Manrico Lodi: vi racconto la magia del nostro Skeet

Il direttore tecnico della squadra del Lazio che ha vinto il Trofeo delle Regioni racconta le prerogative della formazione imbattuta da due stagioni

(di Massimiliano Naldoni)

Ha vinto un anno fa e ha vinto di nuovo nel Trofeo delle Regioni di Skeet del 2026. È certamente Manrico Lodi il coach più titolato tra i designatori delle squadre regionali di Skeet: tant’è che il suo Lazio ha dominato largamente la più recente edizione totalizzando 540/600 e precedendo Umbria (531) e Sardegna (528). A comporre quel punteggio sul terreno di Bottaccia, Manrico Lodi ha chiamato Francesco Fortunati, Edoardo Aloi, Eros Marcellini, Leonbruno Cavaliere, Sergio Forlano e Giovanni Maria Papa.

Coach Lodi, è più difficile vincere o tornare a vincere?

Questa volta, rispetto all’anno scorso, giocavamo in casa, ma giocare in casa alle volte non è per niente facile. Ad esempio, questa volta temevamo il campo 1 di Bottaccia. Fino dalle giornate di allenamento, il campo 1 ci aveva spaventato perché era quello in cui tutta la squadra faceva risultati meno brillanti. Poi in realtà, in gara, nonostante che le nuvole bianche sparse nel cielo riducessero un po’ la visibilità, sul campo 1 abbiamo fatto un buon risultato: 134. In quel campo, proprio per la difficoltà riscontrata in prova, tutti i ragazzi hanno creduto nelle loro forze e hanno superato bene l’esame. Ed è stato invece il campo 2, quello che sulla carta era più facile, in cui in questo Trofeo delle Regioni ci siamo evidentemente un po’ rilassati e abbiamo fatto il punteggio più debole. Quindi, vincere non è mai facile: cambiano semmai le condizioni generali perché ogni gara è una storia diversa.

Qual è invece la storia della squadra che ha condotto alla vittoria in questa edizione?

Ho fatto degli interventi sulla squadra che aveva vinto la scorsa edizione. Sono entrati infatti quest’anno l’Eccellenza Eros Marcellini, il Seconda Leonbruno Cavaliere e il Terza Giovanni Maria Papa. Francesco Fortunati è uno degli atleti che già militavano nella formazione dello scorso anno: Francesco ha ancora davanti a sé tre anni di Settore Giovanile, ma è comunque già uno specialista molto solido che infatti ha realizzato il punteggio più alto della formazione: 96/100. Tra coloro che erano già in squadra lo scorso anno, Edoardo Aloi è una certezza indiscussa e Sergio Forlano è una garanzia che all’occorrenza, come è avvenuto, produce un 84/100 che dà indiscussa solidità al punteggio. Ma Aloi e Forlano sono anche atleti che, pur con una diversa condizione anagrafica, ricevono il rispetto di tutta la squadra e, con garbo ma con fermezza, riescono perciò a dare ordine al team e a dare un’impronta ben definita alla squadra. Per quanto riguarda i nuovi arrivi: molto buono il 94 firmato da Eros Marcellini che è stato l’autore del punteggio più alto nel campo più difficile. E di ottimo livello anche il 90 di Leonbruno Cavaliere che è attualmente un Seconda categoria e che rientrava a gareggiare in un appuntamento importante dopo un periodo in cui non aveva svolto attività. Una bella prova l’ha fornita anche Giovanni Papa. Questo nostro atleta ha prodotto una media dell’80,8 per tutto l’anno e al Trofeo delle Regioni, nella sua prima esperienza in una squadra, è riuscito addirittura a confezionare un 81/100. Si sa bene che al debutto, in una gara di questo genere, la mente ti segnala continuamente l’obbligo di non danneggiare gli altri atleti della formazione che tu giudichi ovviamente più valenti di te. E sappiamo anche che quell’atteggiamento è il modo per fare poi degli errori ingenui. Giovanni Papa non voleva neppure essere inserito in squadra. Quando gli ho manifestato la mia intenzione di convocarlo, mi diceva: gli altri stanno intorno al 90/100 e anche di più e io non sono in grado. E io a quel punto lo correggevo dicendo: ma tu sei un Terza categoria, devi fare un punteggio da Terza categoria.

