Giovanissimevolmente d’agosto: Mattia Degli Antoni, Samuel Ligi e Simone Bobba

I campioni del mondo Juniores di Compak raccontano la loro gara al confronto iridato di Rio Salso

(di Massimiliano Naldoni)

È una generazione di fenomeni quel gruppo di giovani atleti del Compak che ha letteralmente cannibalizzato la rassegna iridata di Rio Salso. Se nelle stagioni più recenti il comparto Juniores della disciplina non sempre era riuscito a esprimersi al meglio, sugli itinerari marchigiani, invece, Mattia Degli Antoni, Samuel Ligi e Simone Bobba sono stati implacabili. Il diciannovenne della Franciacorta Mattia Degli Antoni si è laureato campione del mondo individuale con 191/200 e il ventunenne urbinate Samuel Ligi ha meritato pienamente la medaglia d’argento con 190. Ma anche la matricola del gruppo, il diciassettenne frusinate di Arce Simone Bobba (181/200),  ha svolto un compito determinante per permettere alla squadra Juniores del coach Veniero Spada di centrare il titolo per nazioni con 562/600 infliggendo diciotto piattelli di distacco ai coetanei del Regno Unito e ventisette ai giovani atleti della Francia.

Come spesso avviene nelle carriere sportive più fiammeggianti, anche l’approccio di Mattia Degli Antoni al Compak è caratterizzato da curiosi aspetti di casualità. L’atleta bresciano di Passirano, allievo di Marco Battisti, aveva esordito nella Fossa Olimpica e, da Esordiente, sotto le insegne del Tav San Fruttuoso di Castelgoffredo, stava per approdare alle Giovani Speranze, quando il Compak lo ha letteralmente folgorato indicandogli con chiarezza la strada agonistica da seguire. Complice di questo transito repentino è stato certamente anche il papà Adriano che aveva stimolato Mattia, allora anche promettente judoka, a dedicarsi alla disciplina non olimpica. Tesserato a Conselice, Mattia Degli Antoni ha rappresentato il pilastro delle Nazionali di Compak e di Sporting delle ultime tre stagioni e con la conquista del titolo iridato individuale e a squadre del 2026 si staglia già a livello internazionale come uno dei talenti più singolari della specialità.

Mattia, questo straordinario successo al Mondiale è qualcosa che avevi preparato meticolosamente o è maturato strada facendo?

Non mi aspettavo di vincere, ma mi aspettavo certamente di fare un bel punteggio perché in prova stavo sparando bene. Nelle serie di allenamento a Rio Salso non ho toccato quota 190, però ero soddisfatto del modo in cui stavo sparando, perciò ho sicuramente affrontato la gara con un atteggiamento tranquillo: senza tanti dubbi e molto libero con la mente. Questo è certamente il mio miglior risultato in carriera dal punto di vista della classifica e del prestigio della gara nell’arco di queste tre stagioni in cui ho militato in Nazionale, ma, sotto il profilo del punteggio, il 191 è anche il mio record personale.

Quando hai capito che, oltre alla bella prova, si profilava appunto il podio e perfino anche la possibilità di vincere?

Il terzo giorno, quando ho affrontato il campo 7 che era uno di quelli impegnativi: quello con le doppie simultanee. Forse non ho neppure sparato benissimo su quel campo, ma neanche male e allora è in quel momento che ho cominciato a pensare che la gara si potesse tradurre anche in un buon piazzamento. Il punteggio, effettivamente, stava maturando. Ero partito con un 49, con un 24 e un 25, alla prima giornata. Alla seconda giornata ho totalizzato ancora 49 con 25 e 24, poi 46 alla terza con 24 e 22. L’ultimo giorno ho aperto con un 25, ma poi non sono andato oltre il 22 nell’ultima serie. Un po’ di rischio, a quel punto, c’è stato. Infatti, quando ho fatto il 22 al campo 1, sinceramente pensavo di aver buttato la gara. Era uno dei campi con le doppie simultanee ed è uno di quelli su cui si è giocato un po’ tutto il Mondiale. In quell’ultima serie, ai primi dieci piattelli avevo già due zeri. Fra l’altro ho fatto gli zeri su un piattello neanche difficilissimo: un piattello che in altri casi magari si rompe abbastanza facilmente. Però, essendo nel simultaneo, per assicurarmi il primo e non buttar via la fucilata, dopo ho fatto fatica a raggiungerlo. Nel caso del secondo zero su quel piattello, invece, forse ha inciso un po’ anche il vento.

Domanda secca per il neo-campione del mondo: preferisci lo Sporting o il Compak?

Rispondo in maniera altrettanto secca. Mi piace di più lo Sporting perché è molto più difficile e la difficoltà stimola di più. La difficoltà dello Sporting ti dà davvero la carica. Diciamo che a questo punto il prossimo obiettivo è proprio un titolo nello Sporting!

