Giovanissimevolmente: Davide Antonio Rossi, Matteo Bruno e Daniel Peroni
I tre Juniores campioni d’Europa di Fossa Universale raccontano la splendida impresa di Valencia
(di Massimiliano Naldoni)
In questa estate torrida Davide Antonio Rossi, Matteo Bruno e Daniel Peroni si sono laureati campioni d’Europa di Fossa Universale nel comparto under 20. Sulle pedane di Valencia il 548/600 assemblato dai tre ragazzi del Direttore tecnico Sandro Polsinelli ha permesso al tricolore di garrire sul pennone più alto davanti agli stendardi delle forti formazioni di Spagna e Gran Bretagna. Il capitano Davide Rossi (che è stato l’unico Junior azzurro in gara al Mondiale australiano dello scorso febbraio) ha guidato abilmente il team totalizzando un 186/200 che al diciottenne piemontese di Sanfrè, tesserato al Tav Racconigi, ha fruttato un prestigioso quarto posto individuale.
Ma è stato molto solido anche il contributo di Matteo Bruno (183/200): il sedicenne cuneese di Cavallermaggiore (tesserato ancora a Racconigi) affrontava il cimento continentale forte del titolo a squadre già conquistato un anno prima con Mario Fabrizi e Luca Baldo Annaloro. Inquadrato tra gli Allievi della Fossa Olimpica, Matteo Bruno ha però già conseguito il passaggio alla qualifica Juniores con l’ottimo 119/125 del Gran Premio di Cieli Aperti.
È poi certamente un autentico exploit quello di Daniel Peroni: il diciottenne veronese della scuderia del Tav Palladium, che ha mosso i suoi primi passi tiravolistici al Tav Zevio, si è avvicinato all’agonismo soltanto nel 2025, ma grazie al supporto tecnico di Carlo Alberto Zandomeneghi, i suoi progressi sono già tangibili. Prova ne sia l’ottimo secondo posto che l’atleta di Ronco all’Adige ha centrato al Campionato italiano con un solido 192/200 e peraltro cedendo la palma della vittoria a Mario Fabrizi soltanto in shoot-off.
Ai tre neo-campioni europei di Fossa Universale abbiamo chiesto allora di raccontarci queste ultime settimane vissute con tanti brividi agonistici.
Davide Antonio Rossi
Davide, che bilancio tracci della tua partecipazione all’Europeo?
Innanzitutto, del titolo a squadre sono felicissimo, ma sono molto contento anche del risultato della gara individuale: il quarto posto in un Campionato europeo è un bel traguardo. Diciamo pure che nell’individuale poteva andare anche meglio: il primo giorno, dopo il 25 della prima serie, mi sono emozionato e ho avuto un calo improvviso di concentrazione appunto nella seconda serie. Fra l’altro, la seconda si profilava anche come una serie neppure brutta, perché sono arrivato al diciannovesimo piattello con un solo zero. Poi, però, ho sbagliato gli ultimi cinque. È una situazione che non mi era mai capitata prima, ma devo accettarla: è tutta esperienza. Le motivazioni..? Ho fatto il secondo zero appunto al diciannovesimo: non ho accettato quell’errore e ho iniziato a perdere la concentrazione. Ho preso a dare il pull! più in fretta, senza riuscire a mettere nei piattelli successivi l’attenzione che avrei dovuto. D’altronde, venivo da un momento in cui di zeri ne facevo veramente pochi, sia in prova che in gara, quindi al secondo zero di quella serie mi è crollato il mondo addosso. Se avessi accettato meglio quel secondo errore, avrei potuto chiudere a 23 o a 22 e potevano esserci perfino i presupposti per il podio. Ma ho comunque ritoccato di un piattello il punteggio del Mondiale in Australia: voglio vedere il positivo della situazione.
Al Campionato italiano invece non sei riuscito ad esprimerti sui tuoi standard abituali…
Sono sincero: a Umbriaverde, dopo un paio di serie di prova, avevo perfino pensato di rinunciare a partecipare al Campionato italiano. Poi ho pensato che sportivamente era giusto esserci. Ma è stata una gara troppo ravvicinata rispetto all’Europeo e confesso che l’ho affrontata un po’ scarico.
Qualche tempo fa avevi spiegato che il tuo allenamento, e anche il tuo gradimento personale, si divideva equamente tra Olimpica e Universale: è cambiato qualcosa in questi mesi?
È rimasto tutto in quel modo: sto facendo molte gare di Fossa Olimpica e sto seguendo il percorso del Settore Giovanile in quella disciplina. Ho ottenuto anche dei buoni risultati nei Gran Premi regionali di Fossa Olimpica: ad esempio, un 94/100 e un 24 in finale, ma anche un 99/100 in un’altra occasione. Quindi posso dire che siamo rimasti al 50 e 50 dell’intervista precedente. Olimpica e Universale sono due discipline che seguo nella stessa misura. Anche se, per i risultati ottenuti, al momento l’Universale è stata la disciplina più generosa.