C’è stata quindi molta coesione nel gruppo?

È stato ed è un gruppo molto unito. Forse il più coeso di tutti quelli che ho composto e guidato ai Trofei delle Regioni. Forse perché qua e là tecnicamente c’erano delle debolezze e tutti allora si sono impegnati a darsi una mano reciprocamente in quegli aspetti tecnicamente meno saldi. Ne è risultata una coesione interna fortissima. Roberta Pelosi, che era presente alla gara, è rimasta meravigliata dall’alto livello di collegialità: mi ha confidato che l’ha considerata una bellissima gara in cui si capiva che ognuno aiutava l’altro, quando invece in ogni gara individuale c’è sempre una forte rivalità. E tra gli aspetti tecnici da segnalare c’è anche il fatto che i punteggi che abbiamo fatto in gara non siamo mai riusciti a farli in allenamento. Per me questo era il sesto anno nel ruolo di designatore e direttore tecnico e devo dire che, al di là del felice esito, ci siamo veramente divertiti.

Che gara è stata nella sua sequenza strettamente numerica?

Eravamo primi alla prima serie a pari con l’Umbria. Nella seconda siamo risultati terzi dietro Umbria e Sardegna. Con la terza serie, invece, abbiamo spiccato il volo. I nove piattelli di vantaggio con cui abbiamo vinto li abbiamo conquistati proprio nell’ultima serie. Ma, in tutta onestà, è stata una gara complessivamente meno combattuta di altre volte, perché nel momento meno brillante, alla prima serie, siamo stati in svantaggio di soli quattro piattelli. E quattro piattelli non sono davvero niente per una squadra di sei atleti che stanno affrontando in totale seicento piattelli: basta considerare che Sergio Forlano in una delle serie ha sofferto terribilmente il ritorno alla 4 e ha commesso quattro zeri in quelle due doppie. Poi Sergio, con la collaudata esperienza e il suo alto livello agonistico e la ferrea capacità combattiva, ha saputo contenere i danni e ha assicurato il punteggio. Ma questo, per dire che in una gara a squadre, anche i quattro piattelli che nell’individuale risultano un abisso, finiscono per essere una distanza facile da colmare o da subire. Diciamo anche che quel passaggio a vuoto di Sergio lo abbiamo vissuto malgrado tutto in maniera molto spensierata: e lui per primo ha saputo scherzarci su.

È vero che il Lazio dello Skeet ha saputo introdurre un elemento di grande importanza nella strategia complessiva di questa gara?

Sì, abbiamo introdotto quell’elemento che io chiamo: il settimo tiratore. Cioè: il sostegno della tifoseria. È il padre di Francesco Fortunati che ha guidato il gruppo dei sostenitori nel ruolo di capo-tifoseria. C’erano amiche e amici di Francesco a sostenerci: una quindicina di persone che hanno sottolineato con entusiasmo i nostri momenti più esaltanti. Avevamo sperimentato questa iniziativa la prima volta nel 2021 al Tav Falco e avevamo replicato nel 2023 alla Bottaccia. Ma anche al Tav Falco l’anno scorso c’era una decina di persona. Devo dire che per Francesco Fortunati e Giovanni Papa quella presenza è stata un’iniezione di fiducia: la paura di qualche momento critico si smorzava subito grazie al sostegno del pubblico. E Francesco e Giovanni si sono davvero esaltati per quella manifestazione di entusiasmo. Magari, insomma, questa nostra idea potrebbe rivelarsi una bella iniziativa da copiare…