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Per Samuel Ligi il Mondiale di Rio Salso è stata l’ultima gara internazionale da Junior. Il ventunenne urbinate di Fermignano guarda infatti già al passaggio tra i Men e si prepara a competere dal prossimo gennaio in Prima categoria con la consapevolezza di aver compiuto una parabola agonistica molto interessante nel comparto giovanile.

Samuel, nel corso del Mondiale si è affacciata l’idea di conquistare il titolo?

A dire il vero, dal momento che ho sparato male il primo giorno e non benissimo il secondo, a un certo punto non pensavo nemmeno di riuscire a stare tra i primi sei. Poi sono arrivati i quattro 25 in fila e ovviamente ho recuperato il punteggio e la fiducia. I due 23 del primo giorno, invece, non permettevano di farsi grandi illusioni. Nel secondo sono partito con un 22, ma poi è arrivato il 25. Poi il 50 del terzo giorno ha trasformato il panorama, ma mi ha dato ancora molta fiducia anche il 25 con cui sono partito nell’ultima giornata. Poi, però, è arrivato il 22 al campo 7: quello delle doppie simultanee. È il campo che mi preoccupava un po’ di più e certamente non mi ha aiutato affrontarlo pensando alle difficoltà.

In prova che segnali avevi ricevuto?

Anche in prova non avevo sparato benissimo. Non avevo fatto gran punteggi, però effettivamente mi ero accorto di aver capito abbastanza bene i piattelli, quindi se mi impegnavo e stavo lì con la testa, il punteggio avrei potuto farlo. Certamente mi aspettavo un po’ meno del 190. Anche perché era da un po’ che non facevo un punteggio così.

Anche nel tuo caso, Samuel, una domanda secca: Compak o Sporting?

Se devo esser sincero preferisco lo Sporting, perché i lanci più difficili ti danno la possibilità di recuperare. Sbagli una serie, magari perdi anche qualche piattello che non dovevi sbagliare, ma riesci a recuperare dopo sui lanci più difficili. Nel Compak, invece, hai più stress addosso, perché sai che non puoi sbagliare nulla. Nel Compak devi stare sulla media del 24 – 25, o al massimo scendere al 23. Lo Sporting mi diverte senz’altro di più: perché so che devo essere bravo a rompere i piattelli, non necessariamente a mantenere la concentrazione per tutti i duecento lanci.

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La matricola dei fenomeni del Compak risponde al nome di Simone Bobba. Il diciassettenne di Arce in realtà frequenta le pedane soltanto da un anno e mezzo. Dopo un timido approccio a Macallè con il papà Bruno, Simone ha iniziato a seguire Michael Spada su Instagram e gli ha scritto per sapere se poteva svolgere una lezione con lui. Il tentativo episodico di sperimentare il Compak si è trasformato in un percorso didattico regolare e adesso Michael Spada è l’istruttore del giovane atleta frusinate che avrebbe voluto fare il calciatore (qualche anno fa militava infatti nella squadra di Arce nel ruolo di attaccante), ma si ritrova appuntato sul gilet il titolo iridato a squadre Juniores di Compak del 2026.

Simone, avevi fatto una previsione di punteggio per questo Mondiale?

No, non avevo fatto una previsione di punteggio e in realtà adesso posso dire che mi aspettavo di fare una gara anche migliore. A livello individuale, infatti, non mi è piaciuto completamente come ho sparato. Il primo giorno, ad esempio, sono partito un po’ male per la tensione. D’altronde mi ha confortato anche Veniero Spada che mi ha assicurato che nelle prime trasferte in Nazionale va sempre così. Però il doppio 22 del primo giorno al Mondiale mi ha lasciato un po’ perplesso. Era un po’ quello che mi era successo anche a maggio all’Europeo in Francia: tre zeri nelle prime due pedane della serie, anche se poi ho chiuso pieno. All’Europeo avevo totalizzato 183 e appunto avrei immaginato di riuscire a replicare quel punteggio anche a Rio Salso.

Veniero ti giudica indiscutibilmente un tiratore che riesce a controllare l’emozione.

Un po’ di tensione ai primi piattelli l’ho sentita, ma negli altri tre giorni di gara, sì: ero tranquillo.

Come si svolge l’allenamento con Michael Spada?

Di solito facciamo una serie intera e poi la analizziamo per capire, se ci sono stati degli errori, dove ho sbagliato. Da Michael ho appreso alcune nozioni importanti, ma anche tanti atteggiamenti preziosi. Ad esempio, quando proviamo i campi prima della gara, non guardo più al punteggio che faccio, ma cerco invece di capire dove sparare il piattello, come spararlo e quale anticipo applicare. Effettivamente una certa freddezza me la riconosco: in gara, se metto lo zero, lo escludo subito e penso al resto della serie. E spero davvero di poter applicare ancora a lungo queste regole in tante altre bellissime esperienze internazionali in pedana.