Giovanissimevolmente: Matteo Bragalli, Antonio Bellu, Antonio La Volpe e Patrizio Tuzi

Un grappolo di skeettisti di talento ha affollato l’area del podio tra gli Juniores al Gran Premio Fitav di Skeet di Conselice

(di Massimiliano Naldoni)

Sono nomi ormai celebri quelli che hanno affollato i piani alti della classifica degli Juniores al Gran Premio Fitav di Skeet di Conselice. A conquistare la vetta è stato Matteo Bragalli: il diciottenne pistoiese delle Fiamme Oro si è assicurato l’accesso alla finale con 119/125 e con una quinta serie di qualificazione un po’ tribolata, ma ne round decisivo è stato impeccabile e ha completato la sequenza con un perfetto 36/36. Il sassarese Antonio Bellu è stato validamente secondo con l’ottimo 123/125 della qualificazione ma soprattutto con il solido 33/36 della finale. Sempre puntuale agli appuntamenti che contano anche il calabrese Antonio La Volpe che ha centrato il bronzo con 122 e 28/32. Ma in qualificazione era stato Patrizio Tuzi a far segnare il miglior punteggio: il sedicenne atleta romano, fratello d’arte di Giammarco, si è presentato alla viglia della finale con un mirabolante 124/125 (l’unico zero alla seconda doppia della 4 alla prima serie) che gli ha ovviamente attribuito il dorsale numero uno. Che Patrizio Tuzi (che ha partecipato al Mondiale di Suhl da matricola) non sia riuscito a guadagnare un posto sul podio nel Gran Prermio, non esclude che l’allievo di Andrea Filippetti e Pierluigi Pescosolido sia stato indiscutibilmente uno dei protagonisti della gara ravennate. A questi quattro moschettieri dello Skeet under 21 abbiamo chiesto allora di ripercorrere le fasi dell’importante appuntamento agonistico di questa estate di fuoco.

 Matteo Bragalli

Matteo, avevi preparato molto la finale in queste ultime settimane?

In realtà mi sono allenato abbastanza poco perché sono stato impegnato per preparare l’esame di maturità. In effetti in questa finale del Gran Premio mi sono lasciato andare: ho pensato a sparare un piattello alla volta.

Come stai vivendo l’attuale tipologia di finale?

Ancora non ho fatto del tutto l’abitudine a quello schema. Non dico che sia più complicata dell’altra, ma ti permette meno di sbagliare. Perché è vero che ci sono due posti in più in finale, ma il fatto che dopo i primi dodici piattelli escono i primi due atleti, dopo altri dodici ne escono ancora due e poi chi riesce ad andare sul podio se la gioca pedana per pedana, ti spiega chiaramente che puoi sbagliare molto poco. Sono d’accordo con chi dice che molti lanci della finale li affronti anche nel giro della serie di qualifica, però, per riuscire bene, devi allenare molto la finale, cioè ti devi sentire sicuro di quella sequenza di lanci che ti propone proprio la finale e di quel ritmo che appunto la finale ti impone.

Qual è invece il momento della qualifica in cui la gara di Conselice è stata più difficile?

In qualifica mi sono letteralmente sciupato nell’ultima serie. Recentemente mi succede spesso proprio nell’ultima serie: quando devo chiudere, è come se si affacciasse un accenno di insicurezza che mi fa guardare il piattello invece di conservare lo sguardo sulle canne come invece riesco a fare bene nelle altre serie.

Quali sono i traguardi del futuro immediato?

Dal momento che ho dovuto rinunciare al Mondiale, sebbene convocato, perché coincideva con gli scritti della maturità, vorrei partecipare all’Europeo in Grecia e alla Coppa del Mondo a Porpetto.

Antonio Bellu

Antonio, a Conselice un argento che vale oro?

Certamente, questa volta nei confronti di Matteo che è stato perfetto si poteva fare ben poco. Io sono consapevole comunque di essere arrivato a quel Gran Premio con una bella preparazione e infatti sono partito alla grande. Poi, in qualificazione, è maturato qualche errore: uno zero alla pedana 4 nella terza serie e poi un altro alla quarta serie dopo un no target, ma la mia sensazione è sempre stata quella di sentirmi nella condizione giusta per affrontare la gara che presentava fra l’altro d piattelli molto impegnativi.

Quale prossimo traguardo darebbe il giusto premio alla tua stagione?

