonato in Coppa del Mondo?
Un po’ a quello, sì, ma anche al fatto che ho cercato di fare delle modifiche e degli esperimenti in vista dell’Europeo: qualcosa è andato bene, qualcos’altro un po’ meno, ma ho usato comunque questa gara come prova di alcune soluzioni nuove.
Diciamo tutti ormai stabilmente che in questa finale si deve evitare ogni errore: viene da pensare allora se per te hanno rappresentato una viva preoccupazione in quel momento i due zeri del primo segmento della finale?
Sicuramente non mi hanno fatto piacere, però mi sono serviti anche un po’ per prendere il tempo, assumere il ritmo giusto, prendere le misure. E infatti ci sono riuscita, perché infatti nel secondo giro non ho mai sbagliato. Poi, semmai, ho fatto quella bicicletta alla 4 che, anche a qualche giorno di distanza, ancora non mi spiego. Quelli sono due zeri davvero usciti così, senza un motivo, ma d’altronde la pedana 4 in questa gara l’ho sofferta anche in qualificazione.
Ti aspettavi di vincere poi all’improvviso alla 5?
No, per niente: mi stavo già preparando per lo shoot-off perché ho pensato che Martina, che è un’atleta sempre concentrata e preparata, in quel momento non poteva sbagliare. Poi ho sentito suonare: ed è stata un’altra storia.




