Simone Pastacaldi: vincere è un mestiere da giovani!
È pari a poco più di 23 anni la media anagrafica della squadra del Tav Montecatini – Pieve a Nievole che, sotto la guida del coach pistoiese, ha conquistato il tricolore di Skeet nel Gruppo A
(di Massimiliano Naldoni)
Solida e giovane: sono le prerogative principali della squadra del Tav Montecatini – Pieve a Nievole che nello scorso weekend si è riconfermata leader della classifica del Gruppo A al Campionato italiano delle Società di Skeet sul terreno di casa. Nel caso dei componenti della formazione pistoiese, i ruoli di campioni uscenti e neo-campioni coincidono perché il sestetto del capitano/tiratore Simone Pastacaldi (ritratto nella foto di copertina nella fila superiore insieme ad atleti, dirigenti e sostenitori) ha brillantemente riconquistato il titolo acquisito dodici mesi prima. La caratteristica che maggiormente colpisce della reiterata supremazia dei toscani nell’intersocietario di Skeet è, da un lato, la solidità del gruppo, perché la formazione che ha vinto lo scorso 30 agosto è infatti per quattro sesti la squadra che aveva già svettato nel 2025. Con il coach/atleta Simone Pastacaldi, sono tornati a comporre il team anche Yari Giandolfi, Tommaso Calistri e Stefano Privitera. Quest’anno Paolo Micheli ha sostituito Sandro Bellini che, per motivi di salute, ha optato per il ruolo di regista in panchina, mentre l’esordiente Filippo Benci ha preso il posto di Dalia Buselli: frattanto inquadrata tra le Fiamme Oro. Ma l’altro aspetto rilevante è l’età media della squadra del club del Presidente Marco Benucci che tra i sei titolari era quest’anno di 23 anni e mezzo. Se poi si ricalcola quella media considerando le due riserve tredicenni – Lorenzo Giannanti e Alessandro Frangioni – che Pastacaldi ha designato per il Campionato italiano, quel coefficiente si abbatte addirittura a quota 21 e spiccioli. Quanto al dato squisitamente tecnico, al 539/600 che ha proiettato Montecatini – Pieve a Nievole al vertice della classifica del Gruppo A, è certamente il luminoso 97/100 di Yari Giandolfi ad aver svolto un ruolo primario. Di gran pregio anche il 92 di Tommaso Calistri e il 91 di Simone Pastacaldi, ma determinanti per il successo si sono rivelati anche i solidi 87 di Paolo Micheli e Stefano Privitera e l’85 del deb Filippo Benci. Al timoniere del gruppo, Simone Pastacaldi, abbiamo chiesto di descriverci nel dettaglio la costruzione di questa prestigiosa affermazione.
Coach Pastacaldi, obiettivo centrato di nuovo con relativa facilità?
Non è mai facile vincere, ma la battaglia del Campionato italiano questa volta è andata davvero bene con questa formazione che io definisco simpaticamente: una squadra di ragazzi. Lo era letteralmente dal momento che era composta da due ragazzi di 17 anni, Benci e Calistri, da altri due di 18 anni, Privitera e Giandolfi, e dal ventitreenne Micheli. Una formazione molto giovane, quindi, con l’eccezione di quel cinquantenne del sottoscritto, che diventava addirittura una squadra di super-giovani con le due riserve di tredici anni: i due Esordienti Lorenzo Giannanti e Alessandro Frangioni. Questi due ragazzi hanno fatto le prime gare ovviamente quest’anno, ma tutti e due sono saliti sul podio al Criterium. Nella squadra di Montecatini-Pieve a Nievole sono stato io a svolgere il ruolo di selezionatore/allenatore, ma occorre dire che, al di fuori dell’attività sotto le insegne della squadra, si tratta di un gruppo di ragazzi seguiti regolarmente anche da Sandro Bellini e Nino Calantoni. Quest’anno Sandro Bellini non poteva sparare per un problema di salute e quindi, diversamente dall’anno scorso, quando era stato impegnato attivamente in squadra, questa volta ci ha seguito da bordo-campo, fornendo una presenza rassicurante e preziosa in senso tecnico per i ragazzi.
Si è detto di voi: squadra che vince, non si cambia. Come dimostrato, una formula sempre attuale.
Sì, infatti la nostra è appunto essenzialmente la squadra che aveva vinto un anno fa, con l’avvicendamento tra Dalia Buselli, che frattanto è andata a far parte del gruppo delle Fiamme Oro, con Filippo Benci che è un ragazzo che seguo personalmente e che ha debuttato proprio questa volta in una gara a squadre. Paolo Micheli ha avvicendato invece Sandro Bellini: anche Paolo è un ex junior che è cresciuto agonisticamente nel nostro gruppo. Mi piace sottolineare che Filippo Benci quest’anno aveva vinto da Allievo il Gran Premio del Settore Giovanile a Taranto con un 116/125 con cui peraltro ha ottenuto la promozione alla qualifica Juniores.
Vince il gruppo, ma è impossibile non segnalare lo strepitoso assolo di Yari Giandolfi.
