Mondiale di Sporting: parlano i protagonisti
Il selezionatore azzurro Veniero Spada e gli atleti Giuseppe Calò e Alessandro Gaetani spiegano le caratteristiche del confronto iridato del Portogallo
(di Massimiliano Naldoni)
È stata una gara tecnicamente molto difficile quella che all’impianto portoghese di Vale das Pedras, alle porte di Lisbona, alla metà di luglio ha assegnato i titoli iridati del 2026 di Sporting. La formazione azzurra del Ct Veniero Spada ha conquistato la medaglia di bronzo con la squadra dei Senior (504/600) composta da Giuseppe Calò, Alessandro Gaetani e Francesco Bordoni alle spalle di Francia (517) e Gran Bretagna (516). Nella gara individuale della stessa qualifica, con Gaetani al quinto posto, Giuseppe Calò si è ritagliato brillantemente il secondo posto: lo specialista toscano ha totalizzato 177/200 ed è stato superato soltanto di un piattello dal belga Alain Dequenne che si è laureato campione del mondo. Calò ha dovuto affrontare uno spareggio con l’inglese Shaun Stacey prevalendo poi per 16/25 a 14. Al selezionatore Veniero Spada e agli atleti Giuseppe Calò e Alessandro Gaetani abbiamo chiesto di raccontarci le prerogative degli itinerari portoghesi che hanno assegnato gli allori planetari della stagione.
Veniero Spada
Coach Spada, qual è il suo giudizio sintetico sul recente Mondiale di Sporting?
È una gara in cui sono state operate delle scelte tecniche da parte del tracciatore Jamie Peckham che hanno introdotto un alto tasso di casualità e hanno proiettato ovviamente quelle caratteristiche sul responso.
Che genere di difficoltà hanno affrontato le atlete e gli atleti in gara in questo Mondiale?
Le difficoltà sono state determinate dal fatto che in molti casi la parabola dei lanci era poco visibile perché in buona parte il volo del piattello era nascosto dalla vegetazione folta oppure perché il piattello si presentava di taglio, magari riservando al tiratore una finestra molto ristretta, addirittura di pochi metri, per realizzare l’intercettazione. Quell’alto tasso di casualità di ciascun campo ha prodotto un risultato che non voglio definire non attendibile, perché sarebbe ingeneroso e ingiusto nei confronti delle atlete e degli atleti, anche azzurri, che hanno ottenuto vittorie e piazzamenti, ma quantomeno spesso si è trattato di un responso non rispondente alla reale qualità di alcune atlete e di alcuni atleti.

Veniero Spada
In base al risultato, è chiaro che la squadra italiana ha manifestato una difficoltà tangibile a entrare in sintonia con questo genere di lanci.
Sì, la nostra squadra ha sofferto anche più di altre per quelle caratteristiche, perché non abbiamo l’abitudine di affrontare quel genere di lanci. Non sto formulando queste considerazioni per giustificare qualche risultato meno brillante che questa volta abbiamo conseguito, perché in effetti anche molti nomi celebri del panorama mondiale dello Sporting hanno condiviso questa interpretazione: cito, fra tutti, il francese Charles Bardou, un campione noto, affermato e titolato, che mi ha personalmente manifestato molte riserve sulle prerogative del terreno di gara in cui abbiamo disputato il Mondiale. Fra l’altro, in parallelo, da un bel numero di tiratori e di tiratrici in gara in Portogallo abbiamo anche ricevuto tanti complimenti per l’Europeo di Vetralla: e in queste manifestazioni di apprezzamento per il lavoro che abbiamo fatto per la rassegna continentale, per contrasto era contenuta una critica neppure troppo velata alla situazione che stavamo invece vivendo al Mondiale. Quelle riserve espresse da Bardou le condivido: risulta infatti difficile capire perché sullo stesso piattello un nostro Eccellenza abbia fatto magari lo zero e invece un tiratore di un’altra rappresentativa, di livello agonistico e di esperienza sicuramente inferiore, lo abbia colpito. È una situazione che si è verificata in numerosi casi: la mia peggior serie di questo Mondiale, ad esempio, è un 16/25 che ho totalizzato sullo stesso campo da cui anche Michael poco dopo è uscito con un 17. Poi, però, sui lanci di quello stesso campo sono stati realizzati sorprendentemente anche dei 23 e dei 24. È evidente che sulla distanza di duecento piattelli emerga poi il valore vero dei contendenti: questo per dire che, chiunque abbia conquistato le posizioni di vertice in classifica, lo ha certamente meritato. Il problema, semmai, è che la gara ha evidenziato appunto degli equilibri precari, per cui, se per ipotesi tornassimo adesso a gareggiare di nuovo per quattro giorni sugli stessi lanci del Mondiale, potremmo avere un esito completamente diverso e potremmo veder vincere alcuni dei nomi anche celebri che sono rimasti invece nelle retrovie due settimane fa. A vantaggio dell’attendibilità dei risultati, ma anche per ottenere il gradimento da parte di tutti i contendenti e soprattutto per promuovere la migliore immagine delle nostre discipline, occorre che una gara importante come il Campionato del Mondo rappresenti il top del livello qualitativo in senso organizzativo e tecnico e auspico che, per le gare future, sia sempre proprio quello il punto di riferimento degli organizzatori.

