Giovanissimevolmente d’inverno: Flavio Galetta e Diego Pinton
Il quindicenne pugliese e il diciottenne veneto sono atleti in ascesa nel panorama italiano under 21 della Fossa Olimpica
(di Massimiliano Naldoni)
Nello sport non è infrequente individuare delle strade parallele che, attraverso tappe analoghe, conducono giovani atleti verso lo stesso obiettivo: lo stato di servizio di due tiravolisti emergenti del panorama italiano del Trap come Flavio Galetta (nell’immagine di copertina) e Diego Pinton conferma proprio quell’ipotesi. Pur con una differenza anagrafica anche marcata (Flavio è un quindicenne, mentre Diego è un quasi diciannovenne), la storia tiravolistica dell’atleta brindisino e del suo collega padovano sono simili: e per una curiosa e favorevole coincidenza, nel loro caso ci sono anche due nonni con lo stesso nome (il nonno Aldo di Pinton ma anche il nonno Aldo di Galetta) che hanno svolto il ruolo di artefici molto attivi nell’avviamento sportivo dei nipoti in direzione della Fossa Olimpica.
Diego Pinton (all’anagrafe, per la precisione: Diego Isac) ha iniziato a praticare il tiro a volo soltanto appena dodici mesi fa, anche se un primo timido approccio alla pratica di pedana risale a molti anni prima.
“Il mio nonno Aldo e il mio papà – spiega l’atleta veneto – praticavano e praticano il tiro a volo al Tav La Fattoria di Mira ed era capitato che, proprio seguendo loro, mi fossi avvicinato a questo sport pur senza praticarlo. Poi c’è stato il periodo del Covid e la prospettiva di un approccio più convinto al tiro a volo è sfumata. È stato appunto il nonno Aldo a sollecitarmi un anno fa a sperimentare la Fossa Olimpica e in quel momento ho capito subito che il tiro a volo era proprio lo sport che ci voleva.”

Diego Pinton
Per quanto il suo avvicinamento alla pratica di pedana sia stato compiuto con prudente gradualità, in effetti nella vita di Diego Pinton lo sport al più alto livello era già ben presente.
“Per nove anni – racconta il diciottenne di Cadoneghe tesserato al Tav Mira – ho praticato la pallanuoto a livello agonistico. Avevo iniziato in seconda elementare: in quel momento mi attraevano sia il nuoto che il basket e ho trovato una sintesi nella pallanuoto. Adesso, però, sono fuori dall’agonismo, anche se la pallanuoto non l’ho abbandonata e la pratico semplicemente a un livello più leggero. Negli anni dell’agonismo, invece, il ritmo è stato molto sostenuto: giocavo nella Plebiscito Padova e in campionato abbiamo vinto tanto, siamo stati quasi sempre primi in classifica in quelle stagioni. Giocavamo la partita ogni due settimane, ma nell’intervallo gli allenamenti erano intensi: d’estate capitava addirittura che trascorressi tutto il giorno in piscina. Posso essere molto grato alla pallanuoto e a quegli anni di attività agonistica perché mi hanno permesso di acquisire una visione dello sport come impegno e sacrificio e mi hanno insegnato a dare valore alle ore di lavoro e allo sforzo che si compie per raggiungere i risultati. E tutto questo si sta rivelando molto importante anche nella pratica del tiro a volo.”

Diego Pinton durante una seduta di allenamento al Tav Mira
La prima prova del Campionato invernale di Fossa Olimpica del Veneto qualche settimana fa aveva rivelato un Diego Pinton già molto vivace nella veste di agonista: sulle pedane di Zevio l’atleta di Cadoneghe aveva infatti totalizzato un solido 45/50.
“Non è stato facilissimo passare da uno sport come la pallanuoto ad un altro come il tiro a volo. – Spiega l’allievo dell’istruttore Luigi Pegoraro – Si tratta di due sport completamente diversi: uno molto fisico e di squadra e l’altro, invece, individuale in cui prevale la concentrazione. All’inizio dovevo capire come concentrarmi e dovevo praticamente dissociarmi dalla realtà per raggiungere la concentrazione. Pegoraro ha svolto un ruolo fondamentale nella mia crescita sportiva: attualmente frequento le sue lezioni a Mira due volte la settimana, anche se poi faccio un lavoro importante anche con il nonno Aldo che mi coinvolge nell’attività agonistica perché vuole vedermi sparare in gara. Ma il lavoro di rifinitura che compio con Luigi Pegoraro è quello che conta nella scalata a livelli sempre maggiori e nella soluzione di alcuni problemi. È capitato, ad esempio, che qualche volta la mia prima serie di allenamento fosse soltanto un 18. Con Luigi abbiamo allora subito esaminato la situazione e nella serie successiva magari è venuto fuori un 22. Oggi sono Allievo, ma nel 2026 vorrei conseguire il passaggio alla qualifica Juniores. Sarò presente al Campionato italiano invernale di Montecatini e spero che in quella gara si rendano visibili i progressi che ho compiuto in pedana in questi mesi di lavoro impegnativo.”
Le analogie della carriera di Diego Pinton con quelle del percorso sportivo che sta compiendo Flavio Galetta non si limitano alla felice presenza parallela del nonno Aldo che appunto, anche nel caso del quindicenne di Ceglie Messapica, ha svolto un ruolo di primo piano nell’avviamento al tiro a volo del giovanissimo atleta. Anche Flavio Galetta pratica il tiro a volo soltanto da un anno dopo alcune esperienze importanti nel calcio, nel ruolo di portiere, e nella boxe.

Flavio Galetta
“Sì, sono stati proprio i nonni Aldo e Giuseppe – spiega il quindicenne brindisino che frequenta l’Istituto alberghiero – a suggerirmi di praticare il tiro a volo. Ho iniziato a frequentare le lezioni di Sofia Salinaro al Tav Spinella e i progressi si sono visti subito. Sparavo da appena tre mesi quando ho partecipato al Gran Premio della Gioiese un anno fa e in quell’occasione ho totalizzato un 19/25 che mi è apparso subito come un grande traguardo. Anche se poi al Gran Premio di Cieli Aperti, nel corso dell’estate, sono riuscito a realizzare anche un 22 che è attualmente il mio record personale in gara. Nei confronti di Sofia Salinaro sono davvero molto grato: devo proprio alla mia istruttrice se ho potuto compiere dei progressi importanti in così breve tempo. Il programma che seguiamo durante le lezioni, con tante ripetizioni su alcuni lanci e con una serie completa alla fine dell’allenamento, mi sta aiutando davvero molto.”

“Il 2026 – conferma la Giovane Speranza Flavio Galetta – per me si presenta già come una stagione di conferma e la mia ambizione è quella di migliorare subito i miei punteggi in questi primi mesi del calendario. In me c’è un forte desiderio di gareggiare, di crescere agonisticamente, di mettermi alla prova e magari di infrangere più volte quella soglia del 22 che per il momento rappresenta il mio vertice. Il Campionato italiano invernale di Montecatini di questo weekend sarà il primo appuntamento che conta: per quella gara mi sono allenato con convinzione negli ultimi tre mesi e la affronto molto carico, con ambizioni di piazzamento e con la speranza di compiere già un altro salto verso traguardi più alti.”




