Luca Lipreri: sì, sono un eclettico del tiro a volo, ma…
L’atleta di Porto Mantovano si è impossessato dell’alloro continentale di Elica, ma da sempre il suo sguardo tiravolistico spazia a tutto campo
(di Massimiliano Naldoni)
Elicista? Piattellista? Specialista del Compak? Per Luca Lipreri tutte le definizioni specifiche risultano un po’ riduttive, perché il trentasettenne mantovano che ha conquistato il titolo europeo open di Elica a Bologna (con 27/30 e poi con l’affermazione in un serrato duello con il campione in carica Antonio Passalacqua) si considera uno spirito libero del tiro a volo che non può essere incasellato in una categoria. Anche se l’interessato non esclude che in ciascuna disciplina la preparazione ad un evento importante presupponga di circoscrivere momentaneamente in modo esclusivo l’attività. Di tutto questo, Luca Lipreri parla proprio nell’intervista che vi proponiamo.
Luca, una vittoria strepitosa all’Europeo. Preparata accuratamente o maturata in modo estemporaneo sul campo?
L’Elica è una disciplina in cui il risultato è sempre inaspettato. Puoi fare bene, puoi fare male, come invece puoi fare addirittura malissimo. Appunto perché l’Elica è un bersaglio veramente imprevedibile in cui, ad esempio, le condizioni di visibilità nell’impianto di gara e la forza del vento giocano un ruolo fondamentale. Nelle giornate dell’Europeo a Bologna effettivamente c’è stato poco vento e, quando si è presentato, semmai era a favore del tiratore, cioè: rallentava le eliche. Invece a Ghedi, in una delle gare delle scorse settimane che ho utilizzato per allenamento all’Europeo, il vento era fortemente a sfavore e in quel caso c’erano testimoni che uscivano anche con eliche colpite di prima canna. Ma l’imprevedibilità, appunto, è sempre in agguato. A Bologna ci sono stati tiratori che hanno fatto 20/20 nella gara del venerdì e poi hanno sparato male all’Europeo. Io ho fatto 12/12 in una delle prove del prologo, sono entrato nel barrage finale, ma ho sbagliato un’elica in finale e sono uscito dal gruppo di testa. Però, devo dire che in quel momento ero soddisfatto di aver fatto quel 12/12 che mi consegnava un bel risultato in vista della gara principale.
Quindi, hai affrontato l’Europeo con grande convinzione?
Sì, guidato da quella impostazione di pensiero maturata nei giorni immediatamente precedenti, ho affrontato in maniera molto tranquilla la gara dell’Europeo. Non mi sono fatto aggredire dall’ansia. Sì, certo: un lieve stato di agitazione si crea sempre quando affronti una gara importante. Ma non sono caduto nel tranello che spesso fa dire in maniera ossessiva ai tiratori: mamma mia, devo fare l’Europeo, chissà cosa mi aspetta..?! Ero sicuro della mia preparazione e della mia attrezzatura. Vogliamo dire, poi, che nell’Elica c’è una forte componente di casualità? Vogliamo chiamarla: fortuna? Perché no..? L’impegno, però, c’è stato. E i sacrifici a monte di questo Europeo, anche. E, pur senza esagerare con la presunzione, c’è stata anche la mia bravura. Però, appunto, c’è stata sicuramente anche quella che chiamiamo fortuna.
Tecnicamente come ti sei preparato per la gara di Bologna?
Con tanti sacrifici, appunto. Ma ho portato a casa il titolo con le mie forze, con le mie risorse. Con il determinante supporto psicologico della mia compagna Azzurra e dei miei genitori. Tecnicamente, poi, mi sono preparato sparando all’Elica in maniera esclusiva per un mese abbondante. Ho escluso completamente Compak e Fossa Olimpica e come sedi di allenamento ho scelto Ghedi e Bologna. Il mio motto per l’allenamento è: meglio poche eliche, ma buone. Nell’arco del mese di allenamento esclusivo avrò sparato sì e no a un centinaio di eliche. Non serve un allenamento intenso: serve essere mentalmente preparati. E il criterio utile è che devi affrontare poche eliche alla volta, in giornate con condizioni atmosferiche sempre molto diverse.
