Marco Pepponi: per il Lazio un sestetto perfetto
Al Regioni di Trap un argento quasi dorato premia la formazione in arancio che il direttore tecnico di Montefiascone ha composto con grande accuratezza
(di Massimiliano Naldoni)
Il Lazio ha conquistato un prestigioso argento al Trofeo delle Regioni 2026 di Fossa Olimpica: di quel traguardo, insieme alla squadra, è artefice Marco Pepponi a cui la Delegazione di Arnaldo Sacchetti ha attribuito l’incarico di formare il team per difendere i colori regionali nel confronto in programma al Tav Olimpia. Cinquantacinquenne viterbese che professionalmente svolge il ruolo di sottufficiale dell’Esercito, Marco Pepponi ha lavorato con accuratezza certosina per mesi per individuare i nomi e per comporre il sestetto perfetto che a Crevalcore ha assemblato il punteggio di 545/600 sfiorando il successo e aggiudicandosi brillantemente il secondo posto alle spalle della Lombardia. L’Eccellenza Alessandro Esposito è stato l’autore del miglior punteggio del gruppo (97/100) e ha guidato, da ideale capitano, la formazione completata da Michele D’Aniello, Alessio Guidi, Giacomo Incitti, Rodolfo Zonetti e Enrico Dantoni.
Coach Pepponi, qual è il suo giudizio del responso del Regioni 2026?
Per noi rappresenta assolutamente un bel risultato perché erano alcuni anni che il Lazio non andava a podio nel Trofeo delle Regioni di Fossa Olimpica. Quindi: grandissima soddisfazione da parte mia e soprattutto da parte dei componenti della squadra perché posso dire sinceramente che eravamo partiti male, ma siamo andati avanti poi con un graduale crescendo. Nell’ultima serie le condizioni ambientali e meteo non ci hanno aiutato, ma abbiamo fatto quasi un capolavoro.
Forse è un po’ severo a proposito del risultato della prima serie… Diciamo che quel 133 in una gara del genere è uno di quei punteggi mediani: troppo basso per lanciare verso la vittoria, troppo alto per configurare un flop.
Stiamo parlando di un punteggio appena superiore al 22 di media: sinceramente mi aspettavo qualcosa in più, ma sapevo anche di avere nel gruppo qualche persona non ancora avvezza a sparare appunto in squadra che ha pagato un po’ lo scotto dell’inesperienza proprio in quella prima serie. È vero che avevamo fatto più volte degli allenamenti tutti insieme al Tav Roma, ma la costruzione di una squadra è un lavoro che richiede tempo. In ogni caso, sì: quel 133 è un risultato non bellissimo che però ci ha tenuto a galla e ci ha permesso di costruire una bella gara con i punteggi successivi. In quel momento è entrato in azione il gruppo: abbiamo lavorato tutti insieme proprio per supportare alcuni elementi che erano rimasti un po’ delusi dal risultato della prima serie. Ad esempio Giacomo Incitti, il nostro giovanissimo, si aspettava qualcosa in più: quindi l’ho visto davvero deluso dal 20 della sua prima serie. Gli ho detto: non devi mollare niente, perché la gara finisce quando tutte le squadre hanno sparato tutti i piattelli. I conteggi si fanno all’ultimo piattello, perciò stai tranquillo e fai quello che sai fare.
Con il 25 dell’ultima serie Incitti ha dimostrato del resto di aver accolto in pieno quell’indicazione.
Certamente: è stato bravo come è stato altrettanto bravo quell’altro nostro elemento che io chiamo, in senso positivissimo, il ragazzino tremendo: Alessio Guidi. Incitti e Guidi sono stati fantastici autori di due 25 proprio all’ultima serie in cui abbiamo gareggiato fronteggiando repentini cambi di luce, folate di vento e un po’ di pioggia. Tra le tre formazioni che si sono giocate il titolo, nell’ultima serie siamo stati i migliori con un 136 che purtroppo non ci ha portato in vetta ma ci ha comunque premiato con un bel secondo posto.
Come ha individuato i sei titolari della squadra?
