Santo Falanga: Lombardia da dieci e lode

Al Trofeo delle Regioni di Fossa Olimpica i bianco-verdi centrano la vittoria con una prova di grande compattezza

(di Massimiliano Naldoni)

Santo Falanga, che è un dirigente pragmatico, fa parlare i numeri. Commentando il successo della sua squadra della Lombardia al Trofeo delle Regioni 2026 di Fossa Olimpica, snocciola con legittimo orgoglio il responso delle ultime quattro partecipazioni. Per i bianco-verdi del Trap nel giro di quattro stagioni ci sono due vittorie, un bronzo e un argento.  Si dice sempre che il successo più recente sia quello che risulta più prestigioso, ma anche nei si dice un fondo di verità c’è. Sicuramente, infatti, la vittoria conquistata domenica 18 ottobre sulle pedane emiliane del Tav Olimpia è stata combattutissima e ampiamente meritata da un collettivo – quello della Lombardia, appunto – che ha dimostrato una coesione formidabile. Con 139/150 alla prima e alla terza serie, con 137 alla seconda e 136 nel quarto round, la Lombardia di Santo Falanga ha artigliato il Regioni 2026 con 547/600 davanti al Lazio e alla Calabria. Raffaele Montoro è stato il man of the match dei lombardi: il suo 99/100 è stato anche il tetto qualitativo assoluto della gara di Crevalcore. 93 centri li ha inanellati Daniele Bertolini; Andrea Prati e Michele Lombardi hanno contribuito con 91, Matteo Pasina ha prodotto 87 centri e 86 bersagli utili li ha forniti Graziano Borlini. Nel racconto di Santo Falanga tutti i dettagli di una prova che ha già assunto i toni di un’ impresa leggendaria.

Coach Falanga, alla vigilia del Regioni aveva espresso prudenza sul risultato, ma probabilmente sapeva che la squadra poteva esprimersi a livelli alti.

Sono stato prudente nelle previsioni perché è vero che gli atleti stavano sparando bene in allenamento, ma la gara è tutt’altra cosa. E poi qualche incognita si era verificata anche in allenamento. Ad esempio, nel campo 1, quello in cui poi in gara abbiamo effettuato la quarta serie, in allenamento avevamo collezionato ventitré zeri.

Come valuta, a freddo, le quattro serie che i suoi atleti hanno confezionato?

I ragazzi sono partiti con un 139 e quindi con una serie ottima, hanno proseguito con una seconda serie quasi sullo stesso livello, poi alla terza serie hanno replicato l’ottimo livello della prima. La quarta non è stata la nostra serie migliore, ma è stata quella che poi, come sempre accade, nel bene o nel male decide tutto. È anche vero che quell’ultima serie, noi e anche altre squadre, l’abbiamo effettuata in condizioni difficili: con la luce che se ne andava gradualmente e anche con la pioggia. E l’abbiamo anche sparata appunto nel campo che anche in allenamento ci aveva creato più preoccupazioni. Aggiungiamo poi quella tensione che la gara produce quando una squadra sa che ogni piattello può essere determinante per vincere o invece magari per finire addirittura fuori dal podio. Non trascuriamo poi alcune situazioni individuali che possono incidere: in quel campo Graziano Borlini aveva ammesso di avere difficoltà a vedere gli sganci e infatti ha sicuramente faticato in quell’ultima serie. Graziano ha però una tenacia incrollabile: le sue seconde canne mirate sono una garanzia per portare a casa il risultato. Matteo Pasina ha affrontato quell’ultima serie con una forte tensione. Matteo è un tiratore che aggredisce molto il piattello e su quel campo quella sua attitudine gli ha fatto sicuramente perdere qualche piattello. In parallelo, Andrea Prati è un Terza categoria che l’anno prossimo sarà un Seconda e questa volta ha fatto una super-gara. E anche Daniele Bertolini è stato il solido pilastro di cui la squadra aveva bisogno. Una cosa è certa: siamo sempre stati in testa in tutta la gara, però c’erano almeno altre due squadre che hanno rappresentato validamente una minaccia sempre ravvicinata.

Ad un’analisi delle singole serie si nota che nella terza si è verificata un’anomala concentrazione di zeri negli ultimissimi piattelli che, se evitata, avrebbe assicurato alla squadra un margine più ampio nell’ultima e uno stress minore appunto nella frazione decisiva.

Effettivamente dopo il ventiduesimo piattello di quella terza serie è maturato qualche zero di troppo. Se io adesso visualizzo di nuovo tutta quella serie, vedo che avrebbe potuto essere tranquillamente una serie da 141 perché i ragazzi avevano sparato benissimo: basta considerare che degli undici zeri di quella serie, quattro sono relativi proprio agli ultimi due turni. Il 139 era certamente un ottimo punteggio ma, sì: concordo che non ci ha fornito quel vantaggio che avrebbe potuto dare più serenità nell’ultima. Però devo dire che proprio in quella serie ho visto la forte unità della squadra: sebbene fossero in sei, erano in realtà una persona sola, si sono amalgamati perfettamente e hanno saputo far gruppo. Sembra un ragionamento già fatto, ma è sempre validissimo: in una squadra se c’è qualcuno che gioca in singolo, la gara non la vinci.

È vero che vince la squadra, però in questo Regioni 2026 un punteggio individuale come il 99 di Raffaele Montoro ha fatto la differenza nel vero senso della parola.

Raffaele non è stato soltanto strepitoso nel punteggio, ma anche nella gestione della squadra. Montoro sa bene che lo definisco un ragazzone grande e grosso che ha grandi doti agonistiche: quella è un’impressione che Raffaele mi aveva fornito chiaramente durante la stagione e infatti per quel motivo lo avevo voluto in squadra e lo avevo schierato in prima pedana nella batteria. Di un atleta a volte si riceve un’ottima impressione, ma alla prova dei fatti magari è diverso. Invece Raffaele Montoro ha saputo confermare la mia impressione: è stato un gigante per quanto riguarda il punteggio ed è stato anche di grande supporto per tutti gli altri. Se qualcuno ha attraversato un momento di difficoltà, Raffaele è stato in grado di intervenire e risolvere anche soltanto con uno sguardo e un gesto. Questo nostro atleta puntava al 100/100 che era stato in grado di fare già in occasione di un Gran Premio di Prima categoria: ad impedirglielo è arrivato quell’unico zero su di un destro montante che sul campo 1 non ha percepito bene, ma quel 99 vale come se fosse un en-plein.

Coach Falanga, come giudica il debutto al Regioni del più giovane del gruppo: Michele Lombardi?  

Non conoscevo personalmente Michele fino a poco tempo fa. Avevo visto che aveva fatto dei risultati interessanti nelle gare del Settore Giovanile e ne avevo parlato con Silvio Grande che ha ovviamente una conoscenza diretta e particolareggiata della situazione degli Juniores e che mi aveva confermato che si trattava di un atleta affidabile. In gara Michele ha incontrato delle difficoltà su qualche destro che gli ha fatto perdere la calma, ma insieme abbiamo rimediato e il risultato è arrivato.

Qual è il criterio con cui ha individuato questi sei brillantissimi titolari?

Anche in passato ho sempre guardato al rendimento generale dell’atleta durante l’anno e questa volta ho rispettato quella regola. Il Campionato regionale da solo non può testimoniare la situazione di un tiratore. In realtà poi i sei atleti non hanno fatto neanche un grande allenamento collegiale: per l’ingorgo di gare di queste ultime settimane era quasi impossibile organizzarlo. Ci siamo trovati a Cieli Aperti un giorno e abbiamo fatto due serie tutti insieme. Stop: finita lì. Poi ne abbiamo riparlato a Crevalcore, ma anche sul terreno di gara del Regioni abbiamo fatto soltanto tre serie. Non era il caso di spremersi, perché il gruppo c’era e i risultati si vedevano. Sì, d’accordo: ho detto che al campo 1 in prova abbiamo fatto più di venti zeri. Ma nelle altre due serie i ragazzi hanno fatto appena  dieci zeri in una e otto zeri nell’altra. Forse rispondo adesso alla prima domanda: quando ho visto il risultato di quelle due formidabili serie di prova e ho deciso che bastava così, effettivamente ho pensato che, sì: avremmo potuto vincere.