Giovanissimevolmente: Ambra Parodi, Maria Iovinella, Valentina Archetti

Le tre atlete medagliate del comparto Juniores raccontano la loro prova al Gran Premio Fitav di Fossa Olimpica di Acquaviva

(di Massimiliano Naldoni)

Il recente Gran Premio Fitav di Fossa Olimpica di Acquaviva ha assistito a un bel confronto tra le Juniores. È stata Ambra Parodi a svettare: l’atleta bresciana del Trap Pezzaioli ha conquistato la finale con 108/125 in qualificazione e successivamente, con una brillantissima finale, ha superato per 25/30 a 24 Maria Iovinella. Dal canto suo, l’atleta di Castiglione del Lago, allieva di Daniele Lucidi, aveva ottenuto l’accesso alla fase conclusiva con un vertiginoso 116 di qualificazione. Il terzo posto è andato a Valentina Archetti: la specialista lombarda delle Fiamme Oro aveva staccato il ticket per la finale con 104/125 e si è attestata poi a quota 20/25. Siamo andati allora a indagare le sensazioni e le impressioni tecniche che hanno sperimentato queste tre atlete in prepotente ascesa.

Ambra, ad Acquaviva per te è maturata una bella vittoria che mancava all’appello forse da troppo tempo.

Sì, ci voleva: è il mio miglior risultato, almeno da un po’. Ammetto che è stato difficile imparare a gareggiare in finale con la nuova formula: in particolare capire il meccanismo. Anche se poi, una volta sperimentata la finale, ho capito che il meccanismo da ricordare era abbastanza semplice. Era semmai più difficile gestire quella situazione sotto pressione.

In finale, è meglio affrontare piattelli con prerogative e traiettorie note oppure sono meglio i lanci random?

Di sicuro è un grande aiuto conoscere i lanci, anche se riconosco che diventa un altro tipo di sport rispetto a quello a cui eravamo abituati. Questa formula ti permette certamente ad esempio di fare un allenamento più mirato. Però in finale è la tua testa che devi controllare, perché, essendo molto ridotto il margine di errore, si tratta di una partita tutta mentale. In questa finale sei proprio tu il tuo avversario più pericoloso.

Il tuo punteggio di qualificazione di Acquaviva è quello che attendevi o c’erano invece altri programmi?

Non mi sono fatta dei programmi, anche in considerazione del fatto che il Gran Premio precedente, a Conselice, non era andato come avrei voluto. Questa volta ho visto che gli allenamenti stavano andando bene e quindi non volevo formulare aspettative né troppo alte, né troppo basse. Ho detto: faccio del mio meglio e accetto quello che arriva.

Possiamo immaginare che, con questa formula di finale, d’ora in poi tu possa ottenere anche risultati migliori che in precedenza?

È quello che spero! Riuscire a vincere le gare, e soprattutto migliorarci sempre, è quello che tutte noi vorremmo realizzare. Sì, mi auguro che questa sia anche una piccola-grande svolta che mi porti risultati migliori e anche nuove soddisfazioni. Probabilmente questo risultato, come dicevo prima, è appunto soprattutto il prodotto di un allenamento riuscito sotto l’aspetto mentale. Non posso parlare per le altre mie colleghe, ma sicuramente io ho affrontato questa gara e questa finale con un atteggiamento diverso. La tensione della gara devi gestirla sempre, ma specialmente in un contesto nuovo come quello di cui stiamo parlando, quell’aspetto diventa essenziale. Il mondo nuovo introdotto da questa finale mi ha permesso di cambiare il mio modo di gestire sia la gara che la finale: il risultato che ho ottenuto mi conforta e credo di essere riuscita a far meglio di quello che avevo fatto in precedenza in questi anni. E quindi, sì, posso pensare di guardare in modo nuovo anche alle prossime prove.

*****

Maria, pochi mesi fa avevamo scritto del tuo record personale di 115 che hai infranto proprio in questa gara di Acquaviva.

Sì, è stata una gara veramente bella e tosta che mi ha permesso di infrangere il mio primato e mi stava per regalare perfino un 117. Mi sono fermata a 116 perché ho sbagliato l’ultimo piattello della qualificazione: ho attivato il movimento in ritardo e se n’è andato. Altrimenti il record sarebbe stato ampiamente superato. In quell’ultima serie è subentrata un po’ di tensione, perché sentivo appunto di dover completare bene la sequenza. Prima di entrare in pedana, avevo addirittura pensato che se avessi chiuso con un 25, che in questa gara avevo già fatto, sarei approdata a 120 che è un punteggio che fanno gli Eccellenza. D’altronde sapevo che era una gara che per me valeva tanto e rappresenta davvero un bellissimo traguardo.

Questo risultato riscatta anche qualche incertezza che era emersa al Gran Premio di Conselice.

In effetti a Conselice mi ero presentata in campo con lo stesso spirito di questa gara. È successo però che nell’ultima serie del primo giorno sono uscita dalla mia condizione ideale di bolla. Per quel motivo sono andata in confusione e quella serie negativa ha trascinato in basso il punteggio. Malgrado quell’episodio, il giorno successivo ho fatto un 49/50 e sono riuscita a entrare comunque in finale. Quindi, anche a Conselice c’era stata in ogni caso una bella risposta.

Come stai affrontando la nuova finale?

Sulla finale mi sono allenata molto con Daniele Lucidi nei giorni che hanno preceduto il Gran Premio, proprio perché non sono mai stata molto costante a un colpo. In questa finale di Acquaviva qualche difficoltà è comunque emersa nei primi lanci: ho fatto una bicicletta all’inizio e poi un altro zero a breve distanza, ma sono riuscita a riprendermi e a controllare bene il resto della finale. Conoscere il piattello a cui sto sparando per me è un vantaggio, perché conoscendo quel piattello, so quale movimento devo compiere. Conoscere il piattello, specialmente nella parte della gara a un colpo, mi permette di partire morbida e di non strappare. Adesso, però, occorre lavorare per acquisire familiarità con tutti questi elementi.

*****

Valentina, un secondo posto a Conselice e un terzo ad Acquaviva rappresentano una bella sequenza.

Non posso lamentarmi. A voler essere più precisa, magari la qualificazione di questo Gran Premio di Acquaviva è stata un po’ sotto le mie aspettative. Considerando la preparazione accurata sia tecnica che fisica che avevo fatto, in realtà avrei immaginato qualcosa di più. Nella prima serie non sono riuscita a entrare in gara con la serenità che di solito riesco ad avere. Poi non sono riuscita a trasformare l’emozione in carica positiva: e anche quello è invece un processo che di solito riesco a compiere abitualmente. Qualcosa di simile è avvenuto poi anche nella quinta serie: in quella serie si affaccia sempre la tensione dettata dall’esigenza di concretizzare il punteggio in vista della finale. Però, poi, l’ingresso in finale è stato un buon traguardo ed è stato un bel risultato anche l’accesso al podio: fra l’altro mi sono fermata al terzo posto soltanto per effetto del dorsale. So che adesso occorre lavorare per dare equlibrio e regolarità all’atteggiamento da assumere in tutte le serie. E infatti, sono già di nuovo al lavoro…