Stefano Narducci: quando esperienza rima con leggenda

L’atleta toscano, iridato nel 2017, affronta il Mondiale di Fossa Universale di Melbourne nel ruolo ideale di capitano del team azzurro

(di Massimiliano Naldoni)

Dici Stefano Narducci ed è evidente che parli indiscutibilmente di Fossa Universale. Non tanto perché l’atleta toscano, nel corso degli anni, non abbia saputo tracciare il proprio autografo anche su pregiate prestazioni nell’Olimpica e nel Double Trap, ma per il semplice motivo che nella storia della cinque macchine dell’ultimo decennio Narducci ha addirittura fissato alcune pietre miliari di livello planetario. La pietra più preziosa del diadema è certamente il titolo mondiale che l’atleta azzurro, tesserato allo storico Tav Pisa, ha conquistato nel 2017: nella località montana francese di Megève in un agosto che in quell’occasione si vestì da dicembre. La storia dei corsi e ricorsi e soprattutto dei destini sportivi incrociati può iniziare proprio da qui, dal momento che curiosamente questa volta Stefano Narducci da Lucca (l’azzurro è nato nella città toscana il 14 luglio del 1980) è chiamato a gareggiare nel Mondiale australiano in un febbraio che invece, esattamente al contrario di quanto avvenne a Megève, nell’emisfero australe sarà a pieno titolo un agosto.

“Chiamiamolo un Mondiale fuori stagione. – Commenta Stefano Narducci – Fra l’altro noi designati per questo Campionato del Mondo in questa precisa occasione ci siamo allenati tutto l’inverno. E per il fatto che la gara di qualificazione per il Mondiale è stata nel mese di ottobre, la scorsa stagione era finita anche molto tardi. Io mi sono concesso una ventina di giorni di pausa vera e propria dopo la qualificazione, ma poi ho iniziato di nuovo a sparare. Invece i mesi invernali negli altri anni li ho sempre dedicati a una pausa più lunga.”

“A dirla tutta, sinceramente non ho mai affrontato una gara con questa forte differenza di condizioni ambientali tra quelle di casa e quelle appunto della sede di gara. E durante l’inverno non sono neanche mai stato, neppure in vacanza intendo, in un paese in cui sia invece estate piena, quindi dico sinceramente: mi fa una strana impressione pensare di gareggiare in una situazione autenticamente estiva a febbraio. Perfino preparare la valigia con l’abbigliamento estivo suona strano… Sicuramente, però, è anche una svolta positiva, intendiamoci. Intanto perché nel caso del nostro sport, che si pratica all’aperto, è preferibile gareggiare d’estate e quindi questa anticipazione della bella stagione risulta stimolante. E inoltre, perché no?, anche per l’umore: da settimane a casa mia vedo piovere spesso e sono stato costretto ad allenarmi con il brutto tempo e il freddo, quindi immaginare adesso una gara in una cornice estiva ha anche i suoi effetti benefici. Il Mondiale generalmente lo si affronta quando è qualche mese che si spara: quando abbiamo già affrontato gare importanti, sia a livello nazionale che internazionale. Quest’anno, invece, subito a freddo c’è la gara più importante. Al di là di tutte le riflessioni che abbiamo fatto e stiamo facendo, la situazione potrebbe anche presentare dei vantaggi: invece di stare un po’ tutta la stagione a rimuginare sull’appuntamento più importante, si scende subito in lizza.”.

Il fuori stagione nei fatti d’altronde sembra non esistere proprio però per Stefano Narducci che nello scorso autunno è andato a conquistarsi la designazione al Mondiale australiano scrivendo alcune pagine di un ideale manuale del perfetto universalista.  Al primo test di Fagnano l’atleta toscano (che risiede ad Altopascio) è risultato primo con 196/200 ottenendo il viatico per la prova decisiva di Ponso. E al Giorgio Rosatti, per non correre rischi, ha assemblato un sontuoso 198/200 approdando addirittura ai 150 piattelli senza zeri e completando la prova con due 24.

