Giovanissimevolmente: Giovanna Bressan e Simone Noti
L’Allieva mantovana e l’Allievo livornese hanno brillantemente primeggiato nel Trap nell’edizione 2026 dell’Uno d’Oro
(di Massimiliano Naldoni)
Il segmento centro-settentrionale dell’Uno d’Oro 2026 ha confermato il talento di atlete e atleti già agli onori della cronaca, ma ha anche rivelato qualche interessante nome nuovo. È il caso di Giovanna Bressan e Simone Noti che al Tav La Torre hanno svettato rispettivamente tra le Allieve e tra gli Allievi. La diciassettenne Giovanna Bressan (al vertice del podio nell’immagine di copertina) è stata autrice del punteggio di 56/75 in qualificazione e con quel risultato l’atleta mantovana, allieva al Concaverde dell’Istruttrice Zdenka Ratek, si è assicurata il secondo posto provvisorio alle spalle della campionessa invernale della qualifica Giorgia Carducci. Il 16/25 della semifinale e poi il 18 della finale hanno proiettato l’atleta di Rivalta sul Mincio al vertice della graduatoria: Giovanna Bressan ha infatti meritato la vetta del podio precedendo la stessa Giorgia Carducci e l’altra atleta del Concaverde Giulia Zanardini. Giovanna Bressan, che frequenta il Liceo Scientifico e in prospettiva professionale guarda ad un’attività in ambito medico, vanta interessanti trascorsi nel tiro con l’arco e nel nuoto, ma dopo l’approccio al tiro a volo nel corso di un open day proprio al Concaverde il suo interesse sportivo si è rivolto convintamente alla Fossa Olimpica.
Giovanna, quali sensazioni ha prodotto questo tuo exploit all’edizione 2026 dell’Uno d’Oro?
È stato tutto abbastanza emozionante. Ad esempio alla prima serie ho sbagliato proprio i primi tre piattelli e quindi mi sono subito accorta che mi stavo facendo aggredire dalla tensione. Stavo partendo super veloce in quei lanci e infatti, quando ho rivolto lo sguardo alla mia allenatrice Zdenka Ratek, ho visto che lei mi invitava a calmarmi e ad eseguire tutti i gesti senza quella fretta che invece avevo assunto. In allenamento il giorno prima avevo sparato sempre abbastanza bene e quindi probabilmente sentivo molto quel momento dell’inizio della gara e avvertivo la responsabilità di dimostrare in gara quello che avevo saputo fare in prova. La partenza è stata difficile, appunto, ma sono riuscita a ritrovare la concentrazione e ho concluso comunque la prima serie con 19. Il 18 nella finale a un colpo è stato poi di nuovo davvero un buon punteggio, perché non ho fatto una preparazione specifica: il venerdì prima della gara avevo fatto due serie di allenamento e soltanto la seconda serie l’ho eseguita appunto a un colpo proprio in vista della semifinale e della finale. In generale di questa mia gara sono molto contenta: in particolare per i punteggi perché rispetto all’anno scorso mi accorgo che ci sono stati dei progressi visibili, ma sono davvero contenta della vittoria che sinceramente è arrivata inaspettata, anche perché sapevo che in gara con me c’erano altre atlete molto brave che avevano il favore del pronostico.
Giovanna Bressan al vertice del podio delle Allieve dell’Uno d’Oro davanti a Giorgia Carducci e Giulia Zanardini
Non dimentichiamo fra l’altro che hai iniziato a praticare il tiro a volo appena un anno fa…
Esattamente. Ma perfino i progressi rispetto al Campionato italiano invernale di Montecatini sono già tangibili: rispetto a qualche settimana fa mi sento più concentrata quando sono in pedana e quando chiamo il piattello e poi riesco a coordinare molto meglio i miei movimenti. È il risultato dell’allenamento costante che ho voluto fare nel corso dell’inverno, perché anche con il freddo o il brutto tempo ho sempre fatto almeno una seduta di allenamento alla settimana con Zdenka Ratek. Sì, appunto: ho iniziato a sparare soltanto un anno fa e quindi tutta la stagione scorsa è stata necessaria per individuare e risolvere tutti quei piccoli errori che facevo. Ad esempio c’è stato il momento in cui ci siamo accorti che avevo difficoltà con i destri e allora abbiamo lavorato su quell’aspetto. E anche durante l’inverno appena trascorso ci sono state tante graduali correzioni che mi hanno portato alla condizione attuale
Tiro con l’arco e tiro a volo: quali sono secondo te i punti di contatto?
