Sandro Polsinelli: il cielo australiano è azzurro

Il selezionatore della Nazionale di Fossa Universale commenta il responso dell’appuntamento iridato

(di Massimiliano Naldoni)

La rappresentativa italiana di Fossa Universale è rientrata dal Campionato del Mondo di Melbourne con una cornucopia di pregiati allori e di piazzamenti importanti. Al Commissario tecnico Sandro Polsinelli (nell’immagine di copertina con la Consigliera federale Roberta Pelosi) abbiamo chiesto di tracciare un bilancio della trasferta.

Coach Polsinelli, qual è la sua sensazione più immediata a proposito del Mondiale australiano?

Posso dirmi davvero molto contento e soddisfatto per effetto di una considerazione molto semplice: sui sette elementi convocati, tre, ovvero Stefano Narducci, Vincenzo Triscari e Vito Cito, hanno conquistato l’oro a squadre: e non era davvero semplice. Bianca Revello ha poi sfiorato l’oro e ha conquistato uno splendido argento e Roberto Coppiello ha vinto il titolo individuale tra i Veterani. Peraltro anche lo Junior Davide Rossi, che era alla sua prima esperienza internazionale in azzurro, pur non accedendo ai piani alti della classifica della sua qualifica, ha sparato molto bene e anche il Senior Graziano Cazzaniga ha fornito un’ottima prestazione. Sempre a proposito di imprese italiane, Giorgio Ravera, presente al Mondiale in autonomia, ha conquistato l’argento tra i Master.

Il Ct Sandro Polsinelli con gli azzurri Stefano Narducci, Vito Cito e Vincenzo Triscari al vertice del podio della gara per nazioni

Non è infrequente la sua partecipazione all’agonismo, ma questa volta c’è stato anche un suo coinvolgimento inizialmente non programmato.

Constatata la presenza di Mario De Donato, che si era iscritto al Mondiale in forma autonoma, e di Roberto Coppiello, che era invece presente come membro della Nazionale, ho consultato il Presidente Rossi e ho fatto presente che, con il mio contributo agonistico, avremmo potuto costituire la squadra dei Veterani. Io in realtà non avevo più sparato da molto e quindi ho sentito il peso di tornare a partecipare in squadra: che è un peso a cui appunto da tempo da non ero più abituato. Malgrado tutto, abbiamo conquistato l’argento a un solo piattello dalla squadra francese che ha vinto: 551 a 550.

In senso extra-agonistico che impressione le ha trasmesso questo Mondiale?

Abbiamo ricevuto un’ospitalità eccellente, abbiamo gareggiato in un bell’impianto e gli organizzatori australiani hanno manifestato la loro soddisfazione perché hanno constatato la partecipazione convinta di molte rappresentative nazionali. Ma quella soddisfazione degli organizzatori era d’altronde già palpabile per il fatto di aver ricevuto la possibilità di allestire un Mondiale di una disciplina che è da sempre un patrimonio tecnico-agonistico molto europeo. È stata la prima volta che un Mondiale di Fossa Universale si è avventurato in una sede così lontana e così fuori dalle rotte tradizionali della disciplina stessa. Per questo motivo, proprio al mio ritorno in Italia, ho rinnovato il ringraziamento al Presidente Rossi per averci dato questa opportunità, ma ho espresso la mia gratitudine anche al Presidente della Fitasc Palinkas per essere stato fautore, insieme a molti altri dirigenti come il nostro Presidente, di questo Mondiale australiano.  Da parte nostra è stato vivo, come sempre, lo spirito di squadra. E mi fa piacere sottolineare che, nella nostra visita al Consolato italiano a Melbourne, ci siamo sentiti molto valorizzati e questo ha sicuramente sortito un buon effetto anche sul risultato agonistico.

Bianca Revello, medaglia d’argento nella gara individuale delle Ladies 

Come tradizione vuole c’è sempre uno junior che è autore di un exploit e questa volta è toccato all’australiano Cameron Ford…

Cameron Ford lo conoscevamo e quindi immaginavamo che sarebbe stato uno dei candidati a compiere una bella impresa. L’individuale Junior era ovviamente una gara difficile: il nostro Davide Rossi ha pagato un po’ lo scotto del debutto nelle primissime serie, ma poi ha proseguito con determinazione ed è andato avanti anche molto bene. D’altronde certe situazioni hanno gravato anche su tiratori di maggiore esperienza. Vincenzo Triscari, ad esempio, è stato sotto pressione: anche un po’ penalizzato dalla inevitabile celebrità che è un bel fenomeno, ma ha anche i suoi aspetti meno positivi. Ciò nonostante, all’Italia mancava il titolo a squadre da qualche anno e aver riconquistato quell’alloro è stato molto importante: ci ha riconfermato ai vertici a livello mondiale.

Roberta Pelosi e Sandro Polsinelli con lo Junior Davide Rossi

Coach Polsinelli, un gruppo di atleti e atlete di grande notorietà nella Fossa Olimpica ha partecipato a questo Mondiale: è un elemento che ha svolto un ruolo significativo?

In effetti siamo abituati ormai da tempo a concorrere con atleti dell’Olimpica che compiono escursioni nell’Universale. Naturalmente, tra gli uni e gli altri si manifesta la differenza nella mole dell’allenamento e anche nell’esperienza agonistica. Ci sono state celebri esperienze di quel tipo in questi anni: con l’inglese Ed Ling, con lo spagnolo Alberto Fernandez e nel caso recentissimo con atleti come Mitch Iles, James Willett e Nathan Argiro. Va detto che all’estero questa separazione tra le discipline è storicamente meno marcata che in Italia. A noi, comunque, il fenomeno fa piacere perché nobilita la disciplina e trasmette il messaggio di una specialità avvincente che può quindi attrarre tanti altri atleti. In Australia l’Universale era del resto praticamente ignota prima dell’assegnazione del Mondiale: alcuni colleghi dirigenti australiani hanno ammesso che molti praticanti di quella nazione non avevano una conoscenza neppure sfumata e invece adesso l’Universale è una disciplina apprezzata da molti ed è una specialità che ha esercitato subito anche il fascino della novità. Nella tradizionale serata conviviale che riunisce i rappresentanti di tutte le nazioni presenti, ho appreso inoltre che alcuni dirigenti del sud-est asiatico stanno già pensando ad un circuito di Universale in quell’area. Lo stesso sta avvenendo in Nuova Zelanda i cui dirigenti sono apparsi molto motivati. Le ragioni per le quali non potrà esserci un immediato coinvolgimento di queste nazioni è soprattutto relativo alle strutture: si tratta di nazioni in cui ci sono monocampi e non sono disponibili al momento impianti sufficientemente grandi per ospitare gare internazionali importanti. È certo che in precedenza il Mondiale di Universale era appannaggio delle nazioni europee o comunque del bacino del Mediterraneo: adesso la situazione sta rapidamente cambiando. Stiamo esportando la disciplina che si sta affermando in molte aree nuove. La prospettiva attuale è l’organizzazione di qualche Gran Premio in nuove aree a cui magari nel prossimo futuro i nostri atleti potranno partecipare a titolo personale.

Foto: Stefano Terrosi