Un anno fa ero entrato in corsa in questo ruolo, perché mi era stato dato il mandato di comporre la squadra appena venti giorni prima della gara. In quel caso avevo fatto riferimento anche ai preziosi suggerimenti di qualche Presidente di Società come ad esempio Francesco D’Aniello che oltre che un caro amico è anche un referente di grandissima competenza. Quest’anno ho avuto più tempo per preparare le convocazioni: ho assistito a molte gare anche da direttore di tiro che è un ruolo che ti permette di osservare da vicino gli atleti. Nelle fasi di avvicinamento alla gara erano in ballottaggio due elementi: un Veterano e un Master. Ho scelto poi Enrico Dantoni che ho valutato potesse avere una funzione molto utile come trascinatore del gruppo. È stata una decisione che ho preso di comune accordo con Agostino Paciotti che era l’altro candidato: fra l’altro in quel modo Paciotti ha avuto più tempo per preparare il suo impegno con la squadra della Fossa Universale. Gli altri ragazzi li ho individuati strada facendo nell’arco dell’anno: Michele D’Aniello e Alessandro Esposito li ho seguiti per tutta la stagione e ho anche sperato ardentemente che accettassero la convocazione. Michele è uscito l’anno scorso dal Settore Giovanile e ho voluto portarlo in squadra come Prima categoria. Per l’elemento del Settore Giovanile avevo tre o quattro nomi, ma la scelta poi è caduta su Giacomo Incitti. Mentre per l’atleta di Terza categoria non ho mai avuto dubbi: volevo un giovanissimo. Ho visto sparare Alessio Guidi e ho deciso che il Terza sarebbe stato lui: ho capito che, pur essendo un quindicenne, è un carattere forte, addirittura a suo modo un motivatore e un trascinatore. Per il futuro del nostro sport serve dare spazio ai giovani e quindi per la squadra ho voluto puntare su di loro. Anche per la Seconda categoria non ho avuto dubbi. Per quel ruolo mi serviva un ideale padre di famiglia e Rodolfo Zonetti era il candidato ideale. Rodolfo ha fatto 19 all’ultima serie e infatti si è confidato con me alla fine della gara rammaricandosi di non aver saputo contribuire nel modo giusto. A Rodolfo allora ho detto: nella seconda serie, quando serviva risollevare il morale della squadra, hai fatto un ottimo 24 e hai svolto perfettamente quel compito. Di conseguenza davvero non hai niente da recriminare sulla tua gara. Questo deve essere lo spirito della squadra. Fra l’altro, non era ancora finita la gara che già stavo ricevendo molte telefonate di persone che si complimentavano per la prova che avevamo offerto. Tra le persone che mi hanno chiamato, ovviamente anche il Delegato regionale Arnaldo Sacchetti a cui ho detto: aspetta che ti metto in viva voce, perché i complimenti che stai facendo a me, in realtà li devi fare ai ragazzi dal momento che sono loro che hanno fatto l’impresa in pedana.
Coach Pepponi, attribuisce importanza a una precisa disposizione degli atleti in batteria?
Certamente: moltissima. Negli incontri che abbiamo fatto a Lunghezza ho scelto proprio la posizione degli atleti in pedana che è fondamentale. Ci sono aspetti che possono apparire banali, ma sono centrali: c’è ad esempio l’elemento che soffre lo zero dell’atleta che lo precede e allora deve essere collocato dopo un atleta che non fa quasi mai zero. Al Tav Roma abbiamo fatto numerose serie di allenamento con combinazioni diverse e alla fine ho scelto di collocare Rodolfo Zonetti in prima pedana e in seconda Alessio Guidi, Alessandro Esposito in terza, Giacomo Incitti e Enrico Dantoni rispettivamente in quarta e in quinta e Michele D’Aniello a chiudere la batteria. Ho fatto fare due serie di allenamento a Crevalcore nella giornata di sabato con questa formazione. Dopo quelle due serie con i ragazzi abbiamo concordato che la disposizione giusta era quella. Ho detto: non si cambia più niente. Ho consegnato la lista e il resto è una bella impresa che si è conclusa con una bellissima medaglia d’argento!




