Rachele Amighetti e Stefania Oliva: le ragazze d’oro dell’Universale
A fianco della capitana Bianca Revello, le due azzurre hanno rappresentato i solidi pilastri che hanno favorito la vittoria trionfale a squadre all’Europeo di Valencia
(di Massimiliano Naldoni)
Roberta Pelosi, la Consigliera federale che ha seguito la rappresentativa italiana al Campionato europeo di Fossa Universale, lo ha subito ribadito perentoriamente al rientro dalla trasferta in terra spagnola. “È la tenacia della squadra femminile – ha detto la dirigente capitolina – che ha prodotto il risultato! È quella grande energia combattiva delle nostre ragazze, di Bianca Revello, di Rachele Amighetti e di Stefania Oliva, che ha neutralizzato gli effetti di una gara che si è svolta in condizioni atmosferiche estreme, con temperature elevatissime, e in un campo in cui la lettura del piattello è resa complicata dall’assenza di contrasto dello sfondo con il bersaglio e da continue variazioni della luce. La capacità di distinguersi in modo evidente che queste ragazze hanno dimostrato è la prova del grande valore tecnico e della compattezza del gruppo.”

Il podio delle squadre femminili all’Europeo di Valencia con Roberta Pelosi tra le dirigenti preposte a premiare
Affermare che il bilancio della partecipazione delle azzurre del Direttore tecnico Sandro Polsinelli all’Europeo di Fossa Universale di Valencia è trionfale non è davvero un’esagerazione. Allo splendido oro individuale di Bianca Revello si sono infatti aggiunte la medaglia di bronzo di Rachele Amighetti (con 183/200 alle spalle del 185 della spagnola Eva Clemente Del Cerro) e appunto l’altra vittoria nella gara a squadre. Il titolo continentale per la formazione azzurra è maturato con il punteggio di 548/600 e con un distacco letteralmente abissale nei confronti della Spagna e della Francia (rispettivamente seconda con 522 e terza con 509). Stefania Oliva, il cui contributo alla conquista del titolo collettivo è stato essenziale, ha saputo peraltro ritagliarsi un prestigioso sesto posto individuale con 178/200 precedendo in classifica alcuni nomi illustri del panorama continentale. A Rachele Amighetti e a Stefania Oliva abbiamo chiesto allora di evocare quei momenti emozionanti della gara di Valencia.
Rachele Amighetti
Rachele, in un’analisi a mente fredda, quali traguardi in questo Europeo erano prevedibili e quali invece si sono rivelati delle sorprese?
L’ottimo risultato nella gara a squadre potevamo aspettarcelo: senza voler peccare di presunzione. Partivamo con dei risultati individuali molto buoni conseguiti nelle gare della stagione e quindi, sia Bianca che Stefania ed io, effettivamente avevamo le credenziali per vincere. Nella gara a squadre c’erano senz’altro delle aspettative alte e in quel senso il responso è stato pienamente rispettato. Il mio bronzo individuale invece è risultato un po’ inaspettato, perché alla vigilia avevo immaginato che sarebbe stato più difficile mettere in difficoltà le atlete di casa: tradizionalmente le specialiste della Spagna sono forti, fanno bei risultati e pensavamo appunto che sul terreno amico quelle loro qualità fossero esaltate. In senso strettamente tecnico, alla partenza ero abbastanza tranquilla della possibilità di sparare intorno alla media del 23, che precisamente darebbe il risultato di 184/200. Ma avevo l’impressione, appunto, che non bastasse per accedere al podio.

Come interpreti la tua gara nel suo complesso?
Nel mio caso ha pagato una buona costanza, pur senza risultati eccezionali. Perché, sì, d’accordo: il 48/50 della seconda giornata e il 47 dell’ultima sono molto buoni, però ci sono stati anche punteggi più bassi nelle altre giornate. E certamente non devi mai dare per scontato che siano sufficienti due giornate buone per fare un risultato da podio. Anche perché nell’arco dei quattro giorni si sono verificate tante condizioni difficili. Nella terza giornata, ad esempio, si sono manifestate le difficoltà di luce e di vento: con piattelli magari schiacciati nel corso della loro traiettoria oppure improvvisamente resi invisibili. È un problema che ha messo in difficoltà molte e molti contendenti: riuscire a scegliere le lenti giuste per quelle condizioni non è stato mai facile. Guardando da un’altra prospettiva, va detto che il vento però ha mitigato un po’ il caldo fortissimo che ha caratterizzato tutte le giornate di questo Europeo.
Qual è stato l’episodio tecnicamente più drammatico di questo Europeo?
L’episodio più difficile si è verificato alla seconda serie della prima giornata. Affrontato il ventiduesimo piattello, ero piena con 22/22, poi però ho chiuso con tre zeri. Altrimenti anche la prima giornata avrebbe potuto fornire subito un punteggio da risultato finale molto buono. In quella seconda serie è arrivato un errore inaspettato al ventitreesimo lancio, su un destro basso in terza pedana, e la mia conseguente perplessità ha prodotto gli altri due zeri. Eppure, quel campo lo avevo provato in allenamento e non mi aveva dato l’impressione di presentare difficoltà particolari, quindi non c’era un pregiudizio su quel lancio. Ma sono quei casi in cui sbagli un piattello e resti con il ragionamento proprio su quel bersaglio. Al piattello successivo mi è uscito un no target che comunque è una situazione che rappresenta sempre uno stacco di tensione dalla tua sequenza di reazioni normali nel corso della pedana. L’ultimo piattello della serie, poi, lo ha anche portato via il vento. Quel triciclo poteva certamente rivelarsi un ostacolo forte per continuare la gara, ma è stata invece una motivazione per impegnarsi, ricalibrare la routine e recuperare la giusta attenzione per ripartire con la mia consueta sequenza di tutte le azioni. Non dico di essere riuscita a tornare in pedana il secondo giorno come se si trattasse di ripartire da zero, però sono riuscita a neutralizzare buona parte degli effetti negativi del giorno precedente.
Stefania Oliva
Stefania, le tue colleghe suggeriscono che l’oro a squadre era nell’aria alla vigilia: concordi?
Sì, prima di partire avevo la convinzione che nella gara a squadre avremmo portato via l’oro, perché c’era l’impressione, confortata dai risultati, che fossimo nettamente superiori alle altre squadre. Quella previsione si è rivelata corretta. Scherzando, lo avevo rivelato anche a Rachele durante il viaggio. Dicevo: questa volta diificilmente le altre ci porteranno via l’oro.
È però oggettivamente molto soddisfacente anche la tua prova individuale.
Personalmente avrei potuto fare molto meglio, anche se devo considerare che questa è stata la prima stagione, dopo alcune di stop, in cui ho svolto un’attività più regolare. Sicuramente ho pagato il fatto che la gara precedente più vicina a questo Europeo era stato il Gran Premio Fitav di un mese prima e quindi mancava quell’allenamento costante che ti fornisce la convinzione del tuo stato tecnico. Ma gli impegni di lavoro di questi ultimi tempi non mi avevano consentito di fare di più. Una gara come l’Europeo è un test difficile e quindi, considerata appunto la mia condizione, era inevitabile che qualche serie risultasse più debole. Non basta aver fatto dei punteggi anche molto buoni ai Gran Premi Fitav, come nel mio caso, per essere nella condizione tecnica corretta. Serve certamente un allenamento più costante. Comunque i due 23 dell’ultimo giorno dell’Europeo sono stati ad esempio una bella risposta: hanno dato slancio al mio punteggio e mi hanno permesso di attestarmi a pochi piattelli dal podio. Una buona premessa per le gare che verranno…
Foto: Stefano Terrosi