Giuseppe Calò
Giuseppe, qual è la tua interpretazione del profilo tecnico del recente Mondiale?
Abbiamo gareggiato su dei piattelli estremi e se non sei abituato a quel tipo di lanci, fai davvero fatica a fare il punteggio. Un esempio su tutti: le doppie simultanee che da noi sono abbastanza rare, mentre a questo Mondiale ne abbiamo affrontate almeno una per campo e in qualche caso anche due o tre. A me i piattelli estremi piacciono. Devo anche dire che ero fresco reduce da una gara a cui partecipo ogni anno: è un evento che si disputa a fine giugno a Sologne, in Francia, ed è tradizionalmente una gara con piattelli estremi in cui è già un’impresa riuscire a tenere la media del 20. Anche in quel caso sono arrivato secondo tra i Senior. Al Mondiale in Portogallo molti errori sono maturati anche su lanci provenienti da macchine collocate in basso rispetto alla prospettiva del tiratore: lanci sul modello del Trap, con piattelli in allontanamento che partivano già a una distanza di 30/35 metri e prendevano direzioni diverse. Qualche volta, poi, il vento ha influito pesantemente sulla gestione di alcuni bersagli. Qualche piattello, con un parabola estrema, è stato investito dalla folata, con il risultato che a qualche tiratore quel piattello si è presentato a 40 metri, ad altri invece a 60 metri: e c’è decisamente una bella differenza. Non per me, perché io soffro semmai proprio i piattelli vicini che non richiedono anticipo.

Giuseppe Calò
Alessandro Gaetani
Alessandro, che genere di gara è stata il Mondiale di Lisbona?
Una gara con piattelli senz’altro tosti! Non siamo abituati a quei piattelli: noi specialisti italiani dello Sporting affrontiamo i lanci dei Campionati del Mondo che volano mediamente a una distanza maggiore di una ventina di metri rispetto ai bersagli delle nostre gare. Questa volta, poi, c’erano uno o anche due piattelli difficili per piazzola e quei piattelli difficili te li ritrovavi regolarmente in doppia: questo ha prodotto ovviamente molti errori. Formulando una considerazione personale, tutto sommato mi sono piaciuto: nello Sporting io sono certamente favorevole ai piattelli difficili. Nel caso di altri atleti, capisco, però, che se inizi la gara con un punteggio negativo, ti fissi sull’idea delle difficoltà e difficilmente riesci a risollevare il risultato. Del resto, il primo giorno un paio di piattelli in più avrei potuto totalizzarli anche io. Ho affrontato due campi difficili e ho cercato di fare del mio meglio. Nei due giorni successivi, però, ho ritrovato slancio, anche se poi le difficoltà sono tornate all’ultimo serie.

Alessandro Gaetani
Infatti sei stato in corsa addirittura per la vittoria, ma l’ultima giornata ha trasformato improvvisamente gli equilibri: che cosa è successo?
Ho sbagliato l’ultimo campo: e va detto che era il più difficile. Di quel campo non ho proprio capito alcuni lanci: ho sbagliato tre volte lo stesso piattello e quello ha abbattuto il punteggio. Era un piattello che partiva dal basso e saliva rapidamente compiendo una curva sulla destra. C’erano molti lanci di quel tipo con piattelli che partivano dal basso e volavano in allontanamento. Io provengo dalla Fossa Olimpica e proprio con l’esperienza del Trap sono riuscito a controllarne un po’, ma è un genere di lancio che ha danneggiato molti. Sì, effettivamente sono stato in corsa per vincere fino a quell’ultima serie: con un punteggio nella media in quell’ultima serie sarei andato a medaglia!
Foto: Double Barrelled Picture Company