L’obiettivo è arrivare al massimo della forma esattamente il giorno prima dell’inizio del Campionato italiano. Come dico sempre: il 50% del lavoro è il primo piattello che dice già in quale condizione si sta sparando, mentre l’altro 50% lo fornisce l’ultimo piattello che spiega il livello di qualità che si è saputo esprimere. A quel punto si valuterà il risultato e si faranno le dovute considerazioni.

Antonio La Volpe

Antonio, a Conselice hai centrato un altro risultato molto positivo in una stagione complessivamente molto buona.

Quest’anno effettivamente sono riuscito a realizzare una serie di belle gare. Anche il Gran Premio Fitav è andato bene perché sono riuscito a fare un altro 122 in gara, malgrado dovessi fronteggiare un po’ di stanchezza perché arrivavo dal Mondiale e tra la trasferta e la preparazione ero stato fuori casa per tre settimane. Anche in finale sento di aver sparato bene: Matteo Bragalli in quella finale è stato impeccabile ed era realmente irraggiungibile, quindi il podio è da considerare un ottimo risultato. Io dico sempre: l’importante è entrare in finale e riuscire a portare una medaglia a casa. Perfino il colore della medaglia non è sempre così importante: specialmente in questo caso in cui davvero l’oro era irraggiungibile.

Che esperienza è stata il Mondiale di Suhl?

Il Mondiale è stato bellissimo, soprattutto perché l’ho vissuto veramente bene con i miei compagni di squadra. Mi sento praticamente in famiglia ogni volta che ci ritroviamo con i miei compagni di squadra. Con Carlo Alberto Zandomeneghi c’è grande familiarità. Era la prima trasferta all’estero che facevo con il Direttore tecnico Luigi Lodde e mi sono trovato benissimo: è stata senz’altro una delle trasferte più belle che ho fatto. Dal punto di vista tecnico, sono partito con una serie negativa, ma sono riuscito poi a riprendermi e a mettere un piede in finale. La finale, semmai, è andata meno bene: mi ha penalizzato un po’ il pettorale. Però, alla fine, un quinto posto l’ho portato a casa: è un piazzamento questa volta senza medaglia ma è stata un’esperienza che sarà utile.

Nella prima serie del Mondiale, dalla quale sei uscito con un punteggio meno solido e che quindi ha poi inciso sul dorsale, ha inciso la pressione della gara importante?

Sì, anche un po’ di tensione, ma in realtà quello in cui ho sparato la prima serie era il campo più difficile. Anche se, a dire il vero. le difficoltà c’erano in tutti i campi di Suhl. Però l’ultima giornata di gara l’ho chiusa proprio su quel campo con un 25 che è stata l’unica serie piene del mio Mondiale. Sono entrato in pedana più che determinato: non pensavo più al risultato della prima serie ed è venuto fuori un punteggio che mi ha permesso di entrare in finale.

All’orizzonte che traguardo si staglia?

Ottenere la convocazione per la Junior World Cup di Porpetto sarebbe un bel traguardo. Al Campionato italiano vado da detentore e spero ugualmente di poter offrire una buona prova.

Patrizio Tuzi

Patrizio, hai vissuto alcune settimane di fuoco tra il Mondiale e questo Gran Premio: con quali impressioni?

Sono arrivato al  Mondiale e quei piattelli di Suhl mi sembravano velocissimi. Fra l’altro in un Mondiale non avevo mai gareggiato, quindi anche l’ansia era diversa da quella delle gare in Italia. Essere convocato a quella gara per me è stato un sogno: e dal punto di visto dell’agonismo e della tecnica è stata un’esperienza molto importante. Quando sono tornato in Italia, a quel punto i piattelli mi hanno dato un’impressione diversa. Però, al Gran Premio, dopo il primo 24 non mi aspettavo certamente di fare un 100/100. Evidentemente la concentrazione e la carica che ci ho messo hanno prodotto il giusto effetto.

L’accesso alla finale, con il dorsale più alto, ha prodotto un po’ di vertigine?

Se ci pensi, in finale ci sono molte doppie che spari anche in qualificazione. E io in finale molte volte ho sbagliato proprio quei piattelli che avevo sparato anche in qualifica. È capitato di rado, insomma, che abbia sbagliato le doppie inverse. Quindi, secondo me la difficoltà della finale è più una questione mentale.

Però, proprio per la qualità del punteggio di qualificazione,  forse una medaglia al Gran Premio l’avresti immaginata?

Certo: per come stavo sparando non mi aspettavo di uscire presto e che la finale potesse andar abbastanza male. Il primo giro, infatti, era andato abbastanza bene. Poi, sono tornato alla 3, ho perso la concentrazione: ho sbagliato l’inversa ed è bastato quello per uscire.