Gabriele Rossetti: nei paraggi della perfezione
L’olimpionico toscano è primo tra gli Eccellenza al Gran Premio di Skeet di Laterina con una gara da manuale
(di Massimiliano Naldoni)
123/125 e 35/36 sono le cifre che danno l’esatta misura dell’ottima prova di Gabriele Rossetti al Gran Premio Fitav di Skeet di Laterina. Con quei punteggi l’atleta toscano ha prima centrato la finale condividendo la vetta con Domenico Simeone e poi ha perfezionato il suo primato accedendo al gradino più alto del podio davanti a Marco Sablone e a Erik Pittini.
Gabriele, concordi sul fatto che la tua sia stata una gara al limite della perfezione?
Sì, una gara molto bella: due giorni per me davvero importanti. Sono molto soddisfatto di me stesso, perché dopo l’esperienza negativa della Coppa del Mondo in Marocco volevo fare una prova ad alti livelli per riconquistare subito il diritto di partecipare alla prossima Coppa del Mondo. È vero che ci saranno la primavera e l’estate per conseguire altri risultati, ma non volevo proprio far passare troppo tempo dopo Tangeri. E poi mi serviva tornare a vincere bene una gara, quindi sono contento del modo in cui ho preparato questo Gran Premio e del modo in cui l’ho affrontato. È stata una gara che ho dominato dall’inizio alla fine ed è proprio quello che in questo momento volevo dimostrare a me stesso, perché si può vincere tante volte anche recuperando durante la gara, ma questa volta volevo proprio provare a dominare dall’inizio alla fine.
Che cosa non ha funzionato a Tangeri?
Ho sbagliato le tre pedane che, virgolettando, possiamo definire più facili. Ho fatto cinque zeri sulle pedane 1, 5 e 8. Se avessi evitato quegli zeri, sarei stato primo in classifica. Perfino adesso non ho ancora una risposta per quegli errori. È vero che, come si sa, c’era un vento fortissimo e probabilmente sono andato in difficoltà per quello. Sta di fatto che di quei piattelli facili, ne puoi sbagliare al massimo uno per gara. Ma quella di Tangeri è stata una gara no e va archiviata così: serve guardare avanti. La risposta è il Gran Premio di Laterina che è stato appunto una bellissima dimostrazione a me stesso che tecnicamente ho pochi problemi.
Un tuo giudizio sulla nuova finale.
Occorre adattarsi perché comunque, come qualunque formula di gara, è uguale per tutti. Certamente, a mio parere questa formula limita molto, quando addirittura non toglie del tutto, una caratteristica fondamentale dello sport in generale, ovvero la capacità di recuperare. Accorciando così tanto una finale, hai pochissimi margini di recupero: di fatto non puoi sbagliare. Nella finale a sessanta potevi magari sbagliare anche un piattello o due nella prima parte, ma poi non sbagliavi più e potevi recuperare: è successo tante volte. Secondo me la finale attuale è invece veramente troppo corta. Ad esempio, passati i primi dodici e poi i secondi dodici, a quel punto ti giochi la medaglia su due doppie. Per spezzare una lancia in favore di questa formula, va detto però che anche ai tempi della formula dei 16 + 16 effettivamente non potevi sbagliare mai. Però, ripeto, la formula vale per tutti e, come sempre, a noi atleti spetta soltanto il compito di rompere il maggior numero possibile di piattelli.