Nel tiro con l’arco serve essere calmi, rigorosi e avere disciplina come nel tiro a volo: quindi di analogie ce ne sono molte. Diciamo però che forse quelle erano prerogative che non avevo quando praticavo il tiro con l’arco. Credo che siano condizioni che mi appartengono di più adesso ed è per questo che ho molta fiducia nei progressi che sto facendo in pedana.
Simone Noti avrebbe invece intrapreso l’attività di calciatore nel ruolo di difensore centrale se qualche infortunio non lo avesse persuaso a lasciare il rettangolo erboso prima in favore del tennis e infine in direzione del tiro a volo. La strada del diciannovenne livornese di Venturina ha incrociato quella della Fossa Olimpica nel 2023 quando con il Progetto C.a.r.e. è approdato al Tav Follonica. Da quell’esordio tiravolistico sotto la guida della coetanea Stella Avagliano alla recente vittoria nell’Uno d’Oro 2026 il passo sembra perfino breve. Nella gara al Tav La Torre Simone Noti ha confezionato il punteggio di 65/75 in qualificazione, poi con il 19 della semifinale e il brillante 21 della finale si è imposto precedendo Alberto Zecchin e Davide Palenga.

Simone Noti in vetta al podio degli Allievi all’Uno d’Oro davanti ad Alberto Zecchin e Davide Palenga
Simone, che cosa rappresenta questo successo sulle pedane del Tav La Torre che frattanto è divenuta la tua scuderia?
È una vittoria che mi ha dato una bella carica, perché nel frattempo, sì, qualche bel risultato lo avevo anche conseguito, ma nel Settore Giovanile non ero ancora riuscito a centrare un successo di questo genere. Il Campionato italiano di settembre aveva spiegato abbastanza bene alcune situazioni: in quel momento, infatti, stavo sparando molto meglio della media che poi ho rispettato in quella gara, ma in questi casi c’è appunto sempre il limite proprio della gara che crea tensione e ti fa competere a un livello un po’ inferiore rispetto a quello reale.
Quindi alla tua prova all’Uno d’Oro possiamo dare un voto alto?
Sono soddisfatto del responso dell’Uno d’Oro anche se sul piano del punteggio si è riproposta un po’ la stessa situazione: in questo momento sto sparando un po’ meglio di quello che invece sono riuscito a fare in gara. Nei due 21 della qualificazione ci sono stati infatti errori di testa. A livello tecnico in realtà mi sentivo sicuro e avevo anche un buon presentimento per quella gara proprio grazie a quelle sicurezze. Il 21 della prima serie è stato determinato dalla tensione, mentre nella seconda sono state piuttosto le condizioni meteo che mi hanno tolto la concentrazione. Si è alzato il vento: io sono entrato in pedana con l’idea di sparare con il mio solito tempo e invece, appunto per il vento, mi sono ritrovato a sparare troppo lento. Ho fatto due zeri subito ai primi due lanci, quindi sono perfino contento di essere riuscito a chiudere a 21. Nella terza serie, invece, il 23 è un punteggio correttamente nella mia media attuale.
Sei un atleta che guarda i punteggi strada facendo o in gara procedi senza nessun calcolo?
Non guardo mai i punteggi: non voglio saper niente durante la gara. La tentazione di andare a vedere è tanta, ovviamente, ma so che mi condizionerebbe negativamente e non aggiungerebbe niente. Ad esempio, questa volta, un piattello in più o in meno alla terza serie avrebbe cambiato molto la situazione e quindi stare lì a fare calcoli probabilmente avrebbe davvero condizionato la mia prova. Meglio sparare come sento di saper fare: poi, per il punteggio, vediamo alla fine.
Tecnicamente, semifinale e finale sono stati però indiscutibilmente due bei momenti.
La semifinale in cui ho fatto 19 è stata però veramente sudata. Ho fatto cinque zeri nei primi dieci piattelli. Poi, d’accordo, sono riuscito a chiudere bene. Sentivo molto la tensione, poi era la serie a un colpo e sinceramente non avevo fatto molto allenamento. Nella giornata di venerdì ho fatto, sì, una serie a un colpo e ho fatto 19, ma probabilmente mancava la vera sicurezza. La finale è stata certamente una bella soddisfazione, perché fra l’altro fino al diciassettesimo piattello ero pieno: in quel momento mi sentivo tranquillo. A quel punto, pur non facendo i calcoli, avevo intuito di avere almeno quattro piattelli di vantaggio sugli altri atleti in gara con me. Ho mollato un po’ per il rilassamento della situazione. È senz’altro una lezione da considerare per le prossime gare!
Foto: Pavla Dolenska




