Alberto Fattorini: lo Skeet è il mio elisir di eterna giovinezza
Istruttore di chiara fama e atleta dalle doti singolari, lo specialista di Scanzano Jonico che detiene il titolo tricolore dei Veterani racconta la sua longevità agonistica
(di Massimiliano Naldoni)
Senza rivali. È la locuzione tipica che il cronista dispensa qualora l’artefice di una vittoria abbia letteralmente monopolizzato la prova. Nel caso di Alberto Fattorini non sarebbe effettivamente una definizione spesa a casaccio perché lo specialista di Scanzano Jonico, che milita tra i Veterani dello Skeet dopo una carriera trascorsa in Eccellenza per più di venti anni, ha conquistato lo scudetto tricolore della sua qualifica agli Assoluti di Laterina dello scorso settembre con una sorta di monologo agonistico. Proiettato in solitudine verso la vetta della classifica dal 74/75 della prima giornata, sulle pedane aretine Alberto Fattorini ha poi amministrato il vantaggio nella ripresa assicurandosi il titolo con 116/125 davanti al 113 di Pietro De Santi e al 109 di Mauro Baronti.
Alberto Fattorini, che negli anni ha avviato allo Skeet un bel numero di giovanissimi ma anche tanti adulti, si avvicina alla specialità del Pull e del Mark quando ha già più di trent’anni, ma nel 1990 vince il Campionato italiano di Seconda categoria e si avventura con determinazione nella divisione superiore approdando in Eccellenza già nel 1991. Tra i suoi tanti podi ottenuti nella massima divisione certamente ce n’è uno che brilla di luce più intensa: nel ’94 l’atleta materano sfiora infatti l’impresa di aggiudicarsi l’alloro della massima categoria. Quell’anno il trentaseienne Fattorini con 146/150 è secondo alle spalle del neo-campione italiano Claudio Mengucci. Alle loro spalle ci sono tutti i grandi nomi del momento: Pietro Genga che conquista il bronzo, poi Andrea Benelli, Ennio Falco, l’indimenticato Claudio Giovannangelo. Quella che vi proponiamo di seguito è proprio la lettura dello Skeet di ieri, di oggi e di domani di un atleta che ha letteralmente attraversato la storia recente della disciplina.
Alberto, possiamo definire senza mezzi termini una prova di alto livello quella che ti ha permesso di conquistare a Laterina il titolo tricolore 2025 dei Veterani dello Skeet?
Mettiamola così: ci difendiamo! Diciamo che è la passione che ogni tanto gratifica noi praticanti di lungo corso. È anche vero che nel Campionato italiano più recente i campi lo permettevano: Laterina è un impianto in cui si possono fare quei risultati e sinceramente sapevo di avere una preparazione adeguata. Per dirla tutta, il secondo giorno sulla prima serie qualche problema si è manifestato: ero il primo di batteria, con il sole di fronte, e in quella situazione i piattelli si sono rivelati non perfettamente facili da percepire. Ad esempio il Mark si individuava tardi. Mi sono reso conto che mantenere il ritmo del primo giorno non sarebbe stato facile. Ho stretto i denti ed è venuto fuori un 116 che da Veterano è di tutto rispetto. Possiamo dire però che i giochi erano già quasi fatti il primo giorno grazie al mio 74/75 e quindi il calo di rendimento del secondo non ha prodotto gravi conseguenze.

Alberto Fattorini al vertice del podio dei Veterani dello Skeet al Campionato italiano di Laterina dello scorso settembre
Vuol dire che lo Skeet non ha età e che quindi è possibile svolgere un’attività davvero di qualità anche in fasce anagrafiche più avanzate?
Come atleta, ma soprattutto come istruttore ho elaborato un pensiero che volentieri formulo in breve. È inevitabile che nello Skeet, e nel tiro a volo in generale, con il passare degli anni, specialmente dopo i 60, vai incontro ad un decremento qualitativo: è fisiologico. Se ti culli nella qualità della tua tecnica che magari frattanto hai acquisito e la lasci tal quale, è appunto inevitabile che tu scenda dei gradini. Se invece continui a lavorare sul perfezionamento di quella tecnica, allora riesci ad ammortizzare quel gap. In sintesi quindi io dico sempre a tutti, anche ai bravissimi: nel nostro sport non sarete mai arrivati al vertice assoluto con la tecnica. Continuate a lavorare, perché c’è sempre da migliorare. Infatti io non esito ad ammettere di disporre di una tecnica migliore di quando avevo 40 anni. Per scendere un attimo nel tecnico, posso dire ad esempio che oggi io tengo le canne un po’ più larghe rispetto a quello che facevo venti anni fa: è una scelta anche dettata dal fatto che il piattello va a 68 metri e le attuali macchine elettriche hanno sganci rapidi. Questo accorgimento mi permette di vivere con più tranquillità l’azione: perché devi essere tu, atleta, che determini l’azione e non devi subirla. Ma al di là di queste brevi considerazioni eminentemente tecniche, ribadisco che se unisci la cura della tecnica alla grande passione, nel tempo potrai continuare a toglierti delle soddisfazioni. Diciamo che in una fase anagrafica più avanzata non potrai fare sette/otto gare su dieci ad alti livelli: ne potrai fare magari quattro o cinque su dieci, ma in quelle quattro o cinque prove, con la corretta preparazione atletica, con la preparazione tecnica e con tanta forza di volontà potrai ottenere ancora ottimi risultati.
