Giovanissimevolmente: Elisa Castellana e Gabriele Barone
La ventenne ligure di Albenga e il diciannovenne campano di Sant’Anastasia hanno conquistato il vertice del podio dei comparti Juniores al Gran Premio Fitav di Fossa Olimpica di Roma
(di Massimiliano Naldoni)
Due vittorie che equivalgono a due significative conferme. Per Elisa Castellana e Gabriele Barone l’affermazione nelle classifiche Juniores al recente Gran Premio Fitav di Roma di Trap rappresenta il passaggio – ideale, ma anche tangibile – ad un superiore livello agonistico. L’atleta ligure delle Fiamme Oro, promossa al round conclusivo con il dorsale numero 6 dal punteggio di 100/125 in qualificazione, ha espresso tutto il suo miglior potenziale in una bella finale concretizzata in quel 25/30 che ha permesso alla specialista savonese, allieva di Rodolfo Viganò, di svettare su Ambra Parodi e Alice Garoppo (nell’immagine di copertina). Elisa Castellana vanta trascorsi significativi nel nuoto, nel volley e nella ginnastica artistica, ma l’atleta ligure, che recentemente si è affidata al mental coach Dario Fegatelli, ammette che nessun’altra attività sportiva è in grado di trasmettere il brio del tiro a volo e, grazie all’allenamento accurato sulle pedane piemontesi di Pecetto di Valenza e su quelle lombarde di Os Academy, quella bella suggestione emotiva indotta dalla Fossa Olimpica si è tradotta materialmente anche in un traguardo che costituisce una svolta importante.
Ma è indiscutibilmente un esame di maturità ben superato anche la vittoria di Gabriele Barone nel parallelo concorso degli Juniores al Tav Roma. Già in netta evidenza al Gran Premio del Settore Giovanile di Umbriaverde del mese di giugno, l’atleta napoletano sulle pedane capitoline ha dovuto combattere tenacemente per guadagnare la finale con il suo 113/125 di qualificazione, ma ha poi dominato letteralmente in finale (in cui era partito da ottavo) con un sontuoso 27/30 che ha costretto alle piazze d’onore Alessandro Matarazzo e Sebastiano Bernabei.
A Elisa Castellana e a Gabriele Barone abbiamo chiesto di raccontarci la grande emozione di una luminosa vittoria.
Elisa, possiamo considerare questa vittoria il risultato più brillante della tua carriera nel Settore giovanile?
È vero che in passato ci sono state gare in cui ho realizzato un punteggio migliore, ma ho magari concluso da quarta classificata, quindi, sì: guardando complessivamente agli ultimi anni, questa è sicuramente una delle vittorie più belle. Sono molto soddisfatta della finale: della qualificazione un po’ meno. Ma è stata una gara molto difficile e quindi conta aver centrato la vittoria, specialmente considerando che è soltanto il secondo anno che partecipo ai Fitav: ed è soltanto dall’anno scorso che partecipo a gare importanti. Per abitudine, pretendo molto da me, però apprezzo molto anche quei piccoli miglioramenti quotidiani che riesco a realizzare. So anche che devo darmi tempo per compiere tutti quei miglioramenti. So inoltre di essere competitiva: forse ancora di più con me stessa e questo mi porta subito a dire che al Gran Premio di Uboldo del mese di agosto vorrei riuscire a fare una qualificazione migliore.
Il risultato della finale suggerisce che tu abbia preparato bene quel momento della gara: è così?
Effettivamente mi sono allenata tanto questo inverno e quindi oggi posso dire che ad una finale arrivo sicura e anche se affronto, ad esempio, uno sfondo completamente nuovo, mi sento preparata. E poi la finale mi coinvolge molto e riesco a fare dei risultati buoni: ad esempio, del 9/10 che ho realizzato nel primo segmento della finale di Roma sono molto contenta. Devo semmai migliorare l’approccio alla gara proprio durante la qualifica: devo imparare a gestire meglio la tensione e l’emotività che emergono in quella fase. Allo stato attuale riesco ad affrontare la finale in maniera più rilassata rispetto al modo in cui vivo la qualifica. Oggi vivo la qualifica un po’ come un ostacolo: ma se supero quell’ostacolo, ecco che allora arriva il mio momento. Certamente, nelle serie di allenamento riesco a fare stabilmente punteggi migliori rispetto a quelli che poi realizzo in gara: sulle cinque serie magari anche 114, tanto per dare un’idea.