Luca, si è trattato di un Europeo senza punteggi vertiginosi: come spieghi ad esempio i tuoi zeri?
Dalle 20 eliche del primo giorno sono uscito con un 18. Ma in realtà c’era solo un 19 davanti a me. Abbiamo affrontato eliche con una certa difficoltà e infatti i miei errori sono maturati su bersagli con prerogative molto diverse: due zeri su lanci centrali, uno basso e uno alto, e un altro su un sinistro. Nello spareggio per il titolo, quando eravamo in quattro, ho sbagliato la quinta elica che mi avrebbe potuto far vincere. Sicuramente lì è entrata in gioco un po’ di tensione. Era un’elica semplice: un lancio dalla quarta macchina con una traiettoria abbastanza prevedibile. Poi, però, mi sono tranquillizzato e nelle due eliche del duello con Antonio Passalacqua ho colpito senza esitazione con due prime canne.
Cosa c’è dietro l’angolo per il neo-campione europeo di Elica Luca Lipreri nella seconda parte della stagione?
Malgrado tutto sono un eclettico e non mi voglio smentire. Sono già iscritto al Mondiale di Compak a Rio Salso. Di Elica si riparlerà nel 2027 quando parteciperò alle gare internazionali in maglia azzurra…
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Un bel risultato, malgrado tutto, ma questo titolo l’ho voluto perdere proprio io, per almeno tre volte nell’arco della gara. Abbiamo affrontato eliche che, per i giri bassi, si sono dimostrate abbastanza suscettibili anche alla minima avvisaglia di vento. Ne sono scaturite traiettorie molto irregolari. Ma, ripeto, principalmente si tratta di errori miei. Tranne la trentesima elica: quella che mi avrebbe consegnato la vittoria con 28. Ho fatto lo zero su di un brutto bersaglio che si è mimetizzato sotto la cassetta: una di quelle eliche che si nascondono subito alla partenza. Semmai, prima avrei dovuto evitare altri zeri nelle 30 eliche di programma. Anche lo zero all’ultima dello shoot-off è stato un errore un po’ banale. Era un’elica che si poteva colpire a occhi chiusi. Mi sono posizionato tra la seconda e la terza macchina e mi sono mosso male: il bersaglio mi ha preso in controtempo. So che questa volta non ho sparato a un grandissimo livello, ma malgrado tutto un secondo posto è un buon risultato. Certo: quando ti abitui a vincere, non riuscire a vincere infastidisce un po’. Ma questo è il bello dello sport.
Quest’anno d’altronde non ho sparato molto all’Elica. Alcuni automatismi e il tempo sul bersaglio non erano ottimali perché mi sono dedicato di più al piattello. Sono arrivato all’Europeo con una fucilata troppo veloce per l’Elica, soprattutto sulla seconda canna che nel Trap è in rapida sequenza rispetto alla prima. Nel piattello la traiettoria è quella che vedi alla partenza e quindi puoi esplodere la seconda in sequenza rapida. Nell’Elica invece la seconda canna va un po’ più gestita perché il bersaglio si muove di più. Questo problema è emerso chiaramente negli errori di cui parlavo. Effettivamente, sarebbe saggio dedicare una quindicina di giorni all’Elica in modo esclusivo alla vigilia di una gara importante.
Adesso lo sguardo è rivolto al Mondiale. Sarà una gara con 400 iscritti. Ci saranno americani, argentini, anche spagnoli, a quanto pare. E poi i portoghesi in casa sono sempre fortissimi. Non ho mai sparato a Braga, nel campo che ospiterà il Mondiale. Si parla di un campo molto ben attrezzato. Sarà certamente una gara che, in assenza di vento forte, si giocherà su punteggi molto alti. Sono convinto che usciranno le serie di 30. E quindi dovremo prepararci a una bella battaglia!