Dalle tue parole traspare che riservi particolare attenzione anche proprio alla preparazione atletica.
Nel periodo invernale faccio quattro volte alla settimana dieci o quindici chilometri di montagna insieme ai miei cani. In casa, poi, ho una bike professionale e un tapis roulant professionale che utilizzo regolarmente per la preparazione in primavera e in estate e quella è un’attività che, appunto nella bella stagione, alterno a grandi passeggiate. Se stai bene fisicamente, tanto di guadagnato per il tiro a volo! Va anche detto che ho sempre fatto sport: posso vantare 25 anni di pallavolo. Al primo Campionato ho partecipato a 15 anni e l’ultimo l’ho fatto a 40: nello Sporting Club Scanzano che allora militava in Serie C.

Da istruttore prediligi lavorare con gli atleti più giovani?
Io sono convinto che l’istruttore non debba essere focalizzato in maniera esclusiva sui giovanissimi, perché dobbiamo ammettere che, specialmente nella nostra area della Basilicata, i giovanissimi che si avvicinano al tiro a volo non sono molti e in più i giovani atleti li devi curare in modo particolare. È bello anche quando si avvicina al tiro il quarantenne, il cinquantenne e, perché no?, anche il sessantenne. E si tratta magari di persone che provengono da categorie professionali anche molto diverse e quindi con obiettivi molto diversi. Naturalmente, a prescindere dall’età, in questa fase propedeutica devi sempre agire come avviene per lo studio: non è che si può andare subito all’università. Occorre essere bambini dell’asilo, poi ragazzi delle elementari e delle medie, giovani liceali e poi infine universitari. Se non adotti questo concetto di gradualità anche nello sport, insorge quel senso di inadeguatezza che a un certo punto fa dire al soggetto: no, non fa per me perché non riesco.
Che cosa attrae maggiormente dello Skeet i neofiti di tutte le età che avvicini al tiro a volo?
È un fenomeno interessante perché lo Skeet è estremamente tecnico. Abbiamo otto pedane diverse e una posizione per il Mark e una per il Pull in ciascuna di esse. Devi stare poi con il fucile all’anca e fare l’imbracciata con il piattello in aria che esce a 110 orari. Tutto questo non appare certo facile. Basta considerare inoltre che la regola imporrebbe di esplodere la prima fucilata soltanto dopo un mese di imbracciate perché se non sai imbracciare, l’occhio va da una parte e le canne da un’altra. Noi atleti e istruttori, che abbiamo attraversato i decenni, abbiamo a nostra volta dovuto aggiornare molte volte la nostra tecnica. In un tempo ormai lontano, negli anni Ottanta e Novanta, faccio per dire, imperversava la tecnica dei forti skeettisti dell’est europeo in cui si imbracciava dritti dritti e poi si andava a inseguire il piattello. Adesso, e ormai da tempo, si lavora invece su spazi corti: l’imbracciata è direttamente sul punto di incontro del piattello. Se assisti alle attuali finali internazionali, con i grandi talenti del panorama mondiale, vedi queste doppie in cui i due piattelli sono colpiti quasi uno sull’altro. Significa che in senso prospettico ormai lavori soltanto in quelle aree in cui ti è consentito incontrare il piattello. Per tornare alla domanda, lo Skeet è certamente una disciplina in cui è difficile fare una sintesi, però io spiego sempre a tutti che è quella specialità in cui è importante eliminare dal gesto atletico tutto ciò che è superfluo perché tutto quello che aggiungi lo devi poi coordinare con il resto. Forse il grande fascino della nostra disciplina sta proprio in questi impercettibili ma importantissimi dettagli.
Foto: Tav Lo Schioppo e Tav Laterina




