Calogero Sansone: in pedana con grintosa serenità

Il campione italiano di Paratrap della qualifica PT3 si prepara per gli appuntamenti importanti del calendario internazionale

(di Massimiliano Naldoni)

Serenità e fiducia nei propri mezzi. Sono queste le prerogative che hanno permesso a Calogero Sansone di conquistare il secondo titolo tricolore di Paratrap nella qualifica PT3 al Campionato italiano di Manoppello dopo la prima vittoria a Racconigi nel 2023. Il siciliano della Liguria – come ama definirsi Sansone che, lasciata in giovane età la maggiore isola italiana, risiede da anni nella località savonese di Casanova Lerrone – è tornato al vertice del podio della sua qualifica dopo alcune stagioni in cui ha comunque sempre stazionato nei piani alti delle classifiche centrando un argento e un bronzo e una sequenza di quarti posti. A Manoppello Calogero Sansone, dopo essersi qualificato per la finale con 112/125 alle spalle del 116 di Gabriele Nanni, si è imposto regolando il bolognese – l’amico/avversario di sempre – per 42/50 a 38. Ma per il paratleta ligure gli impegni che contano sono all’orizzonte: Calogero Sansone sarà infatti in maglia azzurra al Gran Premio internazionale di Brno e poi al Mondiale coreano di settembre.

Calogero Sansone al vertice del podio della qualifica PT3 al Campionato italiano di Manoppello davanti a Gabriele Nanni e Francesco Nespeca

Calogero, a qualche mese di distanza dalla conquista del titolo italiano di PT3, qual è la fotografia che idealmente conservi di quella gara?

Guardo principalmente all’aspetto tecnico e vedo il mio buon punteggio di qualificazione e anche una bella finale. In ogni gara la speranza dei paratleti della mia qualifica è quella di poter superare in finale Gabriele Nanni, perché in qualifica nove volte su dieci Gabriele sta lì davanti a tutti. Nanni è appunto sempre davanti e in qualifica lo era di nuovo anche questa volta a Manoppello. Gabriele è tecnicamente forte e possiede anche l’atteggiamento agonistico corretto per conseguire i risultati. Secondo una mia personale valutazione, nel Paratrap Gabriele Nanni è l’atleta più forte in assoluto, tecnicamente e mentalmente. Ma con Gabriele, come del resto con Mirko Cafaggi, siamo legati anche da una sincera grande amicizia e quindi le competizioni ci vedono sempre immancabilmente nel doppio ruolo di amici/avversari. Con Mirko, ad esempio, abbiamo fatto delle uscite anche al di fuori della convocazione in Nazionale: in questi anni siamo stati a gareggiare a Brno e a Chateauroux. Diciamo che con Gabriele e con Mirko, fino ad un attimo primo di entrare in pedana siamo grandi amici, poi, naturalmente in gara ognuno ce la mette tutta per svettare.

A Manoppello hai condotto una gara perfetta anche in senso tattico: sei stato, sì, sopravanzato da Nanni in qualifica, ma hai saputo vincere in finale.

Effettivamente mi posso vantare di essere un po’ la bestia nera di Gabriele, perché anche quando ho vinto il primo titolo infatti ero riuscito a sconfiggerlo di nuovo in finale. Questa volta, in quel giorno della finale di Manoppello sentivo di poter esprimere quella cattiveria agonistica che è un motore incredibile per ottenere i risultati in pedana.

Avevi, insomma, la percezione della condizione giusta per conseguire il risultato?