“Non posso dire di sentirmi al 100% – precisa Stefano Narducci – e non voglio d’altronde neanche avventurarmi in pronostici, però in quest’ultimo mese che ha preceduto la partenza ho visto gradualmente miglioramenti significativi. Nell’allenamento di queste settimane non ho cercato però ossessivamente il punteggio: ho preferito privilegiare l’acquisizione della confidenza con l’arma e il lavoro sui movimenti. In questi aspetti mi sembra di aver trovato uno stato di forma e di concentrazione molto buona. Naturalmente c’è l’incognita del viaggio e della differenza di fuso, oltre appunto al cambio drastico di stagione. Sono situazioni in cui, come dicevo prima, non posso neppure mettere in campo l’esperienza di altri viaggi, sempre collegati all’attività sportiva, con una differenza di fuso così pronunciato. Potrei far riferimento ad una trasferta in Perù di moltissimi anni fa, ma in realtà la differenza di fuso in quel caso non era così marcata. Adesso, alla vigilia di questa bella avventura, io sento semmai di poter vivere questa esperienza con la coscienza di aver condotto una preparazione seria e accurata.”

Come si precisava in apertura, Stefano Narducci ha letteralmente plasmato l’ultimo decennio della storia dei confronti planetari di Fossa Universale, perché se il vertice qualitativo delle partecipazioni dell’azzurro toscano ai confronti iridati è la conquista del titolo in Francia nel 2017, è anche vero che ci sono altre prove di indiscusso valore. A Malaga nel 2021, in una gara dai contorni agonistici spettacolari, Stefano Narducci compone un formidabile 197/200: è in corsa per l’argento, ma il 24 che totalizza nello spareggio lo colloca soltanto al quinto posto. Anche l’anno successivo al Mondiale di Umbriaverde con 196/200 è in lizza per il secondo posto e risulta quarto. Nel 2024 a Ychoux invece centra un ottimo bronzo con 194/200.

“È molto difficile – spiega Stefano Narducci – fare previsioni di punteggio per il Mondiale che stiamo affrontando senza poter verificare prima le condizioni del terreno di gara. In qualche caso il Mondiale è stato vinto con 196 come è accaduto a me e anche a Vincenzo Triscari l’anno scorso. Poi magari a Malaga, appunto, mi sono ritrovato settimo con un 197 che altrove mi avrebbe permesso di stravincere. A volte, poi, si presenta la sorpresa totale: in Marocco vinse proprio uno junior australiano che fece 198. Oppure tu sei in condizioni perfette e fai 199, ma viene fuori il mago Ed Ling con un 200: sono situazioni che sono capitate e possono ripetersi. Tutto dipende appunto dalle condizioni del campo, dalle caratteristiche dei lanci, dalle condizioni meteo generali. È davvero difficile, se non impossibile, fare una previsione sul punteggio senza disporre di questi parametri. D’altronde, va anche detto che io non sono un amante del tabellone e dei calcoli: sparo ai miei piattelli senza guardare i risultati. La buona regola resta sempre quella che recita: un piattello per volta e avanti a testa bassa fino a quando non arrivi alla fine…”

A proposito di avversari capaci di grandi imprese, occorre dire che proprio l’Australia, che ospita il Campionato del Mondo 2026, in quest’ultimo decennio ha saputo mettere in campo alcuni atleti prodigiosi nella Fossa Universale. Stefano Narducci ricordava Mitch Iles che conquistò il titolo planetario a Marrakech nel 2016 con 198/200 per passare poi con profitto alla Fossa Olimpica. Ma anche Umbriaverde nel 2022 ha assistito al successo di un atleta aussie: fu Ashley Hawker in quel caso a centrare l’alloro più importante con 197/200.

“Gli avversari più accreditati – precisa Stefano Narducci – all’apparenza sono proprio gli australiani che sulla carta sono avvantaggiati dal fattore-casa e non devono affrontare il viaggio. Tutti gli altri, europei o americani, sono nelle nostre stesse condizioni. Inoltre molti australiani che sparano forte anche all’Olimpica saranno in gara, quindi sono possibili sorprese su sorprese. Quanto agli obiettivi che mi pongo in questa trasferta: posso dire che nella gara a squadre siamo rimasti a bocca asciutta da qualche tempo e quindi un podio collettivo sarebbe davvero un bel risultato. Il traguardo principale è quello. Fra l’altro la nostra è l’unica squadra intera che l’Italia schiera in questa occasione. Io vado certamente per sparare bene e quindi sarei bugiardo a dire che non guardo ovviamente anche al piazzamento individuale. Ma prima di tutto cercheremo di onorare la presenza della squadra e in generale di tenere alto il vessillo tricolore.”