Foligno: la consuetudine della vittoria
Il coach Massimo Allegrucci racconta l’affermazione del team umbro di Prima categoria al Campionato invernale delle Società di Fossa Olimpica
(di Massimiliano Naldoni)
Vincere con il favore del pronostico vale almeno il doppio. Ed è quindi una duplice affermazione quella conseguita dalla squadra del Tav Foligno tra le compagini di Prima categoria al Campionato italiano invernale delle Società di Fossa Olimpica, dal momento che la formazione del coach Massimo Angelucci affrontava il cimento di Vetralla dello scorso weekend con il blasone della vittoria ottenuta al confronto estivo dello scorso settembre. Squadra che vince non si cambia: è un principio che nello sport ha spesso la sua validità e infatti il leader della formazione folignate ha schierato una squadra con cinque dei sei titolari che avevano conquistato l’alloro del 2025: Leandro Roberto Prado, Michele Nicoletti, Davide Allegrucci, Francesco Lattanzi e Alessandro Lince. L’unica variazione sul tema è stata l’avvicendamento di capitan Michael Spada, che aveva guidato appunto il team a settembre, con il Prima categoria Paolo Angeluzzi. L’avvio di gara della squadra di Foligno non è stato fulminante, come segnala proprio Massimo Allegrucci nell’intervista che stiamo per proporvi, ma la base di partenza, costituita dal 132/150 della prima serie e dal 131 della seconda, ha permesso di edificare saldamente il 137 della terza frazione e il 138 della quarta che hanno proiettato il punteggio della formazione a quel 538/600 che ha decretato il successo degli umbri con quattro lunghezze sui temibili contendenti del Tav Castanea.
Coach Allegrucci, a qualche giorno dalla conquista di questo nuovo titolo, come giudica la prova dei suoi atleti?
Intanto voglio precisare che siamo strafelici. Io questa vittoria, però, l’avevo prevista. È vero che, per cause di forza maggiore, ci mancava una bella pedina come Michael Spada e questa situazione poteva rappresentare l’incognita, però Paolo Angeluzzi, che ha sostituito Michael, malgrado qualche difficoltà palesata alla vigilia, ha dato il massimo per fornire il suo contributo ad una formazione che aveva già solidità. Abbiamo gareggiato con un vento micidiale e con il freddo. Queste condizioni valevano per tutti, d’accordo, ma in quel momento sembrava che tutto congiurasse contro la qualità della nostra prova. Però ero molto fiducioso: lo ammetto. La sera precedente ho incontrato Veniero Spada, ci siamo intrattenuti a lungo a parlare e gli ho detto chiaramente che in quella vittoria ci credevo. Lui mi ha fatto presente che non era facile. Ma io conosco i ragazzi e sentivo che potevano fare il risultato. Vedevo che stavano sparando forte e quindi le premesse per il risultato c’erano davvero.

Il coach Massimo Allegrucci con la formazione di Foligno
La scelta di riproporre quasi fedelmente la squadra che aveva vinto nella scorsa estate è stata una sua volontà precisa?
Potrei dire: una volontà quasi obbligata. Siamo un gruppo ristretto di tiratori di Fossa Olimpica. Lavorare con un gruppo ristretto sembra una limitazione, ma per noi si è sempre rivelato invece un vantaggio. Perché succede che non ci sia competizione interna per accedere alla squadra e il gruppo si è consolidato proprio con questa consuetudine. L’unica condizione è la partecipazione al Campionato invernale regionale. Da otto anni sono alla guida della squadra di Trap di Foligno: posso vantare due titoli italiani estivi e questo titolo invernale, tre bronzi invernali, un argento invernale, un bronzo estivo. Credo che sia la prova che il meccanismo funziona.
A differenza di quanto avvenne a settembre all’intersocietario estivo, questa volta, però, la vostra partenza non è stata proprio fulminante…
No, effettivamente il 132 della prima serie è un po’ al di sotto della mia previsione. Potrei azzardare tranquillamente quattro piattelli mancanti all’appello in quella serie. Per capire a che punto eravamo, ho atteso però l’esito della seconda che è stata un 131. Allora ho fatto presente ai ragazzi che occorreva cambiare marcia: perché con quella media stavamo perdendo posizioni. Prima della terza serie li ho radunati. Ho detto: abbiamo sparato sui campi più difficili e ora serve una serie fatta bene. Tiriamo fuori tutta la qualità che abbiamo dentro e diamo tutto per vedere dove possiamo arrivare. A quel punto hanno fatto 137: un punteggio davvero di altro livello rispetto alla partenza e un punteggio che ci ha permesso di recuperare posizioni in classifica. Prima dell’ultima serie sono andato a vedere i punteggi e a far due conti. Eravamo davanti alla Marina militare di sette piattelli e soltanto a due piattelli da Castanea. Ho parlato ai ragazzi in maniera molto schietta. Non vi dico che siamo messi benissimo, ho precisato, ma siamo messi molto bene. Prima avete fatto un ottimo lavoro, ma adesso voglio che vi ripetiate. Nel nostro gruppo c’è un rapporto molto schietto e sincero e a quel punto, al mio invito a dare di più, qualcuno ha obiettato: si dice bene a star fuori dalla squadra! E io, ridendo: e tu credi che si soffra meno a star fuori..?

E come ha vissuto allora il coach Allegrucci quella quarta serie?
Posso semplicemente raccontare com’è iniziata. Li ho accompagnati in pedana. Parte mio figlio Davide in prima pedana: pum pum, zero. Ci sta, dico io. Spara Prado: pum pum, zero. Poi la sere va avanti, si completa il primo giro di pedana e torna a sparare mio figlio: pum pum, zero. Davide mi ha guardato e io con lo sguardo gli ho detto: tranquillo. A quel punto ho detto dentro di me: qui Davide, o cappotta o fa 23. Ma evidentemente quello sguardo che gli ho lanciato era convincente e Davide è uscito con un 23. Gli atleti in pedana devono stare tranquilli: è questo l’appello ricorrente che ho lanciato in questa gara. Non soltanto a Davide, ma anche agli altri ragazzi che in varie occasione tendevano ad accelerare il tempo di sparo e quindi a velocizzare la seconda canna, ho detto ripetutamente di stare tranquilli. Ho continuato a sollecitare quella condizione e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Io dico sempre che se sei in tensione per un giorno intero, dalla gara non esci vincitore. Nell’arco di una gara devi sdrammatizzare. Nella mezz’ora della serie, sì, certo: devi essere concentrato, ma poi devi allentare la tensione negli intervalli della gara. Serve un clima gioioso, disteso e rilassato ed è quella l’atmosfera che abbiamo creato nella squadra di Foligno.




