Emanuele Buccolieri: in questa finale, vietato sbagliare!

L’Eccellenza pugliese delle Fiamme Oro ha centrato il successo al quarto Gran Premio Fitav di Trap di Uboldo con una finale da manuale

(di Massimiliano Naldoni)

L’imperativo di non sbagliare niente, Emanuele Buccolieri lo ha rispettato alla lettera nella finale del quarto Gran Premio Fitav di Fossa Olimpica: l’atleta brindisino, approdato al round conclusivo a otto con un solidissimo 123/125, è infatti andato a conquistarsi una brillante vittoria con un impeccabile 30/30 che ha costretto al secondo posto Mauro De Filippis, autore peraltro di un luminoso 28, e al terzo Valerio Grazini con 22/25. Ma sentiamo dalle parole dello stesso Emanuele Buccolieri quale atmosfera agonistica si è vissuta nella finale del Gran Premio lombardo.

Emanuele, sei stato autore di una bella qualificazione, ma soprattutto di una finale strepitosa: corrisponde alle tue previsioni della vigilia?

Ero arrivato molto bene a questo Gran Premio: avevo lavorato tanto in quest’ultimo periodo e sapevo di poter fare una bella gara. Quanto al punteggio della finale, trenta è effettivamente un punteggio molto importante. Si lavora sempre per arrivarci o per arrivare il più vicino possibile a quel risultato. Magari prima della finale, sul 30/30 non ci avrei scommesso, però sapevo di poter fare una buona finale. Certo che poi quando raggiungi un risultato così, è qualcosa di fantastico: veramente bello.

Un tuo parere su questa tipologia di finale?

Ne avevo fatte già tre o quattro di queste finali. È una finale in cui devi esserci veramente tanto: al tuo massimo. Specialmente nelle gare in Italia, in cui trovi avversari veramente forti, questa finale non ti permette di fare errori: per arrivare in fondo, sai che puoi permetterti uno o al massimo due errori. Devi essere nel focus giusto per tutta la finale perché uno zero, in qualsiasi momento di questa finale, può compromettere tutto. Insomma, non la devi sottovalutare mai.

La finale del Gran Premio di Uboldo nelle prime battute sembrava destinata ad essere una corsa a due tra te e Fabio Sollami, poi il tuo diretto concorrente ha attraversato un incredibile passaggio a vuoto ed è cambiato tutto: l’hai percepito anche tu in diretta quel momento o ti sei isolato?

Come riesci a gestire il momento, dipende sempre dalla finale. In questo Gran Premio sono veramente riuscito a entrare in bolla: ero chiuso nel mio mondo e non mi sono neppure accorto degli zeri che sentivo suonare in quel momento. Ma di nuovo dico che questo dipende da quanto riesci a isolarti nel tuo focus personale: questa volta, sì, ero molto concentrato e non ho subito l’effetto di quello che stava accadendo intorno. Certamente una trasformazione improvvisa della situazione di gara come quella che ha coinvolto un tiratore molto forte e molto esperto come Fabio, ci conferma quanto sia difficile gestire questa finale e come appunto questa finale costringa ognuno di noi ad essere al top per tutta la sua durata.

Emanuele, in finale al Gran Premio di Uboldo avete sparato sullo schema 6: affrontare uno schema invece di un altro condiziona in qualche modo il tuo approccio alla finale?

Quando sei nella condizione giusta non influisce più di tanto. D’altronde gli schemi sono stati introdotti quest’anno: sono dieci schemi tutti con piattelli impegnativi, in cui ci sono lanci più angolati rispetto al passato e altezze molto diverse. Quindi tutti gli schemi presentano le loro difficoltà e davvero non puoi dire che ci sia uno schema più o meno facile. Vale la regola di sempre: devi comunque mandarli in pezzi.