Michele Poeta: lo Skeet è passione e divertimento
L’atleta di Roma affronta la sua ultima stagione agonistica da under 21 con il blasone dello scudetto di Seconda categoria conquistato nello scorso settembre
(di Massimiliano Naldoni)
La notizia, per così dire, non è tanto il fatto che Michele Poeta stia affrontando la stagione 2026 di Skeet da Prima categoria, quanto soprattutto che questo avvenga grazie al blasone del titolo tricolore di Seconda che per l’atleta capitolino è maturato con la vittoria del settembre scorso al Campionato italiano della specialità a Laterina (con 111/125 in qualificazione e 52/60 in finale davanti ad Alessandro Martella e Marco Petreni). E tutto questo ad appena venti anni di età: lo skeettista romano con il suo scudetto tricolore militerà infatti ancora nel Settore Giovanile per tutto l’anno in corso. Snodo fondamentale della carriera è locuzione che qualche volta si spende con troppa generosità, ma per Michele Poeta è invece fedele descrizione di quanto sta avvenendo: e non soltanto sulle pedane. Appassionato di musica (Michele Poeta suona la chitarra in una band che propone cover di brani famosi sia del repertorio cantautorale italiano che del rock anglosassone), l’atleta tesserato al Tav Roma è anche matricola alla Facoltà di Ingegneria Agroalimentare e, per la cronaca, si appresta ad affrontare proprio nel giro di pochi giorni il primo esame: Istituzioni di Matematica. Quello che rappresenta idealmente e agonisticamente lo Skeet per Michele Poeta lo scoprirete nell’intervista che vi proponiamo, ma un altro interessante aspetto da evidenziare che lega l’atleta capitolino alla disciplina del semicerchio targato Pull e Mark è il fatto che la sua pratica di pedana proceda di pari passo con quella arbitrale: un’attitudine che Michele Poeta ha ereditato da papà Antonino che lo ha avviato all’attività di direttore di tiro e in quel ruolo lo affianca anche stabilmente sui campi d’Italia. Il nome, dicevano i latini, è un presagio. Talvolta anche il cognome, verrebbe da chiosare. La disciplina dello Skeet e la vita sono interpretate infatti realmente da Poeta da questo atleta capitolino di belle speranze.
Michele, qualche mese fa il titolo tricolore di Seconda era obiettivamente quasi un miraggio e invece in breve si è trasformato in un concreto trampolino verso il tuo futuro agonistico.
Sì, in effetti in quella mia piccola collezione di medaglie che ho avuto l’opportunità di comporre in questi anni, un titolo così importante ancora mancava. Ho vinto un titolo regionale nel Lazio, ho vinto il Trofeo delle Regioni con i miei colleghi più esperti: questo titolo tricolore è quello che appunto serviva davvero per chiudere il cerchio in questa mia prima fase dell’attività.
Come si conviene a un Campionato italiano, non si è trattato di una gara e di una vittoria facili.
No, perché ho anche arbitrato al Campionato italiano otre a gareggiare. E lo devo al mio papà se sono riuscito a condurre in porto al meglio quella gara. Mi sono trovato ad arbitrare proprio sullo stesso campo in cui arbitrava anche il mio papà e infatti il secondo giorno a un certo punto lui mi ha detto: non ti far vedere più in giro se non fai l’ultima serie davvero bene… Sissignore, agli ordini: ho detto allora. Infatti nell’ultima serie è venuto fuori un 24. L’ho sudato quel risultato, ma quando ho sparato l’8 mark di quell’ultima serie ho detto: a posto, ho fatto qualcosa di buono.

Michele Poeta sul gradino più alto del podio di Seconda categoria al Campionato italiano di Skeet dello scorso settembre
D’altronde in quell’ultimo giro un risultato un po’ pallido avrebbe anche pregiudicato l’ingresso in finale.
Infatti sapevo che occorreva spingere a massimo in quella serie. Poteva essere perfino un 25. Ho sbagliato il 5 pull in doppia a cui non ho sparato proprio: l’ho guardato sfilare e ho alzato la testa.
Come giudichi la tua finale al Campionato italiano?
Una bella finale, molto combattuta. E poi un confronto con un mio grande amico: Alessandro Martella. Ero stanco, però, in quella finale: avevo impegnato molte energie fisiche e mentali in quella quinta serie per il 24. E poi pesavano i due giorni di arbitraggio in parallelo. Però volevo proprio portare a casa quel titolo: prima di tutto per premiare papà che mi aveva sostenuto e sollecitato. E ci sono riuscito perché al termine di quella finale era più contento lui di me! È stata anche una finale con un buon punteggio: 52/60. Anche se poche settimane prima al Gran Premio di Conselice avevo fatto addirittura 56 in finale dopo il 117 in qualificazione: con un 25 sul campo in cui arbitrava papà. Giuro che quel giorno sono tornato in albergo che avevo la febbre dallo stress.
È interessante che in te conviva l’agonismo con questa passione per l’attività arbitrale.
Fin da giovanissimo vedevo papà che svolgeva quel ruolo e allora dicevo: papà, lo voglio fare pure io. Il mio papà è stato anche davvero un buon maestro, infatti quando ho fatto il corso per diventare direttore di tiro, i miei esaminatori hanno notato che disponevo di una conoscenza solida del regolamento ed era una conoscenza che arrivava, oltre che dallo studio, anche dall’apprendistato importantissimo che avevo svolto appunto dal vivo in pedana con papà. Devo dire sinceramente che in questi anni, in alcune occasioni, ho ricevuto più soddisfazione dall’attività di arbitro che da quella di tiratore e quindi, se anche quella di direttore di tiro non sarà una carriera vera e propria, mi piacerebbe che si concretizzasse comunque in un percorso.
In questo ultimo anno di Settore Giovanile che obiettivi ti sei dato?
Non mi voglio dare dei traguardi particolari per quest’anno: lo voglio considerare addirittura un anno di divertimento. Dico sempre che non me l’ha prescritto il medico di vincere nello Skeet: è lo sport che pratico per passione e in questo momento voglio appunto che sia soltanto l’attività del tempo libero. Fra l’altro qualche volta mi è capitato di vincere senza essere contento perché evidentemente in quella determinata gara non ero riuscito a divertirmi. D’altronde anche in allenamento seguo lo stesso criterio: dal momento che pratico lo Skeet per passione, non potrei mai andare a fare dieci serie, una dietro l’altra. Sparo due o tre serie al massimo in ogni seduta. Che poi del resto significa replicare il volume di attività che rispetterò in ogni gara. Questo atteggiamento secondo me favorisce anche quell’armonia sui campi di tiro che permetterà di far aumentare i praticanti e gli appassionati e che consentirà di vivere lo sport davvero in maniera sana. Perché è bello gareggiare e anche vincere, ma è altrettanto bello vedere i sorrisi sui campi di gara…




