Veniero Spada: la firma del fuoriclasse
Al Mondiale di Rio Salso il coach dell’Italia di Compak ha centrato un prestigioso alloro individuale tra i Veterani
(di Massimiliano Naldoni)
Commissario tecnico, ma anche e soprattutto raffinato specialista del Compak e dello Sporting. Veniero Spada ha infatti impresso il suo sigillo sul Campionato del Mondo di Compak di Rio Salso non soltanto perché, ancora una volta, ha selezionato e guidato abilmente una formazione – quella azzurra – che ha conquistato titoli e piazzamenti importanti in tutti i comparti, ma soprattutto perché si è ritagliato uno spazio illuminatissimo sul palcoscenico del confronto iridato di Tavullia assicurandosi l’alloro individuale dei Veterani con il punteggio di 190/200 davanti al britannico Tony Manvell e all’italiano Pier Luigi Fantozzi. Abbiamo chiesto allora al coach/campione di fornirci una sua lettura personale del recente episodio iridato.
Coach Spada, iniziamo il commento del recente Mondiale di Compak dalla qualifica Veterani..?
In questo caso dovrei astenermi dal commento, per obiettività! Posso dire che, come avviene sempre a Rio Salso, è stato un bel Mondiale ed è stata una bellissima esperienza agonistica: sono ovviamente felice dei risultati che abbiamo conseguito come squadra e anche orgoglioso, perché no?, della mia prova personale. Ho vissuto personalmente tanti momenti emozionanti in questa gara: ad esempio non ero soddisfattissimo del 22 che ho totalizzato sul campo 1. Poi, nel corso della gara, sono andato al campo 4 che era considerato micidiale anche dai contendenti più forti. In quel campo sono stati realizzati nove 25 in tutto il Mondiale e io sono riuscito ad essere l’autore di uno di quelli. E poi c’è stato il bellissimo duello consueto con l’amico inglese Tony Manvell. La nostra è una sfida ormai tradizionale. Due anni fa in Portogallo accadde che io avevo fatto 195 e mi sentivo relativamente tranquillo per il fatto che, oltre ad essere il mio un gran punteggio, Tony Manvell, che era in corsa per titolo, per raggiungermi avrebbe dovuto fare 50 nell’ultimo giorno. Quel 50, Tony lo ha fatto davvero: mi ha raggiunto, abbiamo spareggiato e lui ha vinto lo spareggio. Questa volta ho concluso le serie di nuovo per primo e dovevo aspettare il suo risultato in una situazione molto simile a quella di due anni fa. Alla sua settima serie Tony Manvell ha confezionato uno straordinario 25 al campo 7 e a quel punto ho davvero pensato che si riproponesse la stessa situazione del Portogallo. Poi, Tony all’ultima serie non è riuscito a tenere proprio lo stesso ritmo: mi ha permesso di vincere e lui ha comunque conquistato una bellissima e meritata medaglia d’argento. Un elogio sincero devo farlo anche a Pier Luigi Fantozzi che tra i Veterani è stato autore di un’ottima gara e con 187/200 ha meritato con noi l’onore del podio.
La squadra azzurra nel suo insieme ha risposto davvero altrettanto bene.
Sì, sono davvero molto contento di tutta la squadra. Il risultato degli Juniores è stato addirittura inaspettato: i ragazzi quest’anno non erano mai saliti sul podio a squadre e qui invece hanno addirittura stravinto, oltre a centrare il primo e il secondo posto individuale. Hanno fatto letteralmente i mostri! Ligi stava sparando bene e quindi la sua bella prova era nell’aria; Degli Antoni invece forse è arrivato meno in forma, ma ha davvero trovato la sua gara e Bobba ha dato un contributo di serenità perché è un atleta che affronta la gara con grande autocontrollo. In parallelo i Men sono stati brillanti. Marco Battisti è stato solido come di consueto. Michael ha perso un piattello-lepre per un salto anomalo nella prima serie e ha chiuso quella serie con 24: si sa che a quei livelli ogni piattello conta e in quel momento quel punteggio non era ottimale, ma ha saputo riprendere il ritmo e lavorare bene per la squadra. Daniele Valeri, poi, è stato stratosferico. Confesso che alla vigilia volevo addirittura mettere Daniele fuori squadra, non certo perché nutrissi dubbi, ma perché Davide Gasparini mi appariva più pratico delle caratteristiche precise del campo in cui dovevamo gareggiare. Poi, però, veramente all’ultimo minuto ho deciso per Valeri perché effettivamente il suo rendimento in questo momento doveva essere premiato. Ed è stata una scelta vincente perché ci voleva davvero quella prova strepitosa di Daniele per vincere a squadre.
