Bianca, rosso e verde
Con la conquista del titolo continentale nella rassegna di Valencia l’azzurra Revello ha confermato il suo ruolo di autentica icona tricolore della Fossa Universale
(di Massimiliano Naldoni)
Se c’è un’atleta della Fossa Universale che si identifica perfettamente con la bandiera italiana e con la maglia azzurra, quell’atleta è Bianca Revello. E non è soltanto per le ormai innumerevoli occasioni in cui l’eclettica ligure ha gareggiato in tricolore, e neppure per i tanti prestigiosi traguardi conseguiti, ma più significativamente per la grande capacità di fondere talento e tecnica, sensibilità e agonismo, umanità e concretezza. Appena pochi giorni fa Bianca Revello – runner up al Mondiale australiano di febbraio con 189/200 – ha centrato il suo terzo titolo europeo individuale della cinque macchine sulle pedane di Valencia. Con 187/200 l’azzurra della squadra del Direttore tecnico Sandro Polsinelli ha dominato la graduatoria delle Ladies precedendo di due piattelli la spagnola Eva Clemente Del Cerro e di quattro l’altra azzurra Rachele Amighetti. In collaborazione con la stessa atleta bergamasca e con la collega di scuderia del Tav Aosta Stefania Oliva, Bianca Revello ha anche conquistato il titolo continentale a squadre. A Bianca Revello abbiamo chiesto di trasmetterci tutte le impressioni di questo ennesimo straordinario successo.
Bianca, evocando la sequenza del Mondiale dello scorso febbraio, possiamo dire che a Valencia hai adottato una tattica di gara analoga con un atteggiamento aggressivo iniziale che ha puntato a mettere subito piattelli di distacco?
La tattica che funziona nel tiro è in realtà sempre quella che detta di rompere il maggior numero possibile di piattelli. I vecchi tiratori, se è lecito usare l’espressione, parlavano di metter grano in cascina: ovvero creare più distacco che puoi e quindi creare più vantaggio possibile. Perché è vero, sì, che condurre la gara da leader della classifica può presentare degli inconvenienti, ma intanto in quel modo hai un vantaggio che le altre non hanno. In questo senso la gara ideale è quella che ho realizzato all’Europeo del 2025: con due 24 nel primo giorno, poi tutti 25 fino al 23 dell’ultima serie. Quella è la gara in cui tu sei tranquilla: hai creato un tale distacco che vai in pedana con serenità e calma olimpica.
Il riferimento al Mondiale ci porta oggi ad istituire un confronto con una gara da cui ci dividono frattanto sei mesi di distanza, ma soprattutto tra gare disputate a latitudini diverse e con un contesto atmosferico molto differente: alla luce di tutto questo, ti aspettavi di conseguire un punteggio della stessa portata tecnica?
A dirla tutta, a Valencia, il primo giorno che ho provato i campi, non ho avuto tutta questa bella sensazione: ed è un’impressione condivisa anche da altri componenti della squadra. Quello di Valencia è un campo interessante per diversi profili: sfidante, sicuramente non facilissimo. La visibilità dei campi spagnoli è molto diversa da quella che si affronta tradizionalmente nei campi italiani. Nel caso di Valencia si tratta di un campo con uno sfondo vuoto: le pedane sono rivolte verso il sole al mattino con la conseguenza, quindi, dell’esposizione all’effetto della luce solare forte nelle prime ore della giornata. Al primo impatto, appunto, la sensazione non è stata buona. Poi, però, ho trovato la quadra: nello specifico, la chiave di volta è stata quella di determinare come volevo posizionare le canne nei campi con gli schemi 4 e 7. Io sono della scuola di pensiero secondo cui è il tiratore che si adatta al campo e non il campo che si adatta al tiratore: anche perché mi sembra davvero sempre molto difficile la seconda ipotesi. Molti tiratori, invece, hanno un’impostazione fissa: non è il mio caso, perché io, per agevolare l’aggancio dei piattelli in base appunto allo schema, vario un po’ la punteria. Ed è questa decisione che a Valencia mi ha dato dei vantaggi su tutti i campi. Anche quando c’è stata qualche folata di vento in più, oppure si sono verificati problemi di visibilità, quell’impostazione mi ha permesso di garantire il risultato. Va anche detto che questa gara è stata particolarmente intensa anche per un altro motivo: per ragioni organizzative in questo Europeo non è stata rispettata la tradizionale distribuzione a giorni alterni delle serie al mattino e al pomeriggio, quindi si è trattato spesso di sostare sul campo tre o quattro ore in attesa della seconda serie. E la gestione di questi intervalli non è stata davvero la cosa più semplice del mondo con le temperature vertiginose di Valencia. Se mi si chiede se avrei scommesso sul risultato fino dal primo giorno, rispondo di no. Però, appunto dopo il primo giorno, quando ho fatto 49/50 e quindi il mio modo di sparare si è dimostrato corretto per la situazione specifica, allora effettivamente ho cominciato a crederci. Mi sono detta: hai messo giù una base e da lì puoi continuare.

Bianca Revello al vertice del podio delle Ladies all’Europeo di Valencia davanti alla spagnola Eva Clemente Del Cerro e all’altra azzurra Rachele Amighetti
Bianca, che utilizzo fai in gara della seconda canna?
L’Universale è una disciplina che propone lanci con molto angolo. Quando sei in prima o in quinta affronti lanci con angolazioni anche più estreme di quelle che propone l’Olimpica. Ci sono poi lanci con velocità diverse ed è per questo che nell’Universale non spari a tempo, ma spari al bersaglio. Detto tutto questo, il mio punto di vista è che nei confronti di alcuni di questi lanci non puoi andare in maniera aggressiva, ma, come dico sempre, li devi accompagnare e farli scivolare. Su qualche piattello con una particolare angolazione, ecco che la seconda canna può essere un grande aiuto. Personalmente, però, non uso molto la seconda canna: ne stimo al massimo una o due per serie. Se faccio seconde canne in più rispetto a questo parametro, è perché sono in crisi. La percentuale quindi è abbastanza bassa. Ma questo non esclude che io letteralmente veneri la seconda canna che in tante occasioni è un vero salvavita. È un dato di fatto che se riuscissi a fare qualche seconda canna in più, sicuramente potrei fare stabilmente anche risultati più alti.
Nell’ultima giornata dell’Europeo hai prestato un po’ più di attenzione alle tue avversarie dirette in classifica?
Nel mio approccio standard, è il primo giorno quello in cui mi guardo intorno per sondare le potenzialità delle mie avversarie. Nei giorni successivi, invece, faccio la mia gara. Semmai, vado a vedere com’è la situazione della squadra: sempre senza entrare nel dettaglio del risultato di ciascuna di noi. Fra l’altro in questo caso non c’è stata quasi neppure la necessità di sorvegliare quel risultato perché abbiamo vinto alla grande. Per me quella verifica del primo giorno ha un significato tattico: se vedo che ho delle avversarie che sparano bene, allora divento molto più affilata anche io. È una situazione che mi carica.
In altre interviste hai spesso evidenziato il favorevole contesto ambientale delle gare a cui hai partecipato: com’è andata questa volta?
L’ambiente dell’Universale regala sempre emozioni e questa occasione lo ha confermato. Peraltro, per scendere nello specifico, la Spagna ha una grande tradizione di tiro: si respira un grande amore per questa nostra disciplina e si sperimenta un grande rispetto per i praticanti. Anche questa volta ho avuto il sostegno convintissimo di tanta tifoseria delle altre nazioni. Nei giorni di gara ho sperimentato anche un grande supporto sui social: ho ricevuto un paio di messaggi che mi hanno perfino commosso. D’altronde negli anni non ho messo in cascina soltanto piattelli, ma ho costruito connessioni bellissime con tante persone. Ed è anche molto bello vedere che il tuo percorso è riconosciuto. Quella dell’agonismo nell’Universale è ad esempio un’esperienza importante e utilissima per gli atleti giovani che hanno l’opportunità di crescere e di conoscere. Io definisco abitualmente quelle situazioni: regali di vita. Sono doni meravigliosi che che lo sport sa attribuire.
Dopo tante vittorie e piazzamenti prestigiosi, qual è il prossimo obiettivo agonistico di Bianca Revello?
Nell’Universale qualunque qualifica partecipa alla gara open, quindi l’obiettivo naturale sarebbe quello di contendere il titolo ai migliori in gara in senso assoluto e non soltanto di emergere nella propria qualifica. È un traguardo a cui peraltro sono andata molto vicina proprio nell’Europeo dell’anno scorso in cui sono arrivata al sesto posto assoluto tra quasi quattrocento contendenti. Quindi, sì: il podio della gara open è effettivamente l’obiettivo che adesso intendo inseguire. D’altronde, se fai sport, non devi mai smettere di sognare.
Foto: Stefano Terrosi