Giandolfi stava sparando molto bene, dal momento che si è preparato per l’imminente Campionato italiano. Yari aveva effettivamente dimostrato di crescere di livello in queste ultime settimane, ma confesso che ci ha perfino stupito il livello che ha saputo raggiungere in gara: stava sparando bene, appunto, ma in questo caso c’è stata una vera esplosione di qualità e ha fatto veramente una gara magnifica. Ma dico: bravi tutti, perché essendo una squadra di atleti piccolini, come mi piace chiamarli, la pressione poteva essere avvertita. È vero che ci davano come una delle squadre forti e favorite, ma in gara l’incognita è sempre in agguato. È però certamente una grandissima e bella soddisfazione vincere il titolo italiano con una squadra di giovanissimi. Per me personalmente ancora di più, perché un anno fa ci siamo divisi con Sandro Bellini il compito di sostenere, dare suggerimenti, dare la carica alla squadra quando occorreva. Quest’anno ero invece l’unico anziano, ma va anche detto che seguo alcuni dei ragazzi anche nella preparazione quotidiana e quindi c’è una familiarità che ha agevolato molto nei momenti più intensi della gara. Tuttavia mi sono dovuto fare in quattro, perché un gruppo di ragazzi di quell’età esige supporto e assistenza: capita, ad esempio, che nello stesso momento uno di loro esprima un dubbio, mentre un altro ti dice chiaramente che è in ansia per la serie. E devi intervenire efficacemente in entrambi i casi.
Come ha gestito la distribuzione degli atleti in batteria?
Io mi sono preso la responsabilità di fare la chiusura del sestetto, perché quel ruolo mi dava la possibilità di osservare tutti e di comunicare eventualmente le mie impressioni. Ho deciso di impiegare la mia esperienza appunto per chiudere la sequenza, anche se confesso che ormai la mia attività in pedana è abbastanza circoscritta in favore del lavoro di coaching. Ho scelto invece Paolo Micheli come primo del sestetto: Paolo è un Eccellenza che ha una comprovata abilità e a sua volta l’esperienza di dare subito l’impronta alla serie e di incoraggiare i ragazzi più giovani che sparavano appunto dopo di lui.
L’ottima prima serie vi ha sicuramente attribuito già un bel vantaggio: non soltanto in termini di punteggio, ma anche sotto l’aspetto psicologico.
Sì, la prima serie è andata molto bene: abbiamo totalizzato 139, ma io invito a prestare attenzione anche al risultato della seconda che è stato un ottimo 136. La seconda serie, specialmente dopo una partenza molto buona e soprattutto quando parliamo di un gruppo di atleti molto giovani, è davvero difficile: è quella in cui spesso non si riesce ad ottenere un buon risultato perché si vorrebbe replicare la prova della prima e quindi si subisce una forte pressione. Invece, nel nostro caso i ragazzi hanno saputo fronteggiare bene quell’inconveniente che è molto frequente nelle gare a squadre. Anche se io invito perentoriamente a non guardare le classifiche durante la gara, era chiaro che con quella serie molto buona di apertura eravamo subito in testa e questo produce appunto una forte tensione. Nei fatti, però, nessuno dei ragazzi è sceso nel punteggio: tutti sono riusciti a conservare una media stabile per tutta la gara. Paolo Micheli nella seconda parte della gara è stato un po’ al di sotto dei suoi standard, ma è comprensibile: innanzitutto perché Paolo in questa stagione non ha potuto svolgere un’attività regolare per motivi di studio e in più perché inevitabilmente gli atleti di maggior esperienza, che si accollano il compito di guidare i più giovani, finiscono per sacrificare un po’ la propria prova proprio in favore del gruppo. Ma d’altronde io puntualizzo sempre con i ragazzi che la gara a squadre ha una fisionomia completamente diversa dalla gara individuale: la flessione di un atleta spesso coincide con l’impennata qualitativa di un altro. C’è una compensazione naturale che si manifesta nel gruppo. Inoltre per i singoli atleti essere i favoriti è sempre un peso molto gravoso: dall’altro lato, invece, l’atleta da cui non ci si attende il risultato è liberato appunto dalle responsabilità e può beneficiare di una certa tranquillità e della carica giusta.
Scendendo sul piano strettamente tecnico, c’è stata in questa gara una pedana alla quale è stato necessario rivolgere un’attenzione particolare?
In una delle serie è stata la pedana 1 a produrre un po’ di pressione in alcuni dei ragazzi: è la pedana in cui tipicamente si manifesta un po’ di nervosismo. Un’altra pedana che qualche volta in passato ha presentato problemi è stata la 8. È la pedana in cui devi chiudere la serie e, sia che tu stia sparando bene o invece che tu stia gareggiando in modo non convincente, è quella in cui la tensione torna a manifestarsi, Questa volta, invece, posso dire che la 8 è una pedana in cui abbiamo sbagliato pochissimo e quindi è anche proprio quella tenuta di gara fino agli ultimissimi piattelli che ci ha fatto vincere.