Sì, stavo bene ed ero convinto di riuscire a far bene. Devo dire che già dall’inizio della stagione stavo comunque sparando a buoni livelli. Al Campionato italiano ho trovato la quadra: un buon equilibrio di tecnica e di atteggiamento. In questi mesi sono riuscito ad avere un rendimento lineare e regolare, evitando quegli alti e bassi che ti tolgono la convinzione di poter conseguire il risultato. Io dico sempre che nel nostro sport, dopo tanti anni di pratica, in effetti siamo tutti capaci di rompere i piattelli, ma arrivi ad un certo punto della tua carriera in cui fai davvero il risultato soltanto se stai bene con la testa e questo succede quando riesci a dire: non mi fa paura quel bersaglio che vedo volare là. Devo dire che erano anni che dal punto di vista dell’atteggiamento mentale non mi sentivo così bene come accade quest’anno.

Quindi, la vittoria era nelle tue previsioni?

In vista del Campionato italiano dicevo: il podio lo faccio. Questa è stata proprio la posizione che ho espresso alle persone più vicine a me in quelle settimane. Se non sarà il primo, dicevo, sarà il secondo gradino o il terzo, ma su quel podio ci salgo. Mi piace raccontare un episodio accaduto proprio un attimo prima della finale di Manoppello. Stavamo entrando in pedana per la visione dei piattelli e mi sono attardato un attimo per finire di prepararmi. Benedetto Barberini è allora intervenuto a sollecitarmi, dicendo che era già in corso la visione dei lanci. E io, con tutta la naturalezza del mondo, ho risposto: non mi interessa, tanto li spacco tutti lo stesso… Non si è trattato di presunzione, come magari può apparire, ma piuttosto della ferma convinzione e della fiducia di avere i mezzi per fare una bella prova. In effetti, poi, non li ho spaccati proprio tutti…

Che genere e che quantità di allenamento svolgi?

Per chi è molto impegnato con il lavoro, l’allenamento non esiste! Esiste la gara della domenica che nel mio caso è rappresentata dalla gara in programma a Pecetto di Valenza che è il mio campo di riferimento. Quello di Pecetto è un impianto tecnico, a suo modo difficile, in cui trovo i piattelli che possono rappresentare l’allenamento giusto per me che poi affronto gare di un certo livello come il Campionato italiano o come gli appuntamenti internazionali. A suo tempo avevo sollecitato la dirigenza di Pecetto perché allestisse un campo con dei lanci difficili per poter consentire di fare l’allenamento corretto a noi che poi facciamo attività internazionale. E devo dire che la Società della Presidente Svetlana Shishkina si è dimostrata subito molto sensibile al tema e molto disponibile e ormai da tempo ci sta agevolando nel lavoro di preparazione.  In aggiunta all’agonismo del fine settimana, nell’arco dell’anno mi capita magari di fare qualche seduta di allenamento infrasettimanale, ma si tratta di quattro o cinque occasioni al massimo nell’arco di una stagione intera.

Calogero Sansone con Gabriele Nanni e Mirko Cafaggi sul podio del Campionato italiano del 2023

Prima canna o seconda canna: qual è la tua arma vincente?

Dicono da sempre i grandi tiratori: la prima canna è quella che ti fa fare il risultato, ma è la seconda quella che ti fa vincere. Però, confesso che non sono un grande utilizzatore della seconda canna. E probabilmente questo semmai mi avvantaggia in finale.

All’orizzonte ci sono impegni internazionali di grande importanza…

Sì, il Gran Premio internazionale di Brno e il Mondiale di Changwon. Riconosco che la Nazionale mi ha sempre tenuto in considerazione e quindi sono grato al Ct Benedetto Barberini per avermi designato per queste competizioni e agli organi federali per aver ratificato queste scelte. Molto grato anche a Riccardo Rossi per essermi sempre stato vicino in tutte le esperienze internazionali. Per questi due appuntamenti, mi auguro di riuscire a replicare il mio stato migliore di forma. Ho fatto due Mondiali e in entrambi i casi non ero purtroppo nella condizione giusta. Sia io che Nanni e Cafaggi in questo momento siamo sicuramente in una forma positiva, quindi ci sono le premesse per fare una buona prova. Sarebbe bello che almeno uno di noi fosse in grado di centrare il titolo!