Rachele Amighetti: un nuovo scudetto per una stagione nuova

La neo-campionessa italiana invernale di Fossa Universale racconta la sua affermazione di Uboldo e i propositi per il futuro immediato

(di Massimiliano Naldoni)

Al Campionato italiano invernale di Fossa Universale al Tav Belvedere, un solidissimo 190/200 ha attribuito a Rachele Amighetti il primato nella classifica femminile e ha consegnato all’atleta di Costa Volpino il primo scudetto della stagione. Per Rachele Amighetti (terza classificata al Mondiale romano del 2025, ma rimasta esclusa dalla designazione per l’appuntamento iridato di Melbourne che ha poi premiato Bianca Revello con un luminoso argento) si tratta di una vittoria dai contorni rotondi che, soprattutto in senso tecnico e agonistico, candida l’eclettica azzurra bergamasca a un ruolo di primo piano nella stagione in corso. Nel momento in cui la primavera fiorisce ufficialmente, abbiamo chiesto allora proprio a Rachele Amighetti (nell’immagine di copertina al vertice del podio di Uboldo con Stefania Oliva e Roberta Pelosi) quale significato assume questa sonante affermazione invernale in vista dei prossimi appuntamenti.

Rachele, che cosa ha significato per la stagione agonistica che stai affrontando la conquista del titolo tricolore invernale?

Mi permette di iniziare la mia stagione con un nuovo scudetto: uno scudetto pesante, in senso positivo, e molto significativo. Sono infatti decisamente contenta del punteggio che è di buona qualità e che in fondo non mi aspettavo nemmeno: ma quando arriva un bel punteggio che neppure ti aspetti, è ancora più gradito. Le cose inaspettate sono spesso molto belle.

La tua brillante seconda giornata a Uboldo, quella del 96/100, è stata una felice conseguenza della prima?

Nella seconda giornata partivo certamente con una base buona. Però in una situazione del genere a volte si corre proprio il rischio di dare per scontato il risultato finale perché è andato bene il primo giorno: è un errore abbastanza frequente quello di non valutare troppo gli zeri nel secondo giorno perché senti di averne di scorta dal primo giorno. Dici appunto: posso permettermi qualche zero perché tanto ho accumulato il vantaggio e allora perdi qualche piattello serie per serie correndo poi dei seri rischi. Invece no: non puoi ragionare così. E infatti non ho voluto cadere in quel tranello.

L’unica vera difficoltà della gara si è presentata probabilmente nell’ultima serie del primo giorno che si è tradotta in un 21.

Mi sono trovata in difficoltà per la luce. Ma per assurdo la situazione era ben più complicata nell’ultima serie della gara e lì invece ho fatto molto meglio. Al campo 3 di Uboldo, all’ora in cui ho sparato l’ottava serie, in questo periodo sei proprio con la faccia al sole, ma ho fatto appello a tutte le forze. Perché, sì: il vantaggio era ampio, ma come dicevo prima, non era il caso di mollare.

È una vittoria dettata anche dal desiderio di cancellare la delusione per la mancata qualificazione al Mondiale?

Mi era dispiaciuto sicuramente non riuscire a centrare la qualificazione per il Mondiale. No, però non la chiamerei: delusione. Perché in quella qualificazione ho fatto gare molto buone, tranne il primo giorno della gara finale di Ponso. Ma in realtà ho affrontato tutta quella fase in un periodo di buona forma tecnica, di corretta concentrazione e di serenità di testa. E sappiamo bene che nel nostro sport, se è tranquilla la testa, è più facile fare il punteggio. In realtà anche la seconda giornata di Ponso era stata molto buona, ma l’Universale è spietata e nelle gare a due giorni devi fare una buona prova in tutte e due le giornate. Per rispondere alla domanda, diciamo pure che centrare la vittoria al Campionato italiano invernale era comunque una rivincita: serviva come stimolo per la partenza di questa nuova stagione.

Rachele Amighetti sul terzo gradino del podio del Mondiale del 2025

Qual è a questo punto l’obiettivo principale della stagione 2026 di Rachele Amighetti?

Riuscire a qualificarmi per il Campionato europeo che è una gara che vorrei affrontare soprattutto per gareggiare in squadra con le altre mie colleghe dell’Universale con cui si è creata da tempo una bella sinergia. Far parte della squadra è un modo di gareggiare che mi piace molto: magari prima guardavo di più al mio punteggio individuale, ma già da un po’ mi appassiona di più la competizione a squadre. Ad esempio, quando Bianca Revello era al Mondiale in Australia, nelle giornate di gara mi è capitato di star sveglia la notte per seguire i suoi punteggi: nemmeno fossi stata in squadra con lei… Sì, per il mio percorso personale di atleta e per il modo in cui mi pongo in questo momento nei confronti dell’evento agonistico, sarebbe davvero un tassello importante andare a Valencia a gareggiare all’Europeo.

A proposito di squadra, all’Invernale di Uboldo, da capitana del team del Concaverde, forse avevi sperato di centrare il podio delle Società?

Se anche poi alla fine siamo rimasti abbastanza lontani dal podio, il risultato della nostra squadra è stato comunque anche migliore della prospettiva della vigilia. È stata insomma una buona performance di squadra. Devo dire che per me sparare in batteria con alcuni atleti della mia squadra è un’arma a doppio taglio: nel senso che per alcuni aspetti è funzionale e gratificante, ma per altri aspetti è una situazione che ti impegna molto la testa. Non dico che in squadra ci si controlli a vicenda, però sfido chiunque a dire che un tiratore non nota lo zero del compagno di squadra quando si è in batteria insieme. All’Invernale io ero in batteria con Daniele Bertolini che componeva appunto una delle squadre del Concaverde con me e Roberto Cisco che era però in un’altra batteria. Daniele fra l’altro è davvero un super tiratore ed è un atleta di correttezza esemplare. Sa bene che io sono mancina e, quando è nella pedana contigua alla mia, mi aiuta muovendosi meno possibile o addirittura rimanendo immobile del tutto. E questo, specialmente appunto nell’Universale e per una mancina, è un elemento essenziale per permettere di eseguire correttamente il proprio turno di tiro.  Mi piace evidenziare che Daniele, nonostante che sia un atleta giovane con una carriera agonistica iniziata da non molto, ha già un ottimo profilo a livello di compagno di squadra. Quindi, se la squadra questa volta non ha ancora conseguito un risultato e un piazzamento di primo piano, non è escluso insomma che a breve riusciremo a farci valere anche come scuderia!

Foto: Stefano Terrosi