Compak: un Mondiale facile ma difficile

Il Direttore tecnico della Nazionale Veniero Spada racconta le particolari prerogative del confronto iridato di Signes

(di Massimiliano Naldoni)

Patrick Russo è un tracciatore notissimo nell’ambiente del Compak, e alcune delle parabole che l’audace designer francese ha immaginato questa volta per il Mondiale 2025 di Compak sul terreno di Signes hanno certamente attribuito un forte grado di imprevedibilità alla gara provenzale: in un confronto iridato in cui l’alloro assoluto è andato all’ungherese Tamas Jeri, che ha composto un prodigioso 200/200, ci sono stati però anche responsi qualche volta fin troppo severi per le prove degli atleti e delle atlete del team azzurro che, per la qualità della propria prestazione, avrebbero sicuramente meritato una collocazione più benevola in classifica. Con quell’azzardo che piace tanto ai cronisti, per qualche parabola allestita sugli itinerari della Provenza sarebbe perfino legittimo far convivere la contraddittoria definizione di facile ma difficile e sono stati proprio quei lanci – come spiega dettagliatamente il Direttore tecnico Veniero Spada nell’intervista che segue – a penalizzare alcuni dei nomi più celebri del team azzurro. L’Italia del coach Veniero dal Campionato del mondo di Compak è rientrata comunque con un prestigioso oro tra le squadre Ladies conquistato da Katiuscia Spada, Alessia Panizza e Carla Flammini, con il bronzo individuale dello stesso Dt umbro e con l’argento a squadre dei Senior e dei Veterani. Diamo la parola allora proprio al Direttore tecnico della Nazionale per un’analisi del più recente appuntamento iridato di Compak.

Veniero Spada

Coach Spada, questa volta da cosa partiamo: dal 200/200 di Tamas Jeri..?

Partiamo piuttosto dal genere di gara che abbiamo dovuto affrontare. I piattelli di Signes non erano difficili se consideriamo ad esempio la distanza delle parabole di lancio dalle postazioni dei tiratori. Però c’erano delle difficoltà particolari create dalla traiettoria o dal fatto che i piattelli si presentassero magari subito di taglio. Mi permetto di definire discutibili due o forse anche tre campi in cui abbiamo gareggiato. E mi spiego. Si trattava di campi in cui si affrontavano le coppiole simultanee ed è la tipica situazione in cui il tracciatore dovrebbe dare il meglio di sé: nel senso che dovrebbe bilanciare la spettacolarità con la difficoltà, ma dovrebbe anche dare la possibilità a tutti i contendenti di intercettare correttamente i bersagli. Qui invece ci siamo trovati nella situazione in cui in alcuni abbinamenti delle doppie, parlo di almeno cinque o sei casi, il secondo piattello della coppiola simultanea era raggiungibile solo a condizione di eseguire i due tiri in maniera velocissima, perché il secondo piattello altrimenti finiva a terra oppure assumeva una traiettoria impossibile da controllare. È evidente che in questo modo sono agevolati i tiratori di grande esperienza e coloro che hanno la capacità tecnica, ma direi anche anche la possibilità fisica, di sparare molto velocemente il primo bersaglio. Ne risulta sicuramente molto svantaggiato invece un ampio ventaglio di contendenti che staziona nella fascia media.

Ma per tornare al tema dell’en-plein…

Ecco, sì, per tornare al tema della domanda: Tamas ha sicuramente fatto il mostro. Perché in questa gara, anche per coloro che fanno abitualmente buoni punteggi, con quei piattelli il 200 era impossibile da pensare. Piattelli mediamente facili, come ho detto, ma con quelle insidie che impedivano di immaginare il 25 facile in almeno tre campi.

Ci può descrivere qualche situazione precisa che ha reso difficili i lanci “facili” di Signes?

