La Contea: un debutto d’argento
Adriano Avveduto, direttore tecnico della squadra di Modica, racconta tutte le emozioni del vero esordio agonistico e del secondo posto del team alla Coppa dei Campioni di Fossa Olimpica
(di Massimiliano Naldoni)
La Coppa dei Campioni di Fossa Olimpica 2026 ha premiato la Polisportiva La Contea con un prestigiosissimo argento alle spalle dei supereroi di Fagnano. Per la formazione di Modica si tratta di un traguardo strepitoso che coincide di fatto con l’autentico debutto nella manifestazione: il direttore tecnico Adriano Avveduto aveva infatti condotto una squadra della Contea anche alla Coppa Campioni del 2025, ma l’obiettivo dichiarato di quella partecipazione era di prendere letteralmente le misure della gara per proporsi come forza attiva nell’edizione successiva in cui il team siciliano si è presentato con una formazione di nomi notissimi. Sotto le insegne della Contea, Francesco Idone, Maurizio Annaloro, Vincenzo Triscari, Giuseppe Fiume, Luca Baldo Annaloro e Francesco Mozzicato hanno totalizzato 409/450 nella fase di qualificazione (ottenendo il provvisorio nono posto) e poi hanno compiuto un prodigio nella serie decisiva componendo il punteggio di 144/150 che al team di Modica ha attribuito il secondo posto a un piattello dai vincitori di Fagnano.
Coach Avveduto, prevale la soddisfazione per un risultato di alto livello o un lieve disappunto per non essere riusciti a centrare il massimo traguardo proprio per un soffio?
Prevale senz’altro la soddisfazione di una grandissima impresa. Non ha senso guardare a quel piattello che manca per raggiungere la vittoria, perché stiamo parlando di una serie secca di centocinquanta piattelli in cui poteva accadere di tutto. Dico piuttosto che soltanto nei sogni poteva concretizzarsi quello che abbiamo realizzato, quindi ribadisco che abbiamo ottenuto un gran risultato.
Anche perché La Contea ha una storia recentissima di partecipazioni alla Coppa dei Campioni
Esattamente. Eravamo alla nostra seconda partecipazione, ma occorre considerare che l’anno scorso avevo deciso di condurre una squadra più per motivi di studio che per concorrere a un posto sul podio: era un premio per sei tiratori che non avevano fatto trasferte nell’arco della stagione. Per me quella partecipazione di un anno fa avrebbe rappresentato il modo di saggiare il terreno e capire che gara fosse realmente la Coppa dei Campioni con quella nuova formula che azzerava i punteggi delle serie di qualificazione e permetteva alle migliori dodici squadre di giocarsi il podio appunto nella serie secca. Invece quest’anno ho preparato questa trasferta fino dall’inizio dell’anno. Per noi della Contea non è mai facile condurre allenamenti frequenti tutti insieme perché, prima di tutto siamo un gruppo di persone con impegni di lavoro pressanti che non concedono molta libertà di orario, e poi la squadra è composta da atleti che vivono in zone molto diverse della Sicilia: ci sono atleti di Messina, di Catania, di Palermo, di Caltagirone. Però è anche vero che siamo atleti che sparano insieme da anni e quindi c’è una consuetudine ad affrontare la gara insieme. Questa volta ci siamo ritrovati ad allenarci insieme sul campo nella giornata di sabato e ho avvertito che c’era un buon feeling. In prova ha prevalso il divertimento e la serenità e quindi pensavamo tutti di poter fare una bella gara.
Come ha guardato tatticamente alla gara del Concaverde?
Nell’approccio a questa competizione occorre aver ben presente che è una gara in due step ben distinti. Nel primo devi puntare ovviamente a entrare nelle prime dodici squadre. Dopo, invece, te la giochi in una serie, sapendo però, diversamente da quello che accade in qualificazione, che puoi fare al massimo sette/otto zeri per andare sul podio.

Coach Avveduto, il suo contributo, come spesso avviene, non è stato soltanto tecnico e strategico, ma anche direttamente agonistico: come ha vissuto questa volta la sua gara?