C’è stato un momento in questa stagione in cui hai sentito che scattava qualcosa a livello agonistico?
Dopo il primo giorno di gara al Mondiale di Melbourne è cambiato tutto. Ho avvertito che improvvisamente ero divenuto un altro tiratore: più costante, più concentrato. È cresciuta anche la qualità dei punteggi, ma soprattutto è cambiato il mio modo di stare in pedana e quel fenomeno continua a produrre effetti benefici sulla mia attività.

Gli azzurrini campioni d’Europa davanti a Spagna e Gran Bretagna
Matteo Bruno
Matteo, alla vigilia dell’Europeo avevi fatto una previsione di punteggio?
Non proprio, ma speravo di ottenere un punteggio un po’ più alto del 183 che poi ho realizzato. Però, considerando i campi che conosco e sui quali ho gareggiato, quello dell’Europeo non era certamente tra i più facili, e quindi sono contento anche del risultato. A parte due serie, in cui mi sono attestato sul 21 e sul 22, nelle altre serie sono riuscito sempre a rispettare una media che mi soddisfa.
Che cos’è per te la Fossa Universale?
Le gare di Fossa Universale mi divertono e mi piacciono molto. Sento molto la competizione. Secondo me c’è una competizione diversa rispetto ai Gran Premi del Settore Giovanile del Trap: nell’Universale, fino a quando non si arriva al 25, non siamo soddisfatti. Il Campionato italiano, poi, è stata un po’ una festa per celebrare il ritorno dall’Europeo: nel mio caso, comunque, con un punteggio che è abbastanza allineato a quello di Valencia. Quello recente è stato un periodo di forte attività, quindi altri duecento piattelli si facevano sentire: non si poteva pretendere molto di più.
Il quesito allora è: Olimpica o Universale?
Sicuramente l’Universale, dopo queste belle soddisfazioni che ho ottenuto, non sarà posta in secondo piano e cercherò di fare tutta l’attività possibile, incastrando la partecipazione alle gare di quella specialità con l’attività dell’Olimpica. È anche fuori discussione che, da quando ho iniziato a partecipare alle gare dell’Universale, è migliorato molto anche il mio rendimento nell’Olimpica.
Daniel Peroni
Daniel, qual è il tuo giudizio su questa trasferta europea che ha fruttato il titolo a squadre?
È stata la mia prima trasferta con la Nazionale e ho potuto vivere grandi giornate con un bel gruppo. Ho avuto la possibilità di trascorrere del tempo con persone che hanno molta esperienza e che possono aiutarti con preziosi consigli. Ho avuto la conferma della prima impressione che mi ha trasmesso il tiro a volo. In passato ho praticato calcio, nuoto e tennis, ma è il tiro a volo lo sport che mi ha davvero preso: quando vedi che fai progressi, il tiro a volo ti esalta subito.
Al Campionato italiano sei stato autore di una gara strepitosa…
Il 192/200 del Campionato italiano è il prodotto del grande lavoro che ho fatto nella settimana precedente, in particolare con Vito Cito. Poi, d’accordo: c’è stato anche il mio primo shoot-off in una gara importante con un signor tiratore come Mario Fabrizi. Quindi: è comprensibile che a un certo punto un po’ di ansia si sia fatta sentire. Sotto il profilo tecnico, i duecento piattelli di gara dell’Europeo hanno rappresentato un test importante. Fra l’altro, all’Europeo non spari per te stesso, ma per la squadra. Infatti, all’ultima serie, quando sapevo che dovevo fare il risultato a tutti i costi per tenere alto il punteggio della squadra, è entrata in gioco l’emozione. Ma in quel momento avevo Vito alle mie spalle che mi ha aiutato molto.
È stato quello il momento più critico della gara?
Sì: il 19 dell’ultima serie. Ho fatto il primo zero nei primi cinque lanci. Poi ho fatto un altro zero ai quindici piattelli. Allora, ho deciso di rallentare un po’ il tempo di esecuzione. Ho fatto il terzo zero quando mi mancavano ormai sei piattelli. Poi: un altro buono, un altro zero. Insomma, gli ultimi piattelli sono stati davvero molto difficili. Ma posso dire che come squadra siamo riusciti a tenere il ritmo meglio delle altre formazioni. Ad esempio, ho visto un atleta in gara all’Europeo che ha fatto cinque serie ottime per poi franare su un 17. Noi, invece, siamo riusciti a tenere sempre un buon ritmo sul 22-23. Io dico sempre: il problema non è saper sparare in senso tecnico, ma riuscire a portare in fondo il 25 o anche il 24 senza pensare troppo. Guai ad avvitarsi sul pensiero: se adesso faccio altri zeri, non è più 25 oppure non è più 24! In questo senso, Vito è stato ed è preziosissimo. Mi sta aiutando ad assumere l’atteggiamento giusto.
Foto: Stefano Terrosi




