Gualdo Tadino: la storia siamo noi
Il Presidente Moreno Pigliapoco ripercorre la straordinaria parabola agonistica del club umbro culminata nell’affermazione recente all’intersocietario di Trap tra i sodalizi di Quarta categoria
(di Massimiliano Naldoni)
La storia siamo noi. È il motto nel quale la squadra del Tav Gualdo Tadino potrebbe sintetizzare il proprio lungo percorso agonistico che ha il traguardo più recente nella conquista del titolo tricolore delle Società di Quarta categoria di Fossa Olimpica sulle pedane lombarde di Os Academy. Il Presidente Moreno Pigliapoco è l’artefice tecnico di un’affermazione che replica i numerosi successi conseguiti dal club umbro nell’arco della storia pluridecennale delle partecipazioni al confronto inersocietario. L’attualità è rappresentata dalla vittoria conseguita da Daniele D’Amico, Andrea Zena, Diego Angeloni, Fabio Cotozzolo, Giuseppe Patassini e Thomas Torzoni che si sono assicurati lo scudetto tricolore con 530/600 precedendo formazioni accreditate come La Contea (526) e Poggio dei Castagni (525). Al Presidente Moreno Pigliapoco il compito di inquadrare l’impresa più recente nel contesto della gloriosa storia della Società.
Presidente Pigliapoco, prima di scendere nel dettaglio tecnico della gara, che genere di emozioni ha innescato questa vittoria di Gualdo?
Va detto prima di tutto che quest’anno ho seguito a distanza l’impresa della mia squadra: sul web e nel contatto costante con Emanuele Torzoni che si è fatto generosamente interprete tra me e gli atleti sul terreno di gara per aggiornarmi in tempo reale. È stata la prima volta che non ho seguito la gara dal vivo. Nel 1985 ho partecipato, in squadra, al mio primo Campionato delle Società con le insegne di Gualdo. Da dieci anni ormai invece mi limito a svolgere il ruolo di designatore, ma in precedenza la funzione agonistica attiva mi ha coinvolto moltissimo e quindi non posso che ammettere che questa vittoria della squadra della mia Società l’ho vissuta con grandissima partecipazione emotiva. Siamo un sodalizio davvero storico: l’impianto di Gualdo ha l’età della Fitav perché nel 1926 esisteva già con quel nome una struttura tiravolistica. Poi, in realtà, nel 1961 è stato varato l’atto costitutivo della Società, ma la storia è comunque parte di noi.
Come ha designato il sestetto che quest’anno ha conquistato il titolo delle Società di Quarta categoria?
Come avviene ogni anno, ho voluto condividere con tutti i nostri tesserati il processo di costruzione della squadra. D’altronde, Gualdo è una realtà di meno di quaranta tesserati. Ho l’abitudine di dire che siamo una famiglia: ci confrontiamo, valutiamo collettivamente e poi prendiamo delle decisioni che a quel punto sono pienamente condivise da tutto il gruppo.
Presidente Pigliapoco, è molto interessante la sua interpretazione del ruolo della riserva della squadra: ce ne vuol parlare?