Meritavano il titolo anche le atlete azzurre.
Sì, senz’altro. Poteva venir fuori il titolo anche nelle squadre Ladies, se la squadra della Spagna da parte sua non avesse fornito una grandissima prova. Beatriz Laparra è stata davvero extraterrestre! In parallelo Katiuscia ha avuto problemi in uno dei campi: non ha interpretato bene un piattello e ha fatto tutti gli zeri di quella serie proprio su quello stesso lancio. È ovviamente rimasta un po’ male per quell’episodio e si sa di nuovo che dopo un 20 diventa difficile tornare in pista per il titolo individuale in una gara con punteggi alti come è avvenuto questa volta.
Qualche nuvola leggera si è addensata questo Mondiale?
Lo so che non stiamo parlando soltanto delle condizioni meteo… Uscendo per un attimo sia dal ruolo di atleta che da quello di Commissario tecnico della squadra italiana, e interpretando invece semplicemente quello di appassionato, posso dire che anche in questo Mondiale, come è capitato anche qualche altra volta in questa e nelle passate stagioni, sarebbe stato opportuno che il tracciatore, nel caso specifico lo spagnolo Perea, prestasse maggiore attenzione a quelle sfumature che, in una gara che coinvolge centinaia di contendenti di tanti livelli diversi, sono importanti. Ci sono aspetti tecnici che in questi casi fanno davvero la differenza. Voglio scendere all’esempio: poiché Rio Salso presenta campi con un diverso grado di difficoltà, i lanci doppi simultanei dovevano essere preferibilmente dirottati su quei campi più abbordabili, proprio per equilibrare le difficoltà. Invece si sono concentrate alcune situazioni molto difficili su campi come l’1 e il 7, che in determinati orari presentano problemi di visibilità, e questo ha prodotto, qua e là, dei risultati molto al di sotto delle aspettative di alcuni partecipanti. Nel nostro sport ci sono sempre tante variabili. A me è capitato magari di affrontare i campi con quella concentrazione di difficoltà in una condizione di visibilità abbastanza favorevole: una situazione di cielo nuvoloso può essere ad esempio vantaggiosa in un campo in cui, con il cielo sereno, la luce del sole si presenta diretta verso il tiratore. Altri contendenti non hanno affrontato quei campi nella stessa situazione e il loro risultato è stato ovviamente più deludente. È sempre il punteggio a descrivere il grado di soddisfazione dell’atleta: se da un campo in cui, in condizioni normali, puoi uscire con un 22, ne vieni fuori con un 17 o un 18, è comprensibile il disappunto. Ed è proprio questo che si è verificato qualche volta anche a questo Mondiale. Per quel motivo, a mio parere occorre che ogni tracciatore rispetti sempre un bilanciamento delle difficoltà, inserendo poi, come abbiamo detto altre volte, quelle situazioni un po’ più estreme per creare la selezione al vertice della classifica. Non si tratta di considerare soltanto aspetti specificamente tecnici come possono essere gli anticipi o la grande distanza di un lancio, ma di situazioni anche più banalmente semplici come l’esposizione di un campo al sole o la qualità della traiettoria di un lancio. Anche perché dobbiamo sempre tener presente che in queste nostre discipline non olimpiche ci sono quei trenta-quaranta atleti di vertice dalle grandi doti che concorrono ai titoli, ma ci sono anche tanti appassionati e tante appassionate che non hanno l’ambizione di andare a medaglia, ma gareggiano semplicemente per divertirsi e per la grande passione per il nostro sport. E dobbiamo avere lo stesso grande rispetto per i due gruppi. Mi piacerebbe che di ogni gara si dicesse che le difficoltà avevano il giusto grado, erano equilibrate e distribuite con buon senso e che tutti i partecipanti si sono divertiti: e auspico davvero che presto si possa realizzare questo mio sogno.