Nei fatti il mio contributo questa volta è soltanto quello della prima serie perché, appunto dopo i primi venticinque piattelli, ho deciso di sostituirmi facendo entrare il diciannovenne Luca Annaloro: il figlio di Maurizio, uno dei titolari di Prima categoria, che avevo convocato come riserva. In allenamento avevamo fatto ogni serie con un’oscillazione tra gli undici e i quindici zeri, perciò, con il 130 della prima serie di gara, in quel caso eravamo al di sotto della nostra media consueta. Restavano due serie per qualificarci e occorreva spenderle bene. A dirla in tutta sincerità, quella sostituzione è stata la mossa vincente. Io avevo iniziato la gara con un 20, ma, al di là del punteggio, sentivo di essere stanco e provato dalle due trasferte consecutive: appena una settimana prima ero stato presente con la squadra al Campionato delle Società sulle pedane di Academy e quella della settimana precedente era stata una trasferta lunga e impegnativa, con voli annullati e quel che segue. A convincermi dell’avvicendamento con Luca Annaloro non è stato tanto il mio risultato non brillante, quanto l’insicurezza che sentivo di trasmettere agli altri componenti. Sicuramente, tirandomi fuori dalla pedana e tornando al ruolo naturale di direttore tecnico, sono riuscito a tenere la squadra più compatta, più attenta e più concentrata. Gli altri atleti si sono dimenticati di avere al loro fianco Adriano con qualche problema e hanno invece ritrovato l’Adriano consueto, fuori dal da ruolo di atleta, con tutte quelle risorse che io sono in grado di rappresentare. Se nell’analisi vogliamo affidarci ai numeri, basta considerare che, dopo l’ingresso in squadra di Luca Annaloro, il rendimento della squadra nelle tre serie successive si è sintetizzato nella media pulita di nove zeri a serie.
Possiamo chiamare capolavoro l’ultima serie?
Certo che sì. La finale sul campo 12 del Concaverde è stata strepitosa: di altissima classe. Penso al 25 di Giuseppe Fiume, ma anche al 24 di Luca Annaloro. Non trascuriamo che questa, di fatto, era la prima Coppa dei Campioni per La Contea, perché appunto la partecipazione dello scorso anno era stata simbolica e finalizzata allo studio della competizione. Arrivare secondi è dunque come aver vinto la Coppa dei Campioni. A metà di quell’ultima serie, quando avevamo soltanto tre zeri, sbirciando qua e là nei campi vicini, avevo maturato perfino l’idea di compiere l’impresa. Poi c’è stato un improvviso cambiamento di luce: Annaloro ha fatto uno zero in quinta pedana, Triscari l’ha replicato in prima e poco dopo lo ha fatto anche Idone. In quel frangente ovviamente l’equilibrio è cambiato. Nelle ultime battute della gara è accaduto poi che, al campo 10, Fagnano abbia concluso un piattello prima di noi. Abbiamo sentito l’esultanza di tutti i sostenitori di Fagnano che, per effetto dei soli cinque zeri accumulati dalla squadra, avevano realizzato di aver vinto aritmeticamente. In quel momento Francesco Idone, il primo della nostra batteria, stava per affrontare l’ultimo suo piattello. Da tiratore esperto quale è, Francesco si è preso un attimo di tempo per recuperare la concentrazione, perché in quell’ultimo turno, con altri sei piattelli da sparare, occorreva non sbagliare niente per non rischiare di rovinare tutto. Fare due zeri in quella sequenza significava uscire dal podio. E i ragazzi sono stati magnifici a concludere quell’ultima mini-sequenza con 6/6. Che emozione incredibile in quel momento! Posso dire che personalmente da sempre sognavo di correre per il podio e la vittoria alla Coppa dei Campioni, ma da atleta in pedana. Adesso, invece, dico sinceramente che sono stato molto più soddisfatto a vivere quella finale da fuori, perché è un po’ come se personalmente avessi sparato centocinquanta piattelli e ne avessi rotti centoquarantaquattro!




