Giovanissimevolmente d’agosto: Martina Montani e Vito Rocca

Diciottenni alla ribalta sotto le insegne delle Fiamme Oro: l’atleta lombarda e il suo collega calabrese raccontano l’impresa della vittoria al Gran Premio Fitav di Uboldo

(di Massimiliano Naldoni)

Che lo sguardo di Vito Rocca sia genuinamente panoramico, meglio di qualunque altra congettura lo spiega la geografia, poiché l’atleta calabrese è nato e vive a Tiriolo: quel borgo dei due mari della provincia di Catanzaro che consente la vista contemporanea del Tirreno e dello Ionio. Avvezzo dunque agli orizzonti ampi, il diciottenne allievo di Daniele Lucidi ha saputo trasformare la sua partecipazione tra gli Juniores al quarto Gran Premio Fitav di Fossa Olimpica in una vittoria prestigiosa: conquistata mediante serrati duelli con i nomi più illustri del panorama italiano under 21 della disciplina. Approdato alla finale con 120/125, in un combattutissimo e lungo shoot-off Vito Rocca (che si è appena diplomato in amministrazione, finanza e marketing ed è già iscritto alla facoltà universitaria di Economia aziendale) ha saputo conquistare il dorsale numero uno regolando contendenti del calibro di Luca Gerri, Andrea Guidi e Andrea Diana. Non è stato però sufficiente il solido 28/30 della finale per proclamare immediatamente l’atleta delle Fiamme Oro vincitore del Gran Premio, tant’è che Vito Rocca, per salire sul podio che vedeva già sul terzo gradino Alessandro Barone, ha dovuto affrontare un breve supplemento di gara che lo ha opposto ad Andrea Diana, che si era attestato allo stesso punteggio, e nel derby della Polizia di Stato l’atleta calabrese si è imposto poi per 1 a 0.

Martina Montani, diciottenne cremonese di Castelverde, è ragazza di pianura – per dirla echeggiando un Ivano Fossati d’annata – ma che anche il suo sguardo ami spaziare agonisticamente verso orizzonti altrettanto lontani, è un dato di fatto confermato appena pochi mesi fa dal trionfo della portacolori delle Fiamme Oro alla Junior World Cup de Il Cairo. Al Gran Premio di Uboldo l’atleta lombarda si è ritagliata un posto in finale con 107/125, ma è proprio in finale che ha saputo esprimere la sua più brillante vivacità agonistica. Con 26/30 Martina Montani (al centro nell’immagine di copertina) si è infatti imposta precedendo Greta Sforzi e Maria Iovinella.

Vito Rocca

Vito, in altri sport del tuo successo al quarto Fitav si direbbe: vittoria scaccia-crisi. Concordi con questa lettura per la tua affermazione al Gran Premio di Uboldo?

Effettivamente ci voleva: specialmente dopo una stagione complicata. Infatti non ho potuto sparare molto per gli impegni scolastici: per me questo è stato l’anno della maturità. Dovevo fare un punteggio tiravolistico anche lì: 100/100. E ci sono riuscito. D’altronde occorreva dare il massimo anche in ambito scolastico: ho dovuto infatti saltare il terzo Gran Premio del Settore Giovanile proprio perché coincideva con il periodo degli esami di maturità. Ma anche i due Gran Premi precedenti non erano andati bene per mancanza di allenamento. Naturalmente, superato lo scoglio della maturità, ho ripreso ad allenarmi con un ritmo diverso ed ecco, infatti, il risultato…

Quale elemento riconosci davvero come determinante di questa vittoria estiva?

Direi che la differenza in campo l’ha fatta la capacità di gestire le energie in tutti i momenti della gara. Ad esempio, mi riconosco di aver saputo realizzare davvero un bel punteggio importante anche in qualificazione che mi ha permesso di concorrere per il dorsale più alto. In generale, però, è stata una gara estenuante in cui tutti abbiamo dovuto affrontare temperature elevate e un alto grado di umidità in tutti i giorni di gara e in quelli precedenti delle serie di prova. L’aspetto importante è che ho trovato subito il feeling con il campo non appena sono arrivato, nella giornata di giovedì.

Vito Rocca al vertice del podio degli Juniores al quarto Gran Premio Fitav

Nei momenti cruciali questo tuo Gran Premio è stato quasi un duello permanente con Andrea Diana.  

