Giovanissimevolmente: Salvatore Giordano, Gabriele Duggento, Pasquale Prisco
La ribalta è tutta dei tre rappresentanti delle Giovani Speranze del Trap che hanno conquistato le tre sedi del podio al Campionato italiano di Roma
(di Massimiliano Naldoni)
La conquista del titolo tricolore delle Giovani Speranze di Fossa Olimpica da parte di Salvatore Giordano è molto di più che il puro e semplice successo, peraltro meritatissimo, dell’atleta palermitano: è la vittoria condivisa di tutta una comunità tiravolistica – quella siciliana in generale e, nello specifico, quella che fa capo al Tav Torretta di Caltanissetta – che ha sostenuto il suo atleta e adesso può gioire dello strepitoso risultato conseguito a Roma. Per il diciottenne allievo di Franco Campagna l’affermazione al recente Campionato italiano è il primo traguardo importante di un percorso agonistico iniziato due anni fa quando l’atleta di Palermo si affacciò al mondo tiravolistico proprio sulle pedane del Tav Torretta e si segnalò subito con la vittoria tra gli Esordienti al Criterium del Settore Giovanile del 2024.
In realtà quel primo acuto sulle pedane del Concaverde adesso sembra lontano anni luce dal momento che Salvatore Giordano al recente confronto tricolore di Roma ha assemblato punteggi che lo qualificano ormai come un atleta tecnicamente completo. Il 113/125 della qualificazione (con la vittoria nello shoot-off che ha opposto Salvatore Giordano a Marco Cistaro) ha dotato l’atleta siciliano del dorsale numero due alle spalle del 114 di Giorgio Scalvini, ma è stato il solido 20/25 nella finale a un colpo a proiettare l’allievo di Franco Campagna al vertice della graduatoria generale – e quindi allo scudetto tricolore – davanti ai 19 di Gabriele Duggento e Pasquale Prisco.
“In allenamento – spiega Salvatore Giordano – stavo rispettando delle medie un po’ più basse rispetto a quelle che ho fatto poi in gara. Ma questo è dovuto all’allenamento molto ridotto che ho svolto nel corso di questi ultimi mesi. Non mi aspettavo davvero di riuscire a comporre il risultato di 113/125 in qualificazione.”
“Devo però ancora imparare a controllarmi quando commetto un errore: non sono ancora abbastanza bravo a superare subito lo zero e infatti il mio istruttore Franco Campagna dice che, per il momento, io lo zero non lo accetto proprio. Ma forse già in questa gara sono riuscito ad assumere un atteggiamento un po’ diverso e sono stato capace di guardare al risultato finale invece di fermarmi a pensare al singolo errore.”

Salvatore Giordano
Su quell’atteggiamento da perfezionista che caratterizza Salvatore Giordano si sofferma anche il papà Angelo che, insieme alla mamma Daniela (l’accurata organizzatrice delle trasferte del figlio), è il primo e più acceso fan del neo-campione italiano delle Giovani Speranze. La famiglia Giordano ha peraltro seguito in diretta la strepitosa affermazione di Salvatore mediante una diretta Facebook allestita appositamente dallo staff del Settore Giovanile della Sicilia presente al Tav Roma.
“Fino ad ora – precisa Angelo Giordano – per Salvatore una serie di venticinque piattelli doveva trasformarsi in una serie di venticinque bersagli presi. Magari riusciva regolarmente a colpire diciannove o venti piattelli consecutivi, ma se arrivava lo zero, per lui a quel punto la serie era finita. Siamo stati tanto in video-chiamata anche nei giorni del Campionato italiano per provare a scongiurare questo problema. Quante raccomandazioni sono arrivate da parte nostra! Dicevo a Salvatore: lascia stare lo zero, non ci pensare e vai avanti, perché ogni piattello ha una sua storia e anche un solo piattello in più può determinare ad esempio l’ingresso in finale.”
