Giovanissimevolmente: Greta Sforzi
L’esaltante parabola della diciannovenne toscana del Trap che a poche settimane dal titolo tricolore delle Juniores ha già costruito anche una solida carriera internazionale
(di Massimiliano Naldoni)
È un’accelerazione esaltante quella che ha vissuto Greta Sforzi in questi ultimi mesi della stagione 2026. La conquista del titolo tricolore delle Juniores di Fossa Olimpica che la diciannovenne toscana ha conseguito a settembre al Giorgio Rosatti di Ponso ha infatti innescato la convocazione della specialista della Marina Militare al Campionato Europeo. E in un vertiginoso effetto domino, sulle pedane greche di Malakasa all’inizio di ottobre l’atleta di Firenzuola, alla sua prima trasferta internazionale in azzurro, ha centrato la medaglia d’argento alle spalle della compagna di squadra, la supercampionessa Valentina Archetti. Al confronto continentale con 116/125 Greta Sforzi, dopo un breve shoot-off, si è assicurata il dorsale numero cinque in finale: una gestione attenta del round decisivo ha poi proiettato l’atleta toscana al secondo posto con 26/30. A poche settimane dal Giovanissimevolmente che aveva coinvolto Greta Sforzi in qualità di fresca campionessa italiana delle under 21, è ancora l’atleta fiorentina, frattanto adesso titolata azzurrina, a tornare protagonista del fuoco di fila delle nostre domande.
Greta, com’è stato il debutto internazionale in una gara importante come l’Europeo?
Ammetto che nelle giornate di gara un po’ di ansia si è manifestata. Però la prima serie, pur in quelle condizioni di naturale tensione, è andata bene: è stata un 23. Poi nella seconda serie sono riuscita a produrre addirittura un 25 ed è avvenuto in un campo che fra l’altro non avevo nemmeno provato in allenamento: ma in quel caso so di essere entrata in pedana molto tranquilla. Mentre invece sicuramente non ero tranquilla alla serie successiva, la terza della giornata, perché ho preso, sì, il primo piattello, ma poi ho fatto una bicicletta al secondo e al terzo. Sono però riuscita a recuperare subito e infatti il danno di quella serie si è limitato a quei due zeri in sequenza.
Tranne quel passaggio difficile in apertura della terza serie, possiamo dire che hai saputo ammortizzare perfettamente l’impatto emotivo della gara.
Sì, perché l’ho affrontata dicendo a me stessa che dovevo semplicemente fare quello che faccio sempre in tutte le gare. È chiaro che se andava bene, sarei stata molto contenta, però ho fatto il ragionamento che, se anche non fosse andata benissimo sotto il profilo del risultato, sarei stata comunque contenta di essere lì, appunto in una gara bellissima e importante come il Campionato europeo.
Lo zero al primo piattello della quarta serie del secondo giorno forse invece dice, a fronte di un’ottima prima giornata, di una pressione che stava crescendo?
Anche perché effettivamente ho ripensato proprio a tutto quello che era successo il giorno precedente: specialmente a quella partenza difficile della terza serie. E mi ha anche un po’ condizionato il fatto che stavo di nuovo sparando abbastanza presto come orario, con il sole che mi creava qualche problema di visibilità proprio come era avvenuto nella partenza del primo giorno. In quei casi, purtroppo, un pensiero tira l’altro e questo mi ha impedito di concentrarmi nel modo giusto. Fra l’altro partivo in prima pedana ed è arrivato subito lo zero. Tutta la prima metà della serie è stata un po’ zoppicante: infatti di zeri ne sono arrivati altri due. A quel punto ho fatto il ragionamento che non valeva proprio la pena di buttare tutto il buon lavoro del primo giorno e soprattutto tutto il lavoro fatto in tanti mesi di preparazione. E allora sono riuscita a farmi passare la paura…
Lo shoot-off per il dorsale, per quanto breve, è stato utile come avviamento alla finale?
Sì, anche se il dorsale numero cinque con cui sono entrata in finale non poteva dare gran sicurezza perché non era ovviamente particolarmente alto. Ma quello che vedevo importante in quel momento era fare assolutamente bene nei primi dieci piattelli della finale.
Come infatti hai saputo fare con il 9/10 del primo step che ha fatto da premessa all’ottimo 26/30 che si è tradotto nella medaglia d’argento. Che voto dai, allora, a questa tua prima trasferta?
Come voto, direi: 8. Mi sono integrata subito bene con la squadra nonostante che fossi la matricola che in fin dei conti aveva poca familiarità con tutti. In senso più tecnico, in realtà sul terreno di gara ho fatto soltanto quattro serie di prova e quindi l’allenamento sul campo non mi aveva trasmesso tanta sicurezza, ma sono riuscita a trovare quella sicurezza poi appunto proprio in gara, pur con quelle parentesi più difficili che abbiamo detto. E poi, appunto, in finale sono riuscita a garantirmi via via il passaggio agli step successivi. Quindi, sì: sono molto contenta del risultato e mi piace il modo in cui ho gestito la gara.
Che inverno tiravolistico sarà per Greta: adesso campionessa italiana delle Juniores ma anche e soprattutto vicecampionessa d’Europa?
Nelle prossime settimane continuerò ad allenarmi, anche se non credo che riuscirò a rispettare lo stesso ritmo della primavera e dell’estate. Però, è necessario mantenere la costanza dell’allenamento. Vorrei arrivare ben preparata all’inizio della stagione perché nelle stagioni passate il problema è stato proprio questo: nelle prime gare dell’anno non riuscivo a dare il massimo perché appunto non mi ero allenata abbastanza bene. Quindi, in questo momento di belle evoluzioni agonistiche, occorre cambiare passo anche con la preparazione.