Stai dicendo quindi che hai fatto proprio un lavoro capillare sulla finale in questi mesi?
Sì, tecnicamente con il mio istruttore Rodolfo Viganò abbiamo lavorato in modo molto accurato: provando e riprovando praticamente tutti i lanci. Siamo partiti dalle basi con domande del tipo: dobbiamo affrontare il destro in prima pedana? Allora, quella è la posizione corretta dei piedi sul quadrato e quella è la posizione giusta delle canne. Abbiamo elaborato una maniera di sparare e quel modo, con l’allenamento regolare, è diventato il mio modo: sento di poter gestire con sicurezza quello che ho imparato. Sapere dove va il piattello che affronto mi dà sicurezza. Ma non è stata una cosa semplice: è un atteggiamento che ho imparato perché l’ho allenato molto. Ma ad esempio, nel caso della finale del Gran Premio con lo schema 6 sul quale avevamo comunque sparato anche in gara, al momento della visione dei lanci ho visualizzato tutti i piattelli e mi sono subito adattata bene memorizzando le direzioni. Tutto l’allenamento che abbiamo fatto con Rodolfo Viganò durante l’inverno era mirato proprio ad acquisire questa facilità di adattarsi facilmente a qualunque schema della finale.

Gabriele Barone al vertice del podio degli Juniores di Trap al Gran Premio Fitav di Roma
Gabriele, possiamo considerare questa vittoria una piccola-grande pietra miliare nella tua carriera?
Sì, certamente perché era proprio uno dei miei obiettivi. Ne avevo anche già parlato: uno di quelli che mi ero prefissato era proprio vincere tra gli Juniores in uno dei Gran Premi Fitav di Eccellenza. Avevo già partecipato anche alla finale al Gran Premio di Conselice, ma con ben altro esito. So che questa volta ci ho creduto fino all’ultimo, quindi: sì, davvero una bella emozione.
A Roma sei stato anche autore di una finale di grande solidità tecnica.
Effettivamente l’ho gestita bene e il punteggio è la prova di quella gestione corretta di tutta la finale. Con questa tipologia la finale è breve, ma a me piace perché conosci i piattelli e questo aspetto lo considero un vantaggio. Però è una finale che non ti dà margini di recupero. L’altro svantaggio, semmai, è la grande importanza che riveste il dorsale. Ad esempio, per far riferimento proprio al mio caso, a Roma io sono entrato in finale da ottavo e in quel caso sapevo che dovevo rompere un piattello in più degli altri perché altrimenti proprio il dorsale avrebbe decretato la mia eliminazione.
Quello zero al primo piattello della finale, con prerogative che ovviamente conoscevi, come lo dobbiamo interpretare?
Non è stato certamente un errore tecnico: lo interpreterei più a livello emotivo. Era appunto il primo piattello della finale e ha prodotto una certa tensione.
Anche in qualificazione si è verificata qua e là qualche incertezza.
Sì, nella terza serie ho avuto qualche difficoltà: anche e soprattutto per le temperature elevate con cui abbiamo gareggiato in quel momento. Si è verificato un calo di energia: gli errori che ho commesso sono arrivati tutti vicini, ma ho cercato di portare la serie in fondo limitando il più possibile i danni. Facendo un’analisi a gara compiuta, posso dire che il 20 della terza serie aveva influito sul risultato della giornata: il giorno successivo ho affrontato le ultime due pedane chiudendo con un punteggio di qualificazione di 113 e ciò mi ha portato allo shoot- off dove eravamo in tre per due posti in finale, quindi bisognava effettuare lo shoot-off per la decisione degli 8 finalisti.