“Ma la passione che manifestano questi ragazzi, – dice ancora Angelo Giordano – e che sanno trasmettere a noi genitori, fa superare ogni ostacolo e ogni distanza. E fa affrontare volentieri anche ogni spesa. Quando vediamo i nostri ragazzi felici: quando vedo il nostro Salvatore trionfante come è accaduto la scorsa domenica, allora si azzera l’effetto di ogni inconveniente. E anche se il tempo e le energie da impiegare sono enormi, tutto sembra facile.”
Se l’emozione si è fatta sentire ai massimi livelli nell’abitazione palermitana della famiglia Giordano (per l’occasione anche la nonna e il nonno del neo-campione hanno assistito alla finale di Roma), è certo che anche il protagonista ha dovuto fare i conti con la vertigine di quell’impresa.
“In finale non credevo davvero di riuscire a fare quel risultato, – spiega Salvatore Giordano – ma mi sono concentrato al massimo. La tensione si è fatta sentire negli ultimi piattelli: ho sbagliato gli ultimi due lanci proprio perché ho capito che stavo vincendo. Il momento più difficile è stato quindi anche il più emozionante.”
Ma il successo di Salvatore Giordano è anche la conferma del valore del percorso tecnico che il neo-campione palermitano sta compiendo con il suo istruttore sulle pedane di Caltanissetta.
“Ho quasi pianto per questa vittoria. – Afferma perentoriamente Franco Campagna – Mi sono commosso come raramente mi è accaduto. Ma non sono stato l’unico: il nostro Delegato regionale Michele Sollami ancora di più. Nei giorni scorsi, quando Salvatore Giordano si è presentato a Torretta con il suo scudetto, Michele aveva le lacrime agli occhi. È una vittoria della volontà perché Salvatore ci teneva in modo particolare. In allenamento, in realtà, l’ho visto in difficoltà. Per abitudine non accettava proprio lo zero e succedeva che, dopo l’errore, ne inanellasse altri due o tre in fila per questa mancata accettazione dell’errore. Abbiamo lavorato con cura per superare questa condizione. Per una serie di impegni familiari, Salvatore non ha avuto la possibilità di condurre un allenamento regolare negli ultimi tempi e quindi questo risultato di Roma ha ancora più valore. Ma in gara ha sorpreso tutti: con il 24 dell’ultima serie di qualificazione, ad esempio, e poi con la grande personalità che ha dimostrato nello shoot-off. Adesso Salvatore sa che l’anno prossimo, con il passaggio alla qualifica Junior, il lavoro dovrà essere necessariamente più accurato. Servirà seguire un allenamento più regolare e più intenso. Ma questo nostro giovane campione è prima di tutto un ragazzo umile e tranquillo che sa seguire le istruzioni che riceve e quindi sono certo che da subito si dedicherà al lavoro in vista della prossima stagione.”
Alle spalle del neo-campione Salvatore Giordano, il podio delle Giovani Speranze del Trap ha premiato altri due atleti con un profilo agonistico già altrettanto definito. Della medaglia d’argento della qualifica si è impossessato autorevolmente Gabriele Duggento. L’atleta di San Giorgio Jonico ha centrato la promozione alla finale con 111/125 e in finale ha totalizzato un 19/25 che ha permesso al sedicenne tarantino di agganciare Pasquale Prisco e di superarlo in shoot-off per 3 a 2.
“Quello che ho conseguito al Campionato italiano – dichiara Gabriele Duggento – lo giudico un risultato buono, perché guardando l’intera competizione, al termine del primo giorno ero soltanto dodicesimo e quindi sento di aver gestito bene la situazione, specialmente nella seconda giornata quando occorreva recuperare posizioni. Infatti poi sono entrato in finale con il quinto dorsale. Del resto dalle indicazioni dell’allenamento degli ultimi giorni mi aspettavo un risultato soddisfacente: in allenamento non sono mai andato sotto il 23. Poi mi sono allenato molto a un colpo per la finale e infatti sono riuscito a rispettare la media dei 19-20 piattelli in finale che era il mio obiettivo. Quindi, sì: mi ritengo abbastanza soddisfatto del risultato complessivo.”