Sì, per il dorsale abbiamo fatto diciotto piattelli di shoot-off che davvero non sono pochi. E poi, al termine della finale, è stato necessario affrontare un altro shoot-off per assegnare la medaglia d’oro perché eravamo ancora in parità. Ma, a proposito di condizioni estreme in cui abbiamo gareggiato, al podio Andrea mi ha rivelato che ha sbagliato subito il suo primo piattello dello shoot-off, dandomi così l’opportunità di vincere, perché era veramente stremato per il caldo.

Come valuti adesso, a mente fredda, la tua finale in questo Gran Premio?

Una buonissima partenza con 10/10 nel primo segmento e poi con una striscia di piattelli acquisiti fino al ventiduesimo. Poi, a quel punto ho avuto un attimo di defaillance: uno zero, uno buono e un altro zero nel giro appunto di tre piattelli. In quei casi, lì devi proprio provare a fare la differenza, perché altrimenti i pensieri ti uccidono letteralmente il gesto tecnico. Ho fatto appello a tutte le mie forze e sono ripartito e infatti sono riuscito a fare un’altra striscia di centri fino alla fine che è stata determinante per agguantare lo shoot-off. Devo dire che prima della finale mi ero dato come target minimo proprio il 28, perché con un punteggio inferiore al 28 difficilmente puoi pensare di vincere. Specialmente nella finale di questo Gran Premio in cui mi sono trovato a gareggiare con un gruppo di atleti forti e titolati.

Un tuo parere, allora, sull’attuale tipologia di finale.

Questa è stata la mia prima finale con questa modalità e prima di questa gara neppure la conoscevo. L’ho provata il mercoledì precedente in allenamento con il mio allenatore Daniele Lucidi che mi aveva detto, quasi scherzando, che appunto era il caso quantomeno di provarla. Io, a mia volta, stando allo scherzo avevo risposto che prima dovevo arrivarci in finale… Poi, però, in finale ci siamo arrivati davvero. Daniele mi aveva suggerito una tecnica da adottare per facilitare l’approccio a questa modalità di finale e devo dire che ho trovato subito un gran feeling: una situazione che è stata subito riconfermata appunto dall’esito della gara. Si tratta di considerare che in ogni turno, in questa finale, tu sai già perfettamente quale piattello stai per affrontare, quindi cerchi di avvantaggiarti nei confronti del lancio. Attivi allora il movimento gradualmente, in maniera lieve e quasi impercettibile nella primissima fase, nella direzione del bersaglio e, mentre attivi il movimento, chiami il bersaglio. Sul lungo movimento, questa soluzione ti dà effettivamente  un grande vantaggio.

Martina Montani

Martina, un po’ come per il tuo collega Vito Rocca, anche nel tuo caso quella di Uboldo è una vittoria che riscatta qualche episodio meno fortunato.

Sì, specialmente il Mondiale che non è andato proprio come volevo. Ma questo Gran Premio non è stata una passeggiata: anche in qualificazione non ero in formissima, per qualche problema di salute che mi aveva afflitto immediatamente prima della gara, ma ho comunque provato a mettere in campo tutte le energie che avevo. Il punteggio di qualificazione non è stato eccellente e del resto non mi aspettavo neppure che potesse uscire un risultato bellissimo, ma certamente ho dato il massimo che potevo in quella situazione.

Hai comunque saputo trasferire le energie giuste anche nella finale…

Sì, ero piena fino al diciassettesimo piattello. Poi è arrivato lo zero sul centrale in terza pedana: probabilmente a causa di un po’ di stanchezza che è subentrata. In quella fase della finale c’è stato un vistoso calo di energie.

Quello è stato sicuramente il momento più difficile perché si è prodotto un altro zero in quinta e poi ancora al ritorno alla prima e di nuovo sul centrale in terza…

Il calo di energie si è sommato a un calo di attenzione in quel passaggio. Quella è una situazione sempre difficile quasi più a livello mentale. Perché, sì: è vero che evidentemente si verifica un calo di energie, ma devi uscirne appunto soprattutto riconquistando attenzione e lucidità. Devo dire che ho reagito bene e sono riuscita poi a tenere il punteggio nell’ultimo step. Era importante fissare dei paletti perché, adesso, un po’ tutte ci sentiamo quasi a fine stagione, ma in realtà mancano proprio le gare che contano: il Campionato italiano, ovviamente, ma soprattutto la World Cup di Porpetto e poi il Campionato europeo. Quindi, sì: bella e importante questa vittoria, ma c’è ancora tanto da lavorare…