Giovanissimevolmente: Giada Antonellini, Elisabetta Sozzi, Martina Chiericati

Le tre Allieve della Fossa Olimpica che hanno conquistato il podio al Gran Premio del Settore Giovanile di Cieli Aperti raccontano la loro gara

(di Massimiliano Naldoni)

Sono tre storie agonistiche diverse quelle che caratterizzano le atlete che hanno occupato le posizioni da medaglia tra le Allieve della Fossa Olimpica al recente Gran Premio del Settore Giovanile di Cieli Aperti. Per Giada Tiziana Antonellini, sedicenne di Bagnacavallo che ha conquistato il primato con 94/125 e un cospicuo 19/25 in finale, si tratta di un auspicato ritorno al futuro che ha favorito una vittoria netta dopo una fase interlocutoria che aveva seguito la luminosa epoca della militanza tra le Esordienti e tra le Giovani Speranze. L’argento conquistato da Elisabetta Sozzi (95 + 18) premia invece la diciottenne atleta di Parma (allieva di Gianni D’Alfonso al Tav Po) con una importante presenza sul podio maturata dopo il tenace perseguimento del risultato in questi primi anni di Settore Giovanile. Per Martina Chiericati (95 + 16) la medaglia di bronzo è invece la felice concretizzazione del primo podio nazionale dell’atleta diciottenne di Povegliano Veronese che, approdata al tiro a volo appena dodici mesi fa, veste la maglia del Concaverde ed è allieva di un’istruttrice d’eccezione del calibro di Sara Fanciullacci. Alle tre Allieve del podio di Cieli Aperti abbiamo chiesto di raccontare il connotato tecnico, agonistico ed emotivo di questa prova recente.

Giada, che cosa rappresenta questa vittoria di Cieli Aperti?

È stata una bella soddisfazione perché arrivavo da un periodo abbastanza lungo in cui le gare non erano andate bene: quantomeno non erano andate come avrei voluto. Sono contenta di questo risultato perché sto lavorando tanto: sia in allenamento che anche, ad esempio, nell’attività agonistica dei fine settimana. Per me è una bella conferma perché le gare del Settore Giovanile innescano sempre un po’ più di ansia e quindi aver ottenuto questo risultato in una di quelle gare rappresenta una bel successo.

Con quale atteggiamento allora hai affrontato questo Gran Premio?

Non pensavo di vincere. Pensavo semmai di arrivare in finale: magari non certo con il miglior dorsale. Il primo giorno non ho sparato benissimo e mi ero un po’ abbattuta, quindi a quel punto ancora non ero convintissima di poter fare un bel risultato. Ma anche nel 16 della seconda serie non è andata come a volte capita: cioè che fai una brutta serie e quei piattelli che colpisci sono addirittura un colpo di fortuna. No, anche in quella serie i piattelli li ho rotti bene. Però mi sono avvitata a pensare agli zeri: cominci a pensare perché non sei riuscita a rompere quel piattello e a quello che forse devi cambiare. Tutti pensieri che in pedana non dovresti avere. Dovresti invece pensare: vado avanti e basta.

La seconda giornata ha preso però un’altra piega.

Del secondo giorno sono molto contenta: il 19 e il 23 sono un bel punteggio. A quel punto sono arrivata in finale con questo pensiero: ok, sono in finale, mi sono salvata dopo le incertezze del primo giorno, vediamo come va… Il 23 della quinta serie ha avuto un bel significato in quella fase della gara. Ho notato infatti che se nell’ultima serie di qualificazione faccio un buon punteggio, se anche non entro in finale tra le prime, mi arriva comunque una bella carica. Però non bastava per essere sicurissima: quando sono entrata in pedana per la finale ero in quella tipica situazione in cui non sai esattamente che risultato potrai ottenere. Dicevo: mi impegno al massimo, vediamo cosa viene. Poi fra l’altro in finale ho fatto uno zero al primo e al secondo. Non sono proprio riuscita a realizzare l’allineamento degli occhi e delle canne del fucile e quindi non sono proprio riuscita a seguire i piattelli. A quel punto ho detto: diamoci una scossa. E forse, strano a dirsi, è proprio in quel momento che ho capito che ce la potevo fare. Infatti poi, strada facendo, ho visto che la possibilità del podio si era concretizzata e perfino ho pensato: ma allora soltanto del podio non ci possiamo proprio accontentare!

Esattamente che tipo di allenamento stai svolgendo in questo periodo?

