Martina Maruzzo: il nuovo ritmo dello Skeet
L’atleta vicentina è smagliante al secondo Gran Premio Fitav di Roma e svetta con una finale perfetta
(di Massimiliano Naldoni)
È Martina Maruzzo a firmare la vittoria tra le Ladies dello Skeet al secondo Gran Premio Fitav. Sulle pedane del Tav Roma l’azzurra di Nanto non è proprio impeccabile in qualificazione e con 117/125 agguanta il dorsale numero 6, ma in finale la sua prova è da iperuranio. Alle sue stoccate si sottrae soltanto un mark alla 4 e Martina Maruzzo conclude vincente con 35/36 davanti a Sara Bongini (33/36) e Giada Longhi (28/32).
Martina, che impressioni hai riportato della nuova formula di fnale?
Era la prima volta che sperimentavo questa finale in gara. Ed è stata anche una finale difficile perché sul campo ha soffiato un vento forte e i piattelli sono risultati impegnativi. Ho notato subito la diversa distribuzione del tempo: il ritmo di una finale a otto è sicuramente diverso da quello di una finale a sei. Quindi l’esigenza principale è riuscire a mantenere la lucidità e l’attenzione in una finale con tempi più dilatati: in quelli che si chiamano normalmente tempi morti, perché stai solo aspettando che le altre atlete affrontino il loro turno. La differenza netta la senti appunto in quel tempo di attesa che è più lungo rispetto a prima.
Lentezza e rapidità insieme, quindi..?
Certamente è anche una finale molto stretta e veloce perché nel giro di dodici piattelli decidi già il destino della gara con le prime due eliminazioni. In generale, però, la pressione è più alta di prima.
Che giudizio tecnico dai della tua gara nel suo complesso?
A me è andata stra-benissimo e quindi credo di averla gestita nella maniera corretta: mi sentivo molto centrata ed è stata una bella conferma della qualità del lavoro che ho svolto in questi ultimi tempi. Avevo fatto una bella preparazione per questa gara e sono contenta di aver dimostrato di essere riuscita a concretizzare al 100% il lavoro svolto. Un briciolo di rammarico, semmai, ci può essere per la qualificazione, perché il mio non è stato un gran punteggio e per il modo in cui avevo preparato la gara, quello non è il mio risultato. Per noi il punteggio è una verifica importante e anche una conferma di quello che stai facendo. Quando in allenamento riesci a conservare degli standard molto alti, ti aspetti che si confermi quel livello anche quando vai a misurarti con la carta e la penna di uno statino e con un campanello che suona. Se fossi approdata alla finale con un 118 o un 119 avrei detto che avevo fatto il mio dovere fino in fondo. Ma in ogni caso sono contenta: l’ho vissuta in maniera corretta e spero di portarmi dentro questa bella sensazione per le prossime avventure della stagione.