Gabriele Duggento
Allenato in pedana da Denis Scardino, Gabriele Duggento non è soltanto un tiravolista, ma anche un calciatore attualmente in forza all’Asd Carosino nel ruolo di punta centrale. In passato Gabriele giocava da difensore e indubbiamente questa trasformazione del ruolo tattico nel calcio coincide anche con un’evoluzione dell’atteggiamento agonistico che l’atleta pugliese applica in pedana.
“Effettivamente quest’anno ho condotto l’avvicinamento al Campionato italiano in modo diverso rispetto all’anno scorso. A livello individuale questo è stato il miglior risultato dell’anno: si è trattato di una stagione con meno medaglie, ma è stato anche un importante anno di crescita. Il lavoro condotto con il mio coach mi ha aiutato a capire che con la cura dei dettagli si raccoglie uno o due piattelli in più che sono poi quelli che servono per il risultato. Nel giro di un anno ho cambiato molti aspetti tecnici, ma anche e soprattutto l’atteggiamento. Il mio istruttore Scardino mi ha insegnato a stare in gara e mi ha trasmesso molti valori: l’umiltà e quella sensazione che si sintetizza nel motto: never give up. A Roma, ad esempio, nel secondo giorno sono riuscito proprio a mettere in pratica quel concetto di non mollare mai.”
“Il problema principale in gara – spiega ancora Gabriele Duggento – è sempre a livello mentale. Ad esempio, al Campionato italiano ho manifestato un po’ troppa sicurezza nelle prime serie. La sicurezza è un’arma a doppio taglio che ti porta a fare qualche errore anche banale. Quando poi riesco ad applicare la giusta calma, allora i risultati arrivano. È il caso del 24 che ho totalizzato alla quarta serie in cui il risultato in fin dei conti è venuto da sé proprio grazie alla mia condizione. Poteva essere addirittura un 25..? Magari anche sì, con la dovuta concentrazione. Se n’è andato un destro in prima pedana molto angolato: l’ho portato un po’ troppo e ho ritardato i due colpi. È una lezione da imparare per la prossima volta…”
La medaglia di bronzo del Campionato italiano delle Giovani Speranze ha premiato il casertano di Mondragone Pasquale Prisco. Allenato da Emanuele Bernasconi, il quindicenne atleta campano tesserato al molisano Tav Carpinone, ha totalizzato 112/125 in qualificazione. In finale Pasquale Prisco avrebbe potuto assicurarsi l’argento e perfino concorrere per il titolo se non fosse incappato in due zeri consecutivi negli ultimi lanci che lo hanno costretto allo shoot-off con Gabriele Duggento.
“Non è stato un problema di concentrazione quello che si è manifestato nell’ultima parte della finale, – conferma Pasquale Prisco – perché la concentrazione c’è stata sempre, ma piuttosto un calo fisico. Reggere tre serie così importanti nella stessa giornata è stato difficile per la pressione e l’ansia. E poi quei due piattelli, a quell’ora con il sole in faccia, erano insidiosi: un sinistro montante e un centrale basso. Sì, certamente sono dispiaciuto per non aver ottenuto il miglior risultato, ma anche felice di essere stato in una finale importante, in una gara con atleti forti che avevano fatto risultati di alto livello.”

Pasquale Prisco
“Con Emanuele Bernasconi – spiega ancora Pasquale Prisco – stiamo lavorando sulla tecnica, ma anche sulle sensazioni che si provano in pedana: il modo di controllare l’ansia e la tensione e il modo di conservare la concentrazione. La mentalità giusta è quella che ti suggerisce di sparare ognuno dei venticinque piattelli come se ogni volta fosse il primo. Serve carattere in pedana. E io credo di averlo dimostrato il secondo giorno, nella quinta serie in cui ho chiuso con 21, dopo che invece avevo fatto una buona gara nella prima giornata con tre 23. In quella quinta serie ho trovato subito grandi difficoltà: ho fatto un triciclo nei primi cinque piattelli. Ecco, però, che in quel momento ho trovato la forza per portare in fondo la serie senza troppi altri danni. Ho saputo dar fondo al carattere ed è in quel modo che intendo continuare a lavorare per le prossime gare.”
Foto: Clikkami