Intanto, a proposito della composizione delle squadre, come sodalizio possiamo vantarci di non aver scatenato mai nessuna discussione per l’eventuale mancata designazione al ruolo di titolare di questo o di quel tiratore. I ragazzi della squadra in quei casi comprendono pienamente la situazione e si adeguano volentieri a una decisione che si presenta sempre come un gesto di buon senso. Anzi, spesso avviene che sia proprio uno dei tiratori che spontaneamente riconosce di non essere nella condizione ideale per svolgere il ruolo di titolare. È avvenuto anche quest’anno. Tra i nostri tiratori in corsa per il ruolo di titolare, Emanuele Rizzo ha ammesso di non sentirsi nella condizione di gareggiare in squadra. È stata una decisione di grande responsabilità che abbiamo apprezzato tutti. Ma per rispondere alla domanda, voglio precisare che la riserva non è un ruolo passivo. Tutt’altro. È un ruolo importantissimo che dà solidità al gruppo e può intervenire proficuamente perfino a vantaggio di un titolare di grande esperienza. Mi viene in mente un episodio che appartiene alla nostra storia societaria: un espisodio che è bello far conoscere e che spiega esattamente quello che intendo. Marcello Tittarelli, atleta azzurro molto famoso e autore di grandi imprese, è stato per molti anni nostro tesserato e ha partecipato fino dal 1995 al Campionato delle Società sotto le nostre insegne. Proprio nel 1995 abbiamo vinto con lui il primo titolo italiano delle Società. Nel 2020 era ancora in squadra con noi al Campionato italiano. Capitò in una serie che Marcello avesse fatto uno zero e stesse proseguendo con una lunga serie di seconde canne. Si capiva che stava allungando il tempo di sparo. In quel momento seguivo quella pedana insieme al tiratore che svolgeva il ruolo di riserva della nostra squadra. Marcello si girò verso di noi: la nostra riserva ed io, con uno sguardo e con due gesti, gli spiegammo a distanza che cosa stava facendo e in che modo doveva intervenire sul problema. Tittarelli fece cenno di aver capito. E nel resto della gara non commise più nemmeno un errore.
Questa volta confidava nella possibilità della sua squadra di centrare il risultato?
Negli anni ho sviluppato un’interpretazione scientifica del nostro sport e so che se, sulle ventiquattro serie di gara, si rispetta una media tra il 22,50 e il 22,75 si ha la certezza matematica di salire sul podio. Quest’anno le medie sono state più basse per tutti e infatti anche la nostra è stata appena sopra il 22. Ci sono state evidentemente delle difficoltà oggettive in questa gara che hanno ridotto la portata dei punteggi. È anche vero che in una gara a squadre come il Campionato delle Società, con una combinazione di sei atleti, non si ha mai la certezza di aver vinto fino all’ultimo piattello. Nel nostro caso, ad esempio, nell’ultima serie si è manifestata chiaramente una certa stanchezza e gli atleti hanno avvertito il peso della pressione psicologica. Poi ci sono variabili imprevedibili. In un Campionato delle Società degli anni Novanta, a Montecatini, prima dell’ultima serie avevamo venti piattelli di vantaggio sulle inseguitrici più vicine. Sparammo l’ultima serie sotto una pioggia torrenziale: facemmo una quantità enorme di zeri e ci ritrovammo addirittura fuori dal podio.
Qual è l’aspetto che ha determinato la vittoria in questa edizione?
La grande coesione del gruppo e le caratteristiche specifiche individuali ben delineate. Daniele D’Amico, il Prima categoria che ha fatto il miglior punteggio, ma anche il Seconda Diego Angeloni sono propriamente una certezza. Il Seconda Andrea Zena ha debuttato questa volta in squadra, perché si è tesserato con noi soltanto quest’anno, ma ha dimostrato in tutta la stagione una bella solidità e meritava fiducia. Fabio Cotozzolo e Giuseppe Patassini sono altri due atleti che possono sempre garantire il risultato e Thomas Torzoni è il più giovane del gruppo, ma ha già una sua esperienza e non a caso è un atleta che ha assicurato in gara la media del 21. Thomas lo avevo voluto in squadra perfino già tre anni fa quando era giovanissimo. Allora, prima di convocarlo, mi ero consultato con il suo istruttore Alberto Bartoli che fra l’altro è stato a lungo tesserato con Gualdo. E anche Bartoli mi aveva confortato in quell’idea.
Presidente Pigliapoco, a chi è dedicata questa vittoria?
È una vittoria che mi ha fatto piangere di dolore e di gioia. Di dolore, perché è la prima nostra impresa a cui non hanno potuto assistere Carlo Ragni e Massimo Gatti: due nostri soci fondatori che ci hanno lasciato quest’anno. Di gioia, invece, è facile capire il perché: come Tav Gualdo Tadino abbiamo conquistato tanti titoli e siamo stati capaci di grandi imprese, ma in realtà ogni volta una nuova impresa produce una grande bellissima commozione.




