Adriano Avveduto: uno straordinario percorso verso l’oro

Dopo tanti prestigiosi piazzamenti, sulle pedane di Fagnano la Sicilia conquista la vittoria al Trofeo delle Regioni 2026 di Fossa Universale

(di Massimiliano Naldoni)

La Sicilia domina il Trofeo delle Regioni di Fossa Universale 2026 e centra un titolo inseguito per anni. Il direttore tecnico della compagine, Adriano Avveduto, per la gara in programma sul campo di Fagnano ha composto una squadra che aveva come obiettivo davvero soltanto la vittoria. Nella formazione, alla comprovata esperienza di Francesco Pollicino, Paolo Putano e Maurizio Annaloro si sono unite la fresca esuberanza dell’azzurrino Luca Baldo Annaloro (che non a caso ha composto il miglior parziale in gara: 96/100) e l’affidabilità di Raffaello Grassi e Stefano Covato. La Sicilia di Adriano Avveduto – con atleti che militano sotto le insegne della Contea e di Ramacca – ha totalizzato 556/600 e ha preceduto il Lazio (551) e la Campania (545).

Coach Avveduto, questa vittoria rappresenta una vera pietra miliare per la Sicilia dell’Universale?

Sì, finalmente, dopo quattro bronzi e un argento: vinciamo l’oro! I segnali c’erano ed erano già evidentissimi in allenamento quando i ragazzi hanno offerto una prova perfino nettamente superiore a quello fornita poi in gara. Possiamo dire che nelle serie di prova gli atleti hanno stabilito un punteggio superiore addirittura di quattro o cinque piattelli rispetto poi alle serie di gara: ieri ho assistito ad un 98, a un 97, a un 96. Ma per molti di noi si è trattato della terza trasferta consecutiva che abbiamo compiuto, in maniera molto ravvicinata, in questa parte conclusiva della stagione dopo il Campionato delle Società e la Coppa dei Campioni, quindi possiamo anche concedere che, per la stanchezza che deriva da questa attività frenetica in un tempo ristretto, non sia facile riuscire ad essere al 100% del rendimento per due giorni consecutivi.

Quale atleta dei sei della squadra è riuscito addirittura a sorprenderla?

Luca Annaloro è uno Junior molto forte: ha fatto da apripista e si è comportato da traino per tutta la squadra. Ma, come avviene sempre nelle gare a squadre, il risultato di un solo elemento non basta mai, e quello che davvero conta è che il risultato collettivo è stato strepitoso. Ritengo che 556/600 sia un gran punteggio se ottenuto, fra l’altro, in un campo non facile in cui anche atleti e atlete di grandissimo livello hanno offerto prestazioni meno brillanti.

D’altronde, già presentando la squadra, aveva fatto riferimento alla solidità tecnica collettiva.

Quella schierata al Regioni a Fagnano era una squadra da otto/nove zeri al massimo per serie: perché quello era stato il livello con cui avevamo condotto tutto l’allenamento. Era certamente la squadra più forte che la Sicilia potesse schierare in questo momento. Era soprattutto una squadra composta da tiratori davvero capaci di creare il gruppo e di sostenerlo per tutta la durata della gara, nonostante che si sia trattato di un gruppo di tiratori che, per appartenenza societaria e per le diverse località di residenza, non hanno avuto la possibilità di svolgere l’allenamento sempre insieme. Per mia abitudine, al Trofeo delle Regioni di Fossa Universale compongo la squadra con l’ossatura della Contea a cui si aggiungono poi gli altri due o tre elementi: questa coesione di base mi agevola ad inserire appunto gli altri elementi nel contesto della squadra. Posso anche dire che la Sicilia dell’Universale dispone in questo momento, e ormai da tempo, di un buon numero di specialisti con grandi doti: basta considerare che ho lasciato a casa Vincenzo Triscari che è stato campione del mondo. Diciamo pure che se Vincenzo non è stato incluso tra i convocati, non è per una scelta tecnica, ma per il fatto che questo nostro grande atleta sta vivendo un momento molto importante della sua vita personale e l’impegno della squadra sarebbe stato un carico di sollecitazioni troppo forte in questa fase.

L’ultima serie ha generato stress, come avviene di consueto, o questa volta l’avete affrontata con una diversa predisposizione?

L’unica serie meno positiva della gara è stata effettivamente l’ultima in cui siamo partiti malissimo. Non esito a ripeterlo: malissimo. Tutta la gara è stata intensa ed è accaduto comprensibilmente che anche tiratori forti di grande esperienza abbiano accusato una certa fatica che si è manifestata in un evidente calo di rendimento. Era anche evidente che, pur non andando a sbirciare la classifica, perché io impongo di non farlo, sapevamo di essere posizionati bene in classifica e certamente quel fenomeno produce stress. Prima dell’ultima serie il nostro vantaggio era consistente, però confesso che quando si sono manifestate subito le difficoltà nei primi piattelli della serie, sono stato in apprensione. In quel momento ci ha aiutato un evento imprevisto: si è verificato un problema tecnico al fucile di Stefano Covato e quell’episodio ci ha costretto ad una sosta prolungata. L’interruzione ha spezzato il ritmo negativo e alla ripresa della gara abbiamo saputo gestire i rimanenti diciassette piattelli nel modo giusto, facendo soltanto sei zeri in quella metà della serie che restava. È stata certamente una gara di grandi emozioni in cui, in realtà, prima dell’ultima serie mi ero sentito fin troppo tranquillo e quindi il sospetto di trovare la proverbiale buccia di banana all’ultimo momento un po’ si era affacciata. Ma invece, poi, quella buccia di banana l’abbiamo evitata.

Forse l’ultimo brivido lo ha prodotto lo zero imprevisto al centesimo piattello di Paolo Putano che era il primo della batteria?

Se Paolo avesse colpito quel piattello, aritmeticamente avremmo vinto. Ma, sempre per fare appello all’aritmetica, per non vincere avrebbero dovuto incappare nello zero anche tutti gli altri cinque della squadra e statisticamente era davvero quasi impossibile. Ma soprattutto era impossibile per la qualità generale di una squadra composta da tiratori fortissimi. Infatti quello zero non ha lasciato traccia e i ragazzi hanno proseguito con cinque centri ottenuti con altrettante prime canne.

Coach Avveduto, ha guidato due squadre a distanza di pochi giorni  in due gare profondamente diverse e non soltanto per le discipline: quali sono gli aspetti che differenziano le due competizioni?

Nella Coppa Campioni di Fossa Olimpica salire sul podio è il sogno di qualsiasi formazione ed era quindi anche il nostro come squadra della Contea. Di conseguenza, per noi, in quella gara, qualunque risultato avrebbe avuto valore e arrivare secondi, oltretutto per un solo piattello, è stata una gioia assoluta. Nel caso del Trofeo delle Regioni di Fossa Universale, invece, io inseguivo il titolo da cinque stagioni e francamente avevo percepito che questa poteva essere la volta giusta. È un titolo che ci è sfuggito molte volte anche per pochissimi piattelli e quindi dico sinceramente che questa volta volevo e volevamo vincere. Sono partito con la volontà di vincere e confesso che quel proposito ha rappresentato un peso non da poco e anche una responsabilità che però non volevo trasmettere agli atleti. Abbiamo conquistato anche questa vittoria e adesso il raggiungimento di questo ennesimo grande traguardo mi fa perfino pensare di aver completato il mio percorso in questo ruolo. Ma appena ho formulato ad alta voce questa idea, tutti i ragazzi della squadra e anche il Delegato Fitav della Sicilia Michele Sollami mi hanno subito categoricamente smentito dicendomi che adesso, per i tanti risultati raggiunti, semmai il lavoro sarà ancora più impegnativo, ma che devo essere proprio io a proseguire l’opera. E quindi, nel momento stesso in cui ne parliamo, è tempo di rimettersi già al lavoro…

Foto: Matteo Novarina