I MicroMag dell’autunno: Massimo Croce

Al termine di una stagione individualmente brillante nell’Universale, l’atleta di Guidonia è stato il pilastro della squadra del Lazio al Trofeo delle Regioni

(di Massimiliano Naldoni)

Massimo Croce (nell’immagine di copertina al centro accanto a Francesco D’Aniello) è un atleta versatile che rappresenta da lungo tempo uno dei pilastri agonistici della formazione dell’Aeronautica Militare (professionalmente il suo grado è: Brigadier Generale del Corpo di Commissariato) e nelle stagioni recenti ha saputo interpretare perfettamente anche il ruolo di universalista tanto da convincere Francesco D’Aniello a schierarlo da Senior tra i titolari del team del Lazio al Trofeo delle Regioni a Fagnano nello scorso ottobre. Massimo Croce ha ricompensato quella fiducia con una prova maiuscola: un 98/100 che oltre a rappresentare uno dei vertici qualitativi di quella competizione (come l’analogo risultato sottoscritto da Alessandro Camisotti e il 99 di Stefano Narducci), ha proiettato il Lazio alla medaglia d’argento alle spalle della Sicilia. L’acuto al Regioni per Massimo Croce è stato il prestigioso sigillo su di una luminosa stagione nell’Universale in cui il sessantaduenne atleta di Guidonia (che attualmente risiede ad Ardea) ha conseguito per ben quattro volte il punteggio tecnico per il passaggio in Eccellenza. Croce ha totalizzato infatti un 193/200 al Campionato italiano di Umbriaverde, un 194 al Memorial Polsinelli e ha centrato due vittorie nella propria qualifica nei Gran Premi stagionali.

Massimo, possiamo dire che sei stato il travolgente trascinatore della squadra del Lazio al Trofeo delle Regioni di Universale?

La Fossa Universale è una disciplina che da qualche tempo amo molto, quindi rispondo sempre volentieri e con entusiasmo alla chiamata, specialmente nel caso di una gara bella come il Trofeo delle Regioni. L’Universale ha anche un fascino antico: è una specialità carica di storia a cui deve molto anche il Trap olimpico.

Nel tuo caso è una passione tiravolistica coltivata, sì, da tempo, ma esplosa in tutta la sua potenza in queste ultime stagioni, non è vero?

Sì, confesso che l’Universale per me, malgrado tutto, è una scoperta recente. È vero che sparo all’Universale da tanto tempo, ma per molti anni non c’era stato quel forte coinvolgimento che invece si è sviluppato in questi ultimi anni: all’inizio effettivamente era una disciplina che non mi aveva ancora conquistato completamente. Ho però considerato sempre bello partecipare ai Gran Premi di Universale perché c’era la presenza di tutte le categorie e quindi trovavi un sacco di amici. Magari tu eri Eccellenza e il tuo amico un Terza, ma potevate comunque programmare la trasferta insieme. Nell’Olimpica, invece, partecipavo ovviamente alle gare della mia categoria: diventava un meccanismo più selettivo. In questo senso l’Universale mi è apparsa sempre la disciplina che crea più aggregazione.

Alla vigilia della gara di Fagnano sentivi di poter produrre un risultato così effervescente come poi sei riuscito a fare?

Venivo effettivamente da una stagione positivissima in cui ho sempre sparato molto bene. In squadra non ero comunque l’unico in quella condizione: Francesco D’Aniello aveva assemblato una formazione molto competitiva e sulla carta indiscutibilmente tra le più forti. L’ottimo secondo posto del resto lo dimostra. Quanto alla mia prova: ho vissuto la gara principalmente come un momento collettivo, perché quando gareggio in squadra il mio pensiero è sempre rivolto al rendimento del gruppo. Anche questa volta non ho ragionato come avviene nelle gare individuali in cui appunto gareggi per il tuo risultato e per il tuo piazzamento. In questo caso l’obiettivo era fornire il miglior punteggio possibile alla squadra per proiettare la formazione più in alto possibile. Il Trofeo delle Regioni è la tipica gara in cui, se anche individualmente fai 100/100, non vinci niente: hai però dato il tuo massimo contributo al gruppo. E nelle gare a squadre, qualunque sia il piazzamento della tua formazione, se sei riuscito a dare il massimo, la tua gara l’hai già vinta!