Una famiglia in pedana
Vincenzo Cilli e Angela Scarinci con il figlio Andrea rappresentano da molte stagioni un nucleo portante del Settore arbitrale dell’Abruzzo
(di Massimiliano Naldoni)
Per vivere tutto lo spettro di emozioni dell’attività agonistica e arbitrale: citofonare casa Cilli Scarinci. Già, perché questa famiglia abruzzese di Poggiofiorito, in provincia di Chieti, negli ultimi due decenni ha saputo conciliare perfettamente la pratica di pedana nel Compak e nella Fossa Olimpica con l’attività arbitrale alla quale si è affacciato per primo papà Vincenzo che a sua volta ha indotto mamma Angela a seguire gli stessi passi. Da queste premesse era inevitabile che già venti anni fa il giovanissimo figlio della coppia, Andrea, facendo leva sulla vocazione familiare, si rivolgesse a sua volta all’agonismo ma anche all’attività arbitrale. (Nell’immagine di copertina Vincenzo e Andrea Cilli posano con il Consigliere federale Ferdinando Rossi e con il Delegato Fitav dell’Abruzzo Guido Margiotta)

Vincenzo Cilli, Angela Scarinci e il figlio Andrea con Adriano Gobbo in occasione di uno dei debutti arbitrali del team
“Tutto è iniziato dalla passione per il tiro a volo – precisa Vincenzo Cilli – che abbiamo iniziato a coltivare in parallelo proprio in famiglia. Più o meno venti anni, dietro il suggerimento di un amico, mi sono avvicinato al tiro all’allora attivissimo Tav Val di Sangro. Un pomeriggio ci siamo recati al campo con mio figlio Andrea: nella prima serie che abbiamo affrontato io ho colpito soltanto quattro piattelli, ma Andrea addirittura quindici. L’istruttore che ci seguiva si è addirittura sorpreso quando ha saputo che Andrea in realtà aveva sperimentato il tiro a volo soltanto un paio di volte prima di quella seduta e ha detto senza mezzi termini che il ragazzo aveva delle potenzialità. Così abbiamo preso l’abitudine di frequentare abbastanza spesso il campo di tiro e in breve si è aggregata a noi anche mia moglie Angela che a sua volta si è appassionata e ha iniziato a fare attività con noi.”
“Dopo quell’esordio brillante e quell’incoraggiamento dell’istruttore – spiega Andrea Cilli che è Direttore di tiro nazionale dal 2018 – mi sarebbe piaciuto anche intraprendere l’attività agonistica in maniera più convinta, ma si sa come va la vita: in quel momento non era subito realisticamente possibile e successivamente gli impegni di lavoro mi hanno impedito di dare regolarità alla mia presenza sui campi. Infatti, ho anche interrotto il contatto con il tiro a volo per qualche anno. L’ho ripreso poi nel tempo quando ho ottenuto la promozione a Direttore di tiro nazionale. Adesso è interessante arbitrare tutti insieme in famiglia: siamo davvero una bella squadra!”
“La scoperta dell’interesse di tutti noi per l’attività arbitrale – dice Vincenzo Cilli – è avvenuta abbastanza rapidamente. Conversando un giorno con il mio amico Lucio, Direttore di tiro nazionale, si affacciò l’idea di guardare anche all’attività arbitrale che avrebbe potuto completare il percorso che stavamo facendo tutti insieme in famiglia e che ci avrebbe permesso di saldare ancora di più il nostro gruppo alla comunità di appassionati di tiro a volo. Alcuni incontri con Adriano Gobbo, che avvicinai qualche volta sui campi di tiro e che è stato poi il mio formatore, mi persuase a indirizzarmi al ruolo di arbitro e altrettanto fece mia moglie Angela in quello stesso periodo. Il primo contatto con Adriano Gobbo è avvenuto quando ero Direttore di tiro provinciale ed è proprio lui che ha ispirato appunto un po’ tutte le mie iniziative. Mi ha permesso di partecipare come arbitro nel 2009 ai Giochi del Mediterraneo a Manoppello: quello è stato il vero salto di qualità, perché in quell’occasione anche Antonello Iezzi ha individuato in me delle doti e mi ha dato subito fiducia.”

Vincenzo Cilli con l’atleta libanese/qatariota Ray Bassil
Ma nella famiglia Cilli si è innescata anche una piacevole competizione interna nell’attività arbitrale.
“Il mio interesse per quell’attività – racconta a sua volta Angela Scarinci che è Direttrice di tiro regionale – si è manifestato quando ho iniziato a gestire le poules al campanello. Poi a Manoppello ho seguito i corsi per diventare Direttrice di tiro provinciale e successivamente regionale. Da praticante ho iniziato a sparare al Compak ed è quella la disciplina che anche adesso pratico di più, ma l’attività arbitrale ha ormai preso il sopravvento sull’agonismo. Del resto, sono l’unica Direttrice di tiro dell’Abruzzo inseme a Marcella Iezzi che però è impegnata con la propria Società e quindi non svolge praticamente mai l’attività arbitrale. In questi anni ho capito che svolgere il ruolo di di arbitra nell’ambito provinciale e regionale è di certo ugualmente impegnativo che fare attività arbitrale nei Gran Premi di Eccellenza. Da parte mia, l’ambizione di diventare Direttrice di tiro nazionale ci sarebbe: a dire il vero, ne ho avuto anche l’opportunità qualche tempo fa, ma una serie di impegni della quotidianità me lo hanno impedito. Ma non demordo: potrebbe ancora presentarsi l’occasione e sarò ben lieta di compiere il grande salto.”
Per il lavoro interessante che sto svolgendo ormai da venti anni, – rivela Vincenzo Cilli – ci sono dei ringraziamenti particolari che devo tributare. Sono molto grato ad Antonello Iezzi e alla sua famiglia: se noi Cilli possiamo svolgere in varia forma i nostri ruoli, lo dobbiamo alla famiglia Iezzi che ha creduto in noi, ha valorizzato le nostre capacità e ci ha dato l’opportunità di misurarci con questa meravigliosa attività verso la quale dovrebbero indirizzarsi anche tanti giovani. È un’attività stimolante perché, quando si è Direttori di tiro, non si deve mai dimenticare di essere anche dei tiratori per poter immedesimarsi in pieno in coloro che stiamo sorvegliando. Due miei maestri come Adriano Gobbo e Bruno Nobilini, quando andai ad arbitrare per la prima volta una Coppa del Mondo, mi dissero: sii fiscale, ma sempre in senso positivo e quindi generoso. Per ricompensare tutti coloro che mi hanno dato fiducia, cerco di essere molto scrupoloso e invito tutti i miei colleghi a seguire quella strada. Prima di una gara importante che sto per arbitrare, vado in rete a vedere le produzioni televisive delle gare nazionali e internazionali per compiere un ripasso accurato dei regolamenti. Anche quello è un modo per immedesimarsi nella situazione, per essere preparato ad affrontare ogni inconveniente che si può presentare e per presentarsi in pedana al meglio della propria condizione: come occorre fare per rispetto della Federazione per la quale stai lavorando, delle competizioni, delle atlete e degli atleti e in generale dello sport.”