Con il mio allenatore Eros Scarpino ci vediamo una volta o al massimo due volte al mese, quindi lavoro poi molto a casa: a Conselice. Da sola però sto facendo un gran lavoro con le indicazioni di Scarpino e con quelle della mia mental coach Lara Badiali che approfitto per ringraziare. Sto facendo tante gare e in prova mi alleno appunto simulando il più possibile la gara. Faccio le ripetizioni obbligate: ad esempio mi impongo di colpire gli stessi tre piattelli da quella determinata pedana prima di poter passare alla successiva. Poi naturalmente devo capire come applicare in gara tutto il lavoro che svolgo in allenamento. Ma a quanto pare, questa volte ha funzionato e spero che sarà ogni volta così. Adesso l’obiettivo è il passaggio tra le Juniores, possibilmente per il punteggio: quindi vado a inseguire il 108!

Elisabetta, possiamo dire che quello che hai conquistato a Cieli Aperti è un argento che vale perfino oro?

È sicuramente il risultato migliore della mia carriera. Ero riuscita ad entrare in finale un’altra volta, ma non era andata così bene e quindi: sì, di questi quattro anni di attività è certamente il traguardo più importante. Posso dire che questa medaglia ci voleva proprio perché cominciava a diventare difficile trovare sempre nuove energie senza ottenere qualche bel risultato.

A Cieli Aperti sei stata autrice peraltro di una bella gara in crescendo.

Sì, non me lo aspettavo neppure perché di solito le ultime serie sono sempre complicate per effetto dell’ansia che mi assale. Invece questa volta sono riuscita a gestire bene anche l’ansia e questo è un altro elemento di soddisfazione. Devo anche dire che appunto non mi aspettavo un risultato di qualificazione come invece sono riuscita a fare perché in questi ultimi mesi mi ero presa una pausa, ho sostenuto pochi allenamenti, e ho ripreso l’attività soltanto molto avanti nella stagione: appena prima del Gran Premio di Umbriaverde. Una sorpresa per me è stata anche il risultato della finale perché non mi ero allenata: non sospettavo davvero di entrare in finale e quindi non avevo lavorato in maniera specifica sulla serie a un colpo. Sono riuscita però a trovare una concentrazione solida che mi ha aiutato molto. È vero che mi affido molto alla prima canna anche in qualificazione e questo probabilmente si è rivelato un vantaggio anche in finale.

In finale si è affacciata l’ipotesi addirittura di vincere?

Con Giada negli ultimi cinque piattelli eravamo a pari, poi io ho sbagliato l’ultimo e ha vinto Giada che ha meritato pienamente questa vittoria. Siamo compagne di squadre e amiche e quindi sono molto contenta che lei abbia raggiunto quel traguardo.

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Martina, il terzo posto è gratificante oppure aspiravi a qualcosa di più?

È un risultato molto soddisfacente perché gareggiavo con ragazze molto brave che hanno già raggiunto un ottimo livello agonistico, mentre io in effetti sparo da appena un anno. È anche il mio primo podio in una gara nazionale dopo quello della qualificazione regionale della Lombardia del 2 giugno.

A Cieli Aperti hai condotto la tua gara con buona regolarità tranne che nella quarta serie: che cosa è successo?

Ho sparato alle nove del mattino e avevo il sole negli occhi. La luce del sole batteva addirittura sulla canna del fucile e ho fatto davvero fatica all’inizio di quella serie. Poi, nel corso della serie, mi sono adeguata alla situazione, ma è venuto fuori un 15 e in quella situazione non era possibile fare di più. Nella serie successiva sono riuscita a totalizzare un 21 e credo di aver dimostrato di aver recuperato il controllo della mia gara.

Il punteggio di qualificazione è stato quello che immaginavi?

Ho fatto un buon lavoro in allenamento negli ultimi tempi e quindi, sì: è nella media che riesco a rispettare in prova. Essere riuscita a replicarlo in gara è un buon risultato. Mi sento in dovere di ringraziare Sara Fanciullacci che è la mia istruttrice: con lei abbiamo preparato queste due gare e quindi il merito di avermi fatto raggiungere questi due podi spetta proprio a Sara.

In che modo hai affrontato la finale?

C’è stata una partenza molto buona perché ho completato senza errori la sequenza dei primi dieci piattelli e anche ai quindici avevo un buon punteggio. A quel punto ero un po’ sbalordita anche io dal momento che era soltanto la mia seconda finale. Però con Sara Fanciullacci avevamo preparato bene anche la finale e ci eravamo concentrate molto anche sui lanci destri e sinistri che ovviamente si sono rivelati difficili nella finale di Cieli Aperti. È la dimostrazione che a un buon risultato si perviene sempre con una solida preparazione alle spalle.

Foto: Cieli Aperti