I MicroMag dell’autunno: Raffaele Montoro

Il pavese del Trap si è rivelato l’ideale atleta di squadra grazie al successo in Coppa dei Campioni con il Tav Fagnano e al Trofeo delle Regioni con la formazione della Lombardia

(di Massimiliano Naldoni)

È un autunno dorato quello del 2026 per Raffaele Montoro. Il ventottenne atleta pavese di Borgarello, che milita sotto le insegne della scuderia del Tav Fagnano, è stato infatti l’artefice indiscusso della vittoria della Lombardia al Trofeo delle Regioni di Fossa Olimpica, ma ha contribuito in maniera determinante anche al successo della sua Società alla Coppa dei Campioni: Raffaele Montoro – Prima categoria in corsia di sorpasso – è stato infatti uno degli autori del 25/25 che ha proiettato Fagnano al vertice del podio con 145/150. Al Trofeo delle Regioni di Crevalcore ha poi composto un 99/100 che ha di fatto consegnato la vittoria alla Lombardia. Sebbene da giovanissimo avesse sviluppato l’interesse per l’attività calcistica come portiere del Borgarello, Raffaele Montoro – anche grazie al ruolo dell’indimenticato zio, Saverio Cuofano, che è stato tra i fondatori del Tav Milano Trap – a ventuno anni ha compreso che il tiro a volo era il suo sport. E il resto è più cronaca che storia…

Raffaele Montoro (il quarto atleta alle spalle del coach Falanga) con la formazione della Lombardia che ha vinto il Trofeo delle Regioni di Fossa Olimpica

Raffaele, è vero che al Trofeo delle Regioni puntavi al 100/100?

Fondamentalmente sì. Avevo già totalizzato un 100 quest’anno nel Gran Premio sulle pedane di Academy che poi ho concluso con 123/125 e ho detto: hai visto mai che quest’anno riesco a confezionare per due volte il 100/100..?

Qual è l’unico piattello che si è sottratto al tuo inseguimento?

Un destro in quarta pedana nella quarta serie: al campo 1 del Tav Olimpia. Comunque, il punteggio che ho totalizzato al Trofeo delle Regioni, ancora di più che il risultato della Coppa dei Campioni, rimarrà un bellissimo ricordo. Del resto mi hanno insegnato a considerare il tiro a volo con una bella immagine: si tratta dello sport in cui vince chi sbaglia di meno, non chi ne colpisce di più.

In realtà in quel Gran Premio inseguivi essenzialmente la promozione in Eccellenza, vero?

Esattamente. Per la precisione la inseguivo da tre stagioni. Nel 2024 al Gran Premio a Pecetto avevo sbagliato il centoventicinquesimo piattello e in quel modo avevo fatto il punteggio di 119 che non mi aveva permesso di passare di categoria. Apparirà magari strano, ma quell’episodio aveva rappresentato un po’ una botta mentale e dopo ho attraversato un periodo in cui sono rimasto un po’ fermo con la testa: come se sentissi di non riuscire a conseguire gli obiettivi che inseguivo.

Con quale atteggiamento ti stai preparando adesso a misurarti in Eccellenza?

Non vedo l’ora di essere in Eccellenza. Era il mio obiettivo preciso fino da quando ho iniziato questo sport. E in queste prossime settimane inizierò una preparazione il più possibile adeguata al livello che dovrò affrontare nella prossima stagione.

Raffaele Montoro (il primo a destra) nell’immagine che sintetizza il trionfo di Fagnano alla Coppa dei Campioni

Ti dovrai misurare con la finale Issf a otto.

Avevo fatto qualche serie di preparazione a quella finale quando mi sono allenato per la finale del Campionato italiano di Prima. Poi, per vari motivi, quella gara non è andata benissimo e non sono entrato tra i finalisti. Personalmente ritengo un vantaggio sparare a piattelli di cui si conosce la direzione e le caratteristiche. Per abitudine memorizzo i piattelli nella serie, quindi già in qualificazione so sempre esattamente quali sono almeno gli ultimi cinque della serie.

Ci sono persone che hanno saputo individuare il tuo talento?

Sono stato seguito da Rodolfo Viganò: quello che ho imparato in questi anni di crescita graduale, lo devo a lui. Una scoperta fantastica per me è stato anche il mental coaching e il lavoro della mia coach Silvia Gastaldi in questo senso ha avuto un forte impatto sulla mia carriera agonistica. Quanto a Rodolfo Viganò, è stato un forte punto di riferimento appunto fino dai primissimi tempi in cui ho iniziato la mia attività: Rodolfo mi ha fornito le indicazioni per muovermi bene nel mondo del tiro a volo. Non si tratta soltanto di nozioni tecniche, ma anche di istruzioni importantissime per gestire la gara. È proprio Viganò, ad esempio, che mi ha insegnato a memorizzare i lanci: un meccanismo che si rivela utilissimo nella Fossa Olimpica del presente e del futuro. Ma un forte ringraziamento lo devo formulare anche ad alcuni atleti della mia Società: Fagnano. Luigi Matarazzo, Stefano Pavan, Marco Molteni mi hanno dato davvero un grandissimo aiuto per costruire il giusto atteggiamento mentale dell’agonista. Per poter gareggiare con loro, devi alzare il tuo livello e quindi sei stimolato a migliorarti continuamente: e quello dovrebbe essere la precisa missione di ogni atleta.