Ci sono casi che spiegano benissimo la situazione. Ad esempio Katiuscia ha affrontato uno dei campi più tosti in un momento di vento forte e nelle prime due piazzole aveva già cinque zeri. So bene che genere di campo fosse perché l’ho affrontato anche io. Poi Katiuscia ha saputo controllare benissimo il resto della serie nelle altre piazzole ed è uscita con 20. Ma posso garantire che in quel campo, con quelle condizioni in cui ha sparato Katiuscia, nessuno, ma proprio nessuno, sarebbe stato in grado di fare un 25. Dico questo non certo per togliere valore e attendibilità al risultato di Tamas Jeri a cui riconosco pieno merito, ma per sottolineare che nella nostra disciplina sul risultato pesano davvero tante variabili. Se valutiamo la situazione di Katiuscia, che è rimasta fuori dal podio per un piattello, o quella di Alessandro Gaetani, anche lui fuori dalle medaglie dei Senior per un piattello, o anche il mio caso dal momento che io sono stato in corsa per la vittoria tra i Veterani proprio fino all’ultimo, la considerazione che ho appena espresso si adatta perfettamente: le condizioni atmosferiche con cui ogni contendente ha affrontato almeno uno dei campi più difficili ha fatto davvero la differenza. Una valutazione corretta del risultato generale di questo Mondiale deve tener conto del fatto che tutto il nostro gruppo è stato condizionato da questi lanci che non sono a noi congeniali e che portano la firma tecnica di un tracciatore peraltro competente come Patrick Russo. Va detto che in Spagna, in Ungheria, in Portogallo ci siamo sempre confrontati ad esempio con lanci che appartengono di più al nostro repertorio. Tanto per scendere ancora all’esempio, in questo Mondiale ci siamo trovati a sparare dei piattelli che richiedevano mezzo metro di anticipo. Chiunque, con quelle caratteristiche, battezzerebbe quel piattello come facile. Non si sta certo parlando infatti del piattello da Sporting che vuole cinque metri di anticipo! E invece c’erano tanti piattelli che richiedevano soltanto mezzo metro o al massimo settanta centimetri di anticipo ma che per effetto della traiettoria o della luce o dello sfondo acquistavano subito una gran difficoltà. Sia Michael che Davide Gasparini si sono ritrovati a sbagliare un piattello a non più di diciotto metri che voleva un palmo di anticipo. E ho sbagliato anche io un piattello che volava a quindici metri e voleva un palmo di anticipo. Sono sufficienti due o tre di quegli zeri per giocarsi il podio come è avvenuto per la squadra Man o appunto per tante prove individuali.

Lo Junior Samuel Ligi

A proposito di podio sfiorato, Samuel Ligi tra gli Junior ha fatto una bella gara.

Ligi ha fatto una gara più che bella, e anche inaspettata perché si è avventurato su qualche intervento tecnico all’arma proprio subito prima del Mondiale. Il risultato della sua prova è stato ottimo perché alla vigilia dell’ultimo giorno era addirittura primo. Quell’ultimo giorno ho visto però che aveva un’espressione molto tesa: dettata dalla mancata abitudine a stare a quei livelli di classifica. Gliel’ho spiegato che era normalissimo che fosse così e mi sono anche complimentato perché aveva fornito un’ottima prova. Ma ho visto appunto che era davvero in difficoltà: l’ultimo giorno ha sbagliato subito il primo piattello, ma ha comunque concluso a 45 che però non è stato punteggio sufficiente per conservargli un posto sul podio. Ma come si dice in questi casi: l’atleta c’è e ci sono anche le sue doti. E sono stati bravi anche gli altri Junior Mattia Degli Antoni e Jacopo Adamati che hanno sparato bene anche se la squadra non è stata poi premiata con una medaglia.

Lo Junior Mattia Degli Antoni

Come una squadra di calcio prepara ogni partita in base al modulo tattico dell’avversaria specifica, forse d’ora in poi servirà mirare di più l’allenamento in base alle abitudini del tracciatore e alle prerogative del terreno di gioco?

Effettivamente ne abbiamo parlato insieme a fine gara. E tutti convenivano che probabilmente servirà, magari anche controvoglia, aggiungo io, fare un certo tipo di allenamento in Italia quando si sappia che la gara è allestita da questo o da quel tracciatore e si andrà a sparare in un campo con certe caratteristiche. Sarà l’antidoto per evitare gli inaspettati inconvenienti che abbiamo sofferto questa volta.

Foto: Carlo Sestini