Ciao, Ennio!

L’olimpionico di Tokyo 64 si è spento oggi nella sua Bologna: il cordoglio del Presidente Luciano Rossi, della Fitav e di tutto il movimento tiravolistico italiano

Ai grandi personaggi della storia – e l’ambito sportivo non fa certo eccezione – non serve mai una ribalta particolare per far percepire la propria presenza. Ennio Mattarelli apparteneva indiscutibilmente a quella categoria: è stato senz’altro una di quelle figure carismatiche nelle quali la semplicità degli atteggiamenti era sufficiente in qualunque occasione a delineare, quasi per contrasto, la inimitabile singolarità del personaggio. Ennio Mattarelli ci ha lasciato oggi, 23 agosto 2026, dopo aver festeggiato lo scorso 5 agosto il suo novantottesimo compleanno, quasi in perfetta sincronia con la celebrazione del centenario della Federazione Italiana Tiro a Volo.
L’atleta bolognese ha scritto alcune pagine fondamentali della storia del tiro a volo italiano, inanellando vittorie prestigiosissime nella Fossa Olimpica. La sua gloriosa parabola di atleta azzurro era iniziata nel 1961 quando aveva conquistato il titolo di campione del mondo a Oslo, ma naturalmente una celebrità di ben altro ordine di grandezza al campione bolognese l’aveva attribuita il successo alle Olimpiadi di Tokyo del 1964 quando Ennio Mattarelli aveva sbaragliato tutti gli avversari con un poderoso 198/200. Poi il fuoriclasse emiliano era stato di nuovo iridato individuale a San Sebastian nel 1969 e più volte medagliato individuale e a squadre nei confronti mondiali ed europei fino ai primi anni Settanta.
Che la schietta semplicità, che Mattarelli sbandierava come un orgoglioso e legittimo vanto, fosse un atteggiamento genuinamente spontaneo lo dimostra il fatto che il fuoriclasse bolognese, all’autobiografia data alle stampe qualche anno fa, volle dare il titolo: Seimila zeri, privilegiando paradossalmente i suoi tiravolistici insuccessi in una vita in realtà colma di vittorie in ogni ambito. La lezione sportiva di Ennio Mattarelli è però sicuramente ben sintetizzata nel pensiero che l’atleta emiliano ha spesso formulato nelle innumerevoli interviste rilasciate nel corso degli anni. Mattarelli raccontava infatti che il suo approccio al tiro a volo era stato casuale, ma che aveva compreso subito che quello sport poteva stimolare la sua grande carica agonistica. Ennio spiegava infatti che ai suoi esordi inseguiva letteralmente, in lungo e in largo sulle pedane d’Italia, Liano Rossini – frattanto affermatissimo campione – perché giudicava il fuoriclasse di Ancona parametro costante del suo livello. Rivaleggiare in pedana con il massimo specialista dell’epoca – e immaginare di superarlo un giorno, come poi avvenne – rappresentava per Mattarelli l’autentica aspirazione a migliorarsi continuamente, nel rispetto della rigorosa ed esemplare applicazione del dettato olimpico.
Nelle parole del Presidente federale Luciano Rossi, che ha voluto commemorare Ennio Mattarelli con una comunicazione inviata questa mattina da Taranto, subito dopo aver appreso la notizia, è contenuta efficacemente tutta l’ammirazione che il mondo tiravolistico deve tributare a una figura leggendaria.
“La triste notizia infine è arrivata, – ha dichiarato Luciano Rossi – Ennio non è più con noi. Sintetizzare in una sola definizione i tanti ruoli che Ennio Mattarelli ha saputo svolgere in modo impeccabile, è praticamente impossibile. Una su tutte: olimpionico, certo! Che è l’attributo di più alto prestigio per un atleta che ha compiuto una parabola agonistica straordinaria, ma come non esaltare adesso in parallelo le tante altre sue funzioni: uomo di sport nell’accezione più genuina, dirigente sportivo e imprenditore, anche geniale inventore di importanti soluzioni tecniche per il nostro sport, e poi protagonista attivissimo di una lunga stagione di rinascita sportiva del nostro Paese e soprattutto: amico. Amico di tutto il movimento tiravolistico che per decenni ha voluto identificarsi in un campione inarrivabile come lui e lo ha seguito nelle sue imprese. Le circostanze mi impongono di ricordare Ennio Mattarelli mentre sto assistendo ai Giochi del Mediterraneo a Taranto. La storia sportiva ci costringe spesso a vivere qualche doloroso cortocircuito di questo genere: Ennio ha vissuto in varie forme questa manifestazione nel corso della sua carriera e oggi, proprio nel corso di questo evento, spetta a noi, uomini e donne del tiro a volo italiano, con il cuore colmo di tristezza, commemorare la figura di un uomo di sport che ha letteralmente contrassegnato una lunghissima stagione della nostra storia. Esprimendo alla famiglia di Ennio Mattarelli il cordoglio mio personale, quello del Consiglio federale, della nostra Federazione e di tutto il nostro movimento sportivo, sottoscriviamo idealmente insieme anche la promessa che il suo messaggio sportivo sarà sempre un riferimento saldo del nostro operato e la memoria del suo impegno contribuirà ad alimentare la passione sportiva di noi tutti.”