Gabriele Rossetti: tutte le strade portano a Roma
Galvanizzato dal successo di Almaty, è ancora il trentunenne toscano a brillare tra gli Eccellenza dello Skeet al Gran Premio Fitav di Lunghezza
(di Massimiliano Naldoni)
Forse non portano a Roma proprio tutte le strade, ma quella che sta percorrendo Gabriele Rossetti certamente sì. È del resto proprio sulle pedane capitoline che il titolato atleta toscano ha centrato una vittoria cristallina al secondo Gran Premio Fitav di Skeet. Tra gli Eccellenza l’azzurro pistoiese ha concluso la qualificazione con 122/125 alle spalle del 124 di Valerio Palmucci e del 123 di Erik Pittini e poi ha perfezionato il primato in finale, prima completando il percorso con 35/36 come l’ottimo Pittini e poi regolando il friulano per 1 a 0.
Gabriele, con questa affermazione prosegue la tua splendida striscia positiva.
Sì, sono molto contento per la terza vittoria consecutiva dopo il primo Fitav e la prova del Kazakhstan. Devo dire che soprattutto sono venuto a Roma a gareggiare nel Gran Premio Fitav perché, grazie alla vittoria in Coppa del Mondo ad Almaty, mi sono qualificato per la finale che a dicembre si svolgerà proprio al Tav Roma. Quindi mi sono presentato al Gran Premio con il preciso obiettivo di provare i campi, ma nel momento che sei a fare una gara devi anche cercare di portare a casa il risultato, nonostante una certa stanchezza ereditata dalla più recente World Cup. Però, ripeto, quando affronti una gara, se anche stai eseguendo un test, come è avvenuto questa volta nel mio caso, devi puntare al miglior risultato possibile. Per me questa è la conferma della qualità del lavoro tecnico svolto fino ad ora: è la prova che sono sulla strada giusta
L’impressione è che tu riesca a mettere sempre tutto te stesso in ogni competizione, indipendentemente dal livello agonistico e dalla posta in palio.
È un atteggiamento che cerco di assumere sempre. Anche se in questa gara mi sono accorto di aver fatto un paio di errori in qualificazione perché percepivo di non avere quella grande tensione che sperimento invece altre volte. Mi sono distratto e ho sparato un paio di piattelli con superficialità: forse appunto perché guardavo più al test che stavo eseguendo che all’obiettivo della vittoria. Poi, entrato in finale, per la presenza di tanti miei colleghi molto forti e per la tipologia di gara, a quel punto si è trattato di un bell’allenamento in vista della prossima Coppa del Mondo ed era giusto onorare quel momento con la miglior prova possibile. A livello di qualificazione, in questo caso il 122 è un buon risultato. In ambito internazionale magari è certamente preferibile puntare più in alto e infatti so che potevano esserci due piattelli in più, ma adesso va bene così: quando vinci tre gare consecutive ricevi una bella iniezione di fiducia e appunto la conferma che il lavoro è quello giusto.
Foto: Issf




