Bianca Revello: destinazione antipodi

La campionessa europea di Fossa Universale è la portacolori azzurra al Mondiale di Melbourne: pensieri e parole di una fuoriclasse

(di Massimiliano Naldoni)

Nello scorso autunno ha conquistato la convocazione al Mondiale australiano con la consueta tenacia e con un vero e proprio scatto d’orgoglio, ma, al netto di quell’impresa, Bianca Revello si presenta all’appuntamento iridato di Melbourne del prossimo 19 febbraio con il rango di un’atleta titolata e con le credenziali giuste per essere considerata una fuoriclasse. Non è davvero un dettaglio infatti che l’atleta ligure si appresti ad affrontare il cimento agli antipodi nel ruolo di campionessa europea di Fossa Universale. Nella primavera dell’anno scorso Bianca Revello sul suolo portoghese totalizzò uno strepitoso 196/200 che non soltanto le assegnò con largo margine l’alloro continentale delle Ladies, ma le permise anche di concorrere al bronzo della classifica open. La runner-up del Campionato italiano (Revello ha poi conquistato l’argento agli Assoluti di Umbriaverde lasciando il titolo a Ester Iannotti soltanto dopo un fulmineo spareggio) affronta quindi il Campionato del Mondo di Melbourne nel ruolo scomodo ma esaltante di atleta sotto i riflettori. Siamo andati allora a indagare come Bianca Revello abbia condotto la sua preparazione per l’appuntamento iridato e come voglia interpretare la scadenza mondiale dell’Australia.

Bianca, inevitabile far riferimento all’anomalia del calendario agonistico in questa stagione 2026 dell’Universale: come hai lavorato sulla tua condizione atletica e tecnica?

Siamo decisamente in controtendenza stagionale: quest’anno dobbiamo essere perfettamente operativi e al massimo della forma proprio quando nelle altre stagioni iniziavamo a riprendere l’attività agonistica. È vero che abbiamo finito le selezioni per il Mondiale abbastanza in avanti nel 2025, ma in realtà da quel momento nessuno di noi ha poi mai interrotto la preparazione tranne che per qualche fenomeno meteo un po’ estremo. Abbiamo gestito qualche momento di cosiddetta calma agonistica, ma la preparazione è sempre stata costante. L’aspetto interessante che si è verificato quest’anno è che, in parallelo ai tradizionali Campionati regionali invernali di Universale, alcune Società, in particolare della Lombardia, hanno avviato dei circuiti di incontri dedicati appunto alla nostra disciplina e questo ci ha permesso in queste settimane di andare su dei campi settati per l’Universale e di poter fare allenamenti su schemi diversi.

Scendiamo nel dettaglio tecnico: che tipo di preparazione hai seguito?

La preparazione che ho rispettato consisteva in una o anche due sedute infrasettimanali a cui è seguito sempre l’allenamento del fine settimana che spesso coincide con qualche gara. La seduta di allenamento infrasettimanale in quel caso è sempre di cento piattelli. Specialmente d’inverno, quando sei impacciata per l’abbigliamento che devi adottare: per quei tre maglioni che ti ritrovi addosso, i cento piattelli sono la distanza giusta che ti permette di testare lo swing e tutti i movimenti. Tradizionalmente d’inverno si ha minore confidenza con l’arma proprio perché le basse temperature costringono ad un determinato abbigliamento. Quando ti prepari per un Mondiale devi certamente intensificare la preparazione: lo faresti anche se fosse un altro periodo dell’anno. Io ho concluso il picco di carico proprio nei giorni scorsi, mentre adesso e fino alla partenza, procedo con lo scarico graduale, quindi con un lavoro più qualitativo che quantitativo, per presentarmi appunto al Mondiale nella condizione giusta. Tradizionalmente nella fase di carico faccio più serie di quelle che giornalmente affronterò poi nella gara internazionale che sto preparando e questo avviene nell’allenamento infrasettimanale. Se poi l’attività del fine settimana coincide con una gara, a quel punto generalmente la gara è proprio sulla distanza delle due serie e quindi ti permette di fare una simulazione della distanza di gara quotidiana che andrai ad affrontare. E se vuoi accentuare la simulazione, magari una volta spari di mattina e un’altra di pomeriggio per costringerti ad affrontare anche condizioni diverse di luce. A questo prposito, mi piace sempre sottolineare che noi dell’Universale, per quanto impegnati in alcune gare internazionali importanti, seguiamo fedelmente quella scaletta di attività che rispetta più o meno il 90% dei praticanti: ovvero tutti coloro per i quali il tiro a volo non è una professione. Pertanto l’allenamento che svolgiamo è poi quello che tantissimi altri praticanti svolgono in preparazione degli impegni che giudicano appunto importanti nel loro calendario annuale.

Quali potranno essere gli inconvenienti specifici di questo Mondiale e con quale obiettivo vai a Melbourne?

Ci possono essere due fattori limitanti a livello di prestazione. La prima è che ovviamente le condizioni generali ambientali del Mondiale saranno molto diverse dalla situazione in cui ci siamo allenati. Arriviamo dal – 4 delle nostre pedane per immergerci nell’estate ancora piena dell’emisfero australe. In seconda battuta le dieci ore di differenza di fuso orario. Quanto all’obiettivo, quando vai ad una gara come il Mondiale, vai per tirar bene: che significa fare il podio. Ma ci saranno avversarie forti e andrà messo in conto: ad esempio, le atlete australiane che tradizionalmente fanno le discipline olimpiche saranno in gara al Mondiale di Universale e la squadra femminile francese sarà al completo con tiratrici molto competitive. Non è un dettaglio semmai che in questo Mondiale sarò l’unica atleta a rappresentare l’Italia perché non avrò al mio fianco le mie tradizionali compagne di gara che peraltro mi mancheranno tanto. Gareggiare in squadra è di grande stimolo. Negli ultimi anni fra l’altro le trasferte si sono rivelate spesso anche molto divertenti. La nostra squadra ha sempre ottenuto piazzamenti buoni e spesso è anche salita sul gradino più alto del podio. Non mi è mai capitato, a memoria, di affrontare una gara da sola: non avere il supporto delle colleghe e non condividere la trasferta è certamente un elemento che dovrò gestire. Perché appunto concordo con quello che dice Vincenzo Triscari: la squadra è un bel motore.

Che effetto ha esercitato il Mondiale di Roma sulla situazione generale della disciplina?

È stata una bella vetrina che ha consentito a molte persone di avvicinarsi. Molti stranieri con cui intrattengo contatti costanti si sono detti entusiasti di quella gara. Si è prodotto effettivamente un po’ di fermento nuovo a livello internazionale con nuove nazioni che si sono affacciate alla specialità. Ma anche in Italia ho notato facce nuove che si avvicinano all’Universale.

Qual è l’atteggiamento mentale di base di una campionessa come te nei confronti dell’episodio-gara?

Io dico sempre che il piattello lo rompi o non lo rompi: è un sistema binario compiuto. La vera chiave per poter far bene questo sport non è pensare alla gara a 200 piattelli oppure immaginare quattro gare consecutive da 50 piattelli. E quella chiave non è neppure pensare alla serie da 25, ma devi invece considerare che si tratta di tante gare a un piattello. Ed è a ciascuno di quelli che devi dedicare il massimo dell’attenzione. All’Europeo dell’anno scorso, tranne le prime serie e poi l’ultima, ho sempre fatto 25. E dopo ogni serie mi chiedevano: cosa hai fatto? E io: 25. Poi ancora: Bianca, ora cosa hai fatto? E io: 25. A un certo punto qualcuno mi ha chiesto: ma come hai fatto a fare così tanti 25? E io dicevo: semplicemente perché li ho tirati bene tutti e 25… Volevo dire appunto che quando sei in quella condizione felice e affronti piattello per piattello, il risultato arriva e sembra quasi facile. Ma non è vero che sia facile…

Che cosa esalta di più in gara un’atleta affermata come te?

L’applauso al 25: che invece è quasi sparito. All’estero l’applauso scatta sempre. Ricordo che sul centrale a Granada ti arriva l’applauso perfino dalla tribuna della club-house. L’applauso, le strette di mano, gli abbracci danno una grande carica di energia: è un altro grande motore.

Foto: Clikkami, Bianca